Chi è Domenico Aiello, l’avvocato di Maroni Passato dalle grane legali della Lega a Expo


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La scalata dei meridionali alla Lega nord non si ferma. Dopo l’uscita di scena del messinese Matteo Brigandì, bossiano non pentito, e dell’ex tesoriere Francesco Belsito, calabrese etnico sotto l’accento alla Beppe Grillo, è il turno del catanzareseDomenico Aiello.

Golfista da poco, milanista da sempre come il suo amico governatùr Roberto Maroni, conosciuto in tribuna autorità a San Siro, Aiello ha 45 anni. Il suo libro preferito è “Educazione di una canaglia”, l’autobiografia dello scrittore hard-boiled Edward Bunker, noto per essere stato il più giovane detenuto nella storia del penitenziario di San Quentin.

In un’intervista al “Sole 24 ore” il legale ha dichiarato una passione per l’arte moderna «anche se a volte non la comprendo». Ha una moglie che lavora per Citigroup, una casa a Milano dietro piazza Cairoli, uno studio legale (Ab associati) fra San Babila e la Scala con filiale in piazza Barberini a Roma, e un socio che si chiama Gerhard Brandstaetter, principe del foro altoatesino vicino alla Svp e presidente della Sparkasse bolzanina.

Aiello ha una lunga collezione di incarichi negli organismi di vigilanza di Véolia, Consip, Est capital, Siemens e della stessa Cassa di risparmio di Bolzano. Fra i suoi clienti ci sono la Bosch, con una multa dell’Agenzia delle entrate ridotta da 1,4 miliardi a 300 milioni di euro, e l’ex presidente dell’Inps,Antonio Mastrapasqua, per il processo sull’ospedale israelitico.

Avvocato penalista con specializzazione nel “white collar crime”, il crimine dei colletti bianchi, il 22 aprile Aiello ha inaugurato la sua poltrona di amministratore di Expo 2015. La nomina è stata voluta da Maroni, che Aiello difende in un processo a Busto Arsizio per due presunte assunzioni clientelari. Una di queste è avvenuta proprio nella società che gestisce l’esposizione milanese inaugurata il 1° maggio.image

Le interrogazioni parlamentari e le polemiche sul conflitto di interessi lasciano imperturbato Aiello, che è stato accolto a braccia aperte dal commissario unico Giuseppe Sala e senza troppe polemiche dall’establishment del Pd che si è tolto d’imbarazzo con un no comment del ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina. «Per dirla alla Matteo Renzi, nonostante i gufi la nomina non ha suscitato alcuna opposizione nel consiglio», afferma Aiello. «E sì che fra i miei colleghi ci sono un direttore generale delle Finanze, Alessandra Dal Verme, un ex membro del Csm e presidente dell’ordine degli avvocati come Michele Saponara. Senza parlare del controllo della Corte dei conti. Forse questo incarico all’Expo è l’unico caso in cui Maroni ha usato il metodo renzista. Dicono che sono un fedelissimo del governatore. Doveva scegliere un infedele? Doveva ricorrere al sorteggio?»

Anche su un’altra questione delicata, le conversazioni registrate dalla procura antimafia di Reggio Calabria dove Aiello si informa con l’allora procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo sulle indagini di Rimborsopoli legate ai consiglieri regionali leghisti, l’avvocato replica senza troppi giri di parole: «In quel periodo chiamavo anche Giancarlo Caselli con la stessa frequenza per la stessa indagine e anche Francesco Greco, aggiunto a Napoli, ma i giornali hanno scritto solo delle telefonate con Robledo. Ed è fin troppo facile l’equazione fra calabrese e ’ndranghetista».

L’ombra del crimine senza colletto bianco aleggia su Aiello da circa tre anni, da quando è stato dichiarato “soggetto di interesse investigativo” proprio a partire dai rapporti fra Belsito e il sedicente avvocato reggino Bruno Mafrici, consulente dell’ allora ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. A Reggio Aiello non risulta ufficialmente indagato. Ma fra queste espressioni vaghe, l’elemento certo è la crescita del suo potere nel partito fondato da Umberto Bossi.

È stato lui a difendere Maroni quando Brigandì, per conto di un militante di base nostalgico e filobossiano, ne ha chiesto in tribunale la decadenza dall’allora segretario della Lega (luglio 2013). È sempre Aiello che ha difeso Maroni dalle accuse difinanziamenti illeciti alla Lega nate nell’indagine sull’ex numero uno di Finmeccanica Giuseppe Orsi. Uscito di scena Orsi, è Aiello che difende Selex-Finmeccanica nel processo napoletano sul sistema di tracciabilità dei rifiuti Sistri.

L’avvocato di Palermiti, paesino di mille anime in provincia di Catanzaro, ha anche assunto il patrocinio di Infrastrutture lombarde (Ilspa), controllata dalla Regione con un portafoglio investimenti di undici miliardi di euro e decapitata un anno fa dall’arresto del direttore generale Antonio Rognoni.

Quando la magistratura è intervenuta su Ilspa, nel consiglio di gestione della società pubblica sedeva Anna Tavano, ex direttore generale della Regione Calabria con Giuseppe Scopelliti governatore, figlia di un gestore di supermercati a Catanzaro e moglie di Aiello. Il potenziale conflitto di interessi è stato risolto sei mesi dopo, in settembre, quando Tavano è tornata lì dove aveva iniziato la carriera, cioè in Citigroup, colosso finanziario difeso dal marito in uno dei filoni del processo Parmalat.

Anche se Aiello ha avuto esperienze con grandi legal firm europee come Clifford Chance (2005-2008) e Dla Piper (2008-2011), è stata la moglie a iniziare per prima l’avventura all’estero, a Londra, poco dopo la laurea in economia alla Sapienza di Roma. Lo ha raccontato lei stessa a un settimanale: «Per due mesi studio e mando curricula. Poi, per caso, incontro un amico che lavora alla City. In Citigroup cercavano una figura che facesse da sponda per il recupero delle tasse sugli investimenti finanziari in Italia. Ancora non conoscevo nemmeno metà della grammatica inglese. Mando lo stesso il curriculum e divento tax specialist. Non era un lavoro impegnativo».

Durante la prima esperienza nella City, Tavano ha avuto modo di partecipare anche a lavori un po’ più impegnativi, come le cartolarizzazioni (Scip e Scic) messe in campo dal più filoleghista dei ministri berlusconiani, Giulio Tremonti.

Sarebbe stato il marito a convincerla ad assumere l’incarico alla Regione Calabria per restituire un po’ del know-how acquisito negli anni londinesi e gestire sei miliardi di euro di fondi nazionali e comunitari.
Anche se la riscossa del Sud e della Calabria non appaiono ai primi posti dell’agenda politica leghista, Aiello ha mantenuto il contatto con la terra di origine. Salvo pentirsene. Le sue avventure immobiliari con un inquilino speciale, l’Arma dei carabinieri, sono oggetto di contenzioso. In società con l’ex compagno di università a Perugia, il cosentino Vincenzo Adamo, con esperienze politiche prima nel Psi, poi nel Pdl e infine nei meetup grillini, Aiello ha il controllo della Invest Re, che ospita la caserma di Tropea (Vibo Valentia).

«Ho mandato verbali su verbali. La prefettura non decide e il ministero della Difesa nemmeno. I carabinieri mi hanno detto che ancora non se ne possono andare per questioni di ordine pubblico», dice l’avvocato. Per l’indennità di occupazione extracontrattuale, comunque, la Invest Re riceve oltre 70 mila euro all’anno invece dei 165 mila richiesti da Aiello. Alla moglie è andata peggio, con due pignoramenti nel 2013 e nel 2014.

Nessuno è profeta in patria.

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