«Con la raccolta del secondo fondo – ha sottolineato l’ad – il peso degli investitori stranieri è salito dal 20% al 41% grazie soprattutto al 19% arrivato dall’Asia, in particolare dalla cinese Cic e dal fondo pensione coreano Nps». Un’evoluzione cruciale, «visto che si tratta di interlocutori qualificati e di altissimo livello – ha aggiunto – che potranno anche investire direttamente con F2i generando, tra equity ed eventuale debito, un effetto leva rilevante per tutto il Paese. In tutto, tra primo e secondo fondo abbiamo 59 investitori e 3 miliardi in gestione, mentre nella sgr abbiamo 17 soci di cui nessuno dominante». Altrettanta soddisfazione, come riportato da Radiocor, c’è sul fronte dei rendimenti: il primo fondo su 1,619 miliardi richiamati è arrivato a un valore complessivo di 2,58 miliardi (tra fair value degli investimenti, dividendi e incassi da vendite) mentre il secondo fondo su 314 milioni investiti è arrivato a 452 milioni. Il combinato di questi fattori, fa sì che «una volta impegnato il 70% del secondo fondo potremo già iniziare a guadare con grande fiducia al terzo fondo, che potrebbe partire nel 2017 e avrà un respiro ancora più internazionale, anche per diversificare il rischio Paese».

Per quanto riguarda invece l’attuale pipeline di investimenti, Ravanelli ha puntualizzato come sia già “importante”. Dalle imminenti gare gas, dove 2i Rete Gas è il secondo operatore italiano e punta a crescere ancora, all’acqua dove, anche in alleanza con Iren, c’è l’opportunità di consolidare un mercato «molto frammentato e con forte presenza pubblica». Dagli aeroporti, in cui F2i «è molto favorevole alla fusione Sea-Sacbo con un possibile sbocco finale all’Ipo», al solare, dove la recentissima joint venture paritetica con Enel Gren Power punta a passare dagli attuali 250 MW a 500 MW nel giro di un anno e mezzo con il target finale di 1 GW. Senza dimenticare i possibili sviluppi nell’eolico, dove F2i è già il secondo operatore italiano in alleanza con Edison, e la Sia (di cui F2i detiene il 17%), leader italiano dei pagamenti elettronici «che ora guarda all’Europa per giocare un ruolo di primo piano nel consolidamento e in vista di un possibile sbarco in Borsa». Altre possibili aree d’investimento possono essere rappresentate dalle multiutility di piccole e medie dimensioni, laddove siano necessari capitali sulla crescita che non possono essere reperiti sul mercato, dalla filiera ambientale e dalla sanità. Quest’ultimo è un settore in cui F2i non ha ancora investito, ma nel quale – ha spiegato Ravanelli – «monitoriamo eventuali opportunità, considerato che in futuro ci sarà bisogno di una forte collaborazione tra pubblico e privato».

Certo, al momento, i due dossier più caldi sono quelli delle torri Telecom e di Metroweb. Su Inwit, di cui il gruppo tlc avvierà a breve la cessione del controllo (ad oggi detiene il 60%), Ravanelli è chiaro: «Siamo molto attenti. Una possibile alleanza con Cellnex? Con gli spagnoli il dialogo è molto forte e positivo». Del resto, già nei giorni scorsi, gli addetti ai lavori indicavano F2i, che già aveva partecipato alla gara per le torri Wind, come possibile acquirente di Inwit. In quell’occasione l’aveva spuntata Abertis, che controlla la stessa Cellnex. Infine Metroweb, la società della banda ultra-larga con cui F2i vuole “esportare” il modello di Milano (che ad oggi è la metropoli più cablata d’Europa) in tutta Italia: a Genova, Torino e Bologna i cantieri sono già avviati, presto si potrebbero aggiungere Firenze, Napoli, Venezia e Roma. «Ci auguriamo una veloce definizione del quadro normativo, il piano industriale per la società è pronto e vogliamo continuare a investire su Metroweb e innescare una crescita attenta alla domanda e alle nuove tecnologie – ha spiegato l’ad – Il possibile partner? Sceglieremo a breve, i tempi sono maturi. Abbiamo due tavoli avanzati, con Telecom Italia e con Wind-Vodafone: per scegliere guarderemo a ciò che servirà a livello di investimenti ma anche alle risorse per finanziarli, vogliamo un accordo che renda il piano di Metroweb più redditizio». Anche per questo non è esclusa a priori neppure l’ipotesi di lavorare con Enel: «Se si trovano collaborazioni per ridurre il costo dell’investimento, ben vengano».