Per chi votano le Borse


Fonte

Leopoldo Fabiani

Questa volta non un libro, ma vorrei segnalare un articolo.
Si trova sul nostro sito e lo ha scritto Martin Wolf “Chief economic commentator” del Financial Times.

wolfIn tutto il mondo occidentale, scrive Wolf, è in atto una ribellione contro le élites. La conferma più recente viene dalle primarie americane.
Stiamo vivendo una gigantesca sfiducia dei cittadini verso l’establishment. Sfiducia che presto potrebbe diventare incolmabile e gettare le democrazie in una crisi irrecuperabile con l’arrivo al potere dei peggiori demagoghi.

Tra le cause Wolf elenca il “cambiamento culturale”, le mutazioni nella composizione etnica delle nazioni e, soprattutto «la sensazione sempre più diffusa che le élites sono corrotte, autocompiaciute e incompetenti».

E poi c’ è la disuguaglianza. «Tra il 1975 e il 2012 il 47 per cento circa della crescita totale dei redditi al lordo delle imposte è andato a beneficio dell’1 per cento dei più ricchi», scrive Wolf citando dati Ocse.

Che fare? Innanzitutto affrontare l’emergenza immigrati. Poi «l’eurozona deve rimettere seriamente in discussione le sue dottrine macroeconomiche improntate all’austerità». E infine «bisogna tenere a freno il settore finanziario. È sempre più chiaro che alla grande espansione dell’attività finanziaria non hanno corrisposto miglioramenti commisurati in termini di prestazioni economiche, mentre è stato facilitato un immenso trasferimento di ricchezza».

Dunque, ci vuole una tassazione più equa: «i possessori di capitali, i manager finanziari di maggior successo e alcune imprese dominanti godono di imposte molto leggere sui loro profitti».

E «andrebbe rimessa poi in discussione anche la dottrina del primato dell’azionista. Gli azionisti godono del grande privilegio della responsabilità limitata. I loro diritti di controllo, pertanto, dovrebbero essere di fatto limitati a favore di coloro che sono più esposti ai rischi dell’impresa, come ad esempio i dipendenti di più lunga data».
E, infine, «andrebbe sicuramente ridimensionato il ruolo del denaro nella vita politica».

Tesi e soluzioni non sono originali. In questi ultimi anni le abbiamo trovate ripetute negli articoli di economisti “keynesiani” come Krugman o Stiglitz o nelle idee di movimenti politici di opposizione radicale alla società capitalistica.

Ecco perché questo di Wolf è un articolo molto imporante. Perché è una novità trovare quelle tesi sul Financial Times sottoscritte da quello che è il commentatore più influente nella comunità finanziaria londinese, una delle più potenti del mondo, e che, in qualche modo a quella comunità ha dato sempre anche voce.

Qualche giorno fa su Radio 24 comentando il crollo delle borse il capo di un’importante banca di investimenti spiegava che il problema non sta tanto nei dubbi sulla solidità delle banche. Ha detto che i mercati vivono in un clima di incertezza totale. Vedono rallentare le economie come la Cina che hanno sorretto la domanda mondiale negli ultimi anni, e vedono anche in forse la recente ripresa americana. Cominciano addirittura a temere anche per la tenuta dell’euro. Perché in una stessa famiglia «se il fratello ricco presta soldi al fratello povero a tassi di usura uno sarà sempre più ricco e l’altro andrà in miseria. Non è possibile un’unione, se chi sta meglio non aiuta chi è più povero».

E invece proprio questo è accaduto con la Grecia. E questo la Germania impone a tutti gli altri paesi europei attraverso le politiche di austerità di bilancio.

La disuguaglianza non è solo un’ingiustizia inaccettabile. Abbiamo citato in questo blog decine di autori che hanno dimostrato come porti con sé un’impoverimento complessivo della società, uno scadimento del vivere civile, e metta a rischio l’esistenza stessa delle democrazie.

Ora pare che se ne rendano conto anche “i mercati”, cioè gli uomini che si occupano di finanza.
Ma forse è troppo tardi.

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