Le telefonate Infront-Mediaset: “Così ci prendiamo il calcio”


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un rapporto della Finanza i dialoghi tra i padroni del calcio sui diritti tv: Sky fuori dai giochi. Spunta anche la Began, chiedeva soldi a Bogarelli
di MARCO MENSURATI E EMILIO RANDACIO

ROMA. Due relazioni della Guardia di finanza, che da tempo indaga sull’asta per i diritti tv della Serie A, mettono nero su bianco quello che tutti sanno, da sempre. E cioè che esiste “un vero e proprio “sistema” ruotante intorno a Infront (la società che fa da advisor alla Lega Calcio, ndr )”. E che questo sistema “è stato in grado di influenzare l’aggiudicazione dei diritti tv e di mascherare l’effettiva situazione di taluni club attraverso l’erogazione di finanziamenti ad hoc”. A sostegno di questa affermazione, centinaia di intercettazioni telefoniche che descrivono un quadro inquietante, secondo il quale il calcio italiano sarebbe governato dalla triade Mediaset-Infront-Lega calcio. Una unica entità capace di sbaragliare qualunque resistenza, compresa quella di un colosso come Sky.

Il pacchetto c

L’inchiesta, avviata nella primavera 2015, ha da subito la “fortuna” di imbattersi su un minuscolo strascico della drammatica partita dei diritti della Serie A 2015-2018, la stessa per la quale il 17 febbraio prossimo le parti in questione sono convocate davanti all’Antitrust in un procedimento parallelo. Lo strascico in questione è quello relativo a un singolo pacchetto di diritti che era rimasto non assegnato dopo lo scontro Mediaset-Sky del 2014. Il pacchetto C. Quello, per capirsi, delle interviste del dopo partita. Lo vogliono – tiepidamente, a dire il vero – entrambe le emittenti, le quali si ritrovano, come in un déjà vu legale, di nuovo a combattere tra di loro.

Stavolta Mediaset ha presentato un’offerta (3,2 milioni) più generosa, che però gli avvocati della Lega ritengono “assolutamente non valida” perché condizionata a un accordo di sublicenza. Dunque il pacchetto dovrebbe andare a Sky, che aveva offerto 2,2 milioni. Da quello che si capisce dalle molte telefonate di Marco Bogarelli – presidente di Infront – quel pacchetto “doveva”, però, andare a Mediaset. Subito dopo l’apertura delle buste, infatti da Rti chiamano Bogarelli e gli ordinano: “Adesso devi convincerli tu a eseguire la sublicenza”.

Bogarelli obbedisce: “Va bene, va bene, va bene, va benissimo (…) date un colpo anche ad Adriano Galliani”.

Il ruolo di Galliani

Galliani è il personaggio chiave di questa vicenda. È ad del Milan, presidente di Lega, nonché vecchio maestro e amico di Bogarelli. Conosce tutto di tutti in Lega, e sa bene quale sia la chiave della poderosa macchina da lobbyng messa in piedi da Bogarelli negli ultimi sette anni di lavoro: Infront strapaga “a minimo garantito” i diritti di marketing delle singole squadre, controllandone le scelte politiche. Così, Galliani ha buon gioco a disporre: “Bisogna fare pressione sulle altre squadre… che abbiamo noi come diritto di marketing”.

Occorre a questo punto sapere che Infront è titolare dei diritti di marketing di tutte le squadre di serie A tranne Roma e Juventus. Alcuni di questi club – i cui presidenti, Preziosi (Genoa), Lotito (Lazio), Paparesta (Bari) sono indagati in questo procedimento – sopravvivono solamente grazie ai soldi che Bogarelli riesce a far avere loro. Dunque quando Infront decide di alzare la pressione riesce a far fare alla Lega Calcio, qualsiasi cosa.

Juve, Roma e Sky

Il problema, però, è che in Lega ci sono anche Juventus e Roma. L’opposizione. Le due società, un anno prima, erano state sconfitte, insieme con Sky, nella partita vera, l’asta per la fetta più rilevante della torta dei diritti tv (pacchetti A, B e D). Tre miliardi di euro in tre anni.

Dentro Infront, il timore è che stavolta gli uffici legali delle due squadre di opposizione siano pronti a tutto. È l’avvocato di Infront il più preoccupato: “Dopo il precedente dello scorso luglio, che abbiamo molto forzato la mano, io sconsiglierei di forzarla ancora”, dice Antonio D’Addio a Giuseppe Ciocchetti dg della società. “Lo ripeto: in un’asta pubblica – è l’opinione di Ciocchetti – ti ingabbiano se l’accettassi (l’offerta di Mediaset, ndr “. D’Addio: “Certo”. I finanzieri prendono nota: “Atteso il suo ruolo di advisor, Infront dovrebbe agire garantendo ai partecipanti assoluta equità, trasparenza e non discriminazione, garanzia che, dalla lettura delle intercettazioni, non è ravvisabile non solo per il pacchetto C ma anche per i pacchetti A, B, D, E”. Insomma, l’inchiesta riguarda tutta la vicenda. E i ruoli sono chiari: “Risulta significativo che nello stesso periodo non ci sono stati contatti con Sky”.

Silva e i Giochi pericolosi

Infront, in costante coordinamento con Mediaset e Lega, controlla la vita del calcio italiano attraverso l’articolazione di un doppio ruolo, quello di advisor della Lega e quello di munifico partner, nonché “banca informale”, per i club in crisi.

Ma dove li trova i soldi per strapagare il “minimo garantito” dei club amici? E qui, secondo la finanza, entra in ballo Riccardo Silva della Mp & Silva, la società, leader mondiale nel suo settore, che ha vinto l’asta per la commercializzazione all’estero del campionato di Serie A.

Secondo l’accusa Silva sarebbe una sorta di socio occulto di Bogarelli. Con cui è in costante contatto. La versione di Silva è nota: “Infront è un competitor con cui capita spesso di intrattenere normali rapporti economici. Che noi fatturiamo. Cosa poi loro facciano dei soldi che prendono da noi, non ci riguarda”.

Dalle intercettazioni telefoniche la cosa non sembra così lineare. Per spiegarlo gli investigatori prendono ad esempio la vicenda di Preziosi e di un prestito da 15 milioni (in tre tranche) garantito dalla coppia Bogarelli-Silva.

Preziosi era disperato, il suo Genoa rischiava una pesante penalizzazione in campionato, per motivi finanziari. Alla fine dell’operazione di salvataggio – “si ritiene che la provvista proveniente dalle disponibilità di Silva sia stata inizialmente accreditata presso un rapporto bancario estero riferibile a un veicolo Infront”, scrivono i finanzieri – Ciocchetti al telefono con Bogarelli, riassume così la portata del loro intervento: “Gli abbiamo salvato la vita perché non ha preso sei punti di penalizzazione, per quello che abbiamo fatto, ricordatelo”.

L’attrice batte cassa

Dalle carte della finanza si ha l’impressione che Bogarelli sia il terminale calcistico degli interessi della galassia berlusconiana. Calcistico e non solo, a dire il vero. Tra le risultanze investigative, infatti, spuntano anche i termini di un rapporto economico tra Infront e Sabina Began, la cosiddetta “Ape regina” delle notti di Arcore, come viene definita dagli investigatori la “showgirl” già coinvolta nel Rubygate.
Pur  non essendo state “evidenziate collaborazioni o altre relazioni professionali” tra la Began e Infront, la ragazza di origini tedesche vanta una certa confidenza con Bogarelli (“Il quale – annotano i militari – mostra nei confrtonti della donna un atteggiamento timoroso e di completa disponibilità”) dal quale percepisce molto danaro. Il 9 marzo scorso, un avvocato che ha lavorato spesso per il gruppo Mediaset chiama Bogarelli e gli passa la Began: “Marco, io vorrei chiudere tutto”, dice la donna. Bogarelli: “Cosa manca per chiudere tutto?”. Began: “Un anno e mezzo, la metà”. Secondo i finanzieri i due stanno parlando di un non meglio definito contratto. “Va bene, non c’è problema stai tranquilla”, la rassicura Bogarelli. “… Io posso star tranquilla, tu puoi star tranquillo, tutti possiamo star tranquilli”, le risponde lei, sibillina. Pochi giorni dopo Began chiama ancora Bogarelli che le spiega: “Viste le necessità rapide io direi a Bruno di fare ancora la rata normale di 110 che è adesso, che te l’anticipo anziché fare a fine mese”. Began: “Ok”. Bogarelli: “Per gli altri ci vediamo e troviamo un modo”.

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