Febbre da Tinder: chi ce l’ha ci trascorre più tempo che su Facebook


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Oltre 90 minuti al giorno contro i 40 della piattaforma di Mark Zuckerberg. Non solo: una base di utenti in crescita vertiginosa che sfonderà a breve quota 50 milioni e una rivoluzione del settore fatta di semplicità e velocità. L’app per single guidata da Sean Rad è solo l’apripista di un ecosistema digitale in movimento che incrocia ogni giorno milioni di aspiranti partner in cerca di incontri, amicizie e sesso. Ecco come

di SIMONE COSIMI

 

DA UNA PARTE c’è l’esplosione dell’anonimato. Dall’altra quella degli appuntamenti online. Anzi, via app. Il cosiddetto dating online. Pratica vecchia come il mondo (e perfino precedente a internet, basti pensare al sistema Pick ‘em cuter by computer del 1966, sorta di agenda a pagamento che prometteva, grazie all’intercessione di un computer, di fornire profili compatibili al proprio) che attraversa i cambiamenti dei canali comunicativi con invidiabile scioltezza e abilità nel monetizzare: solo negli Stati Uniti il giro d’affari supera i due miliardi di dollari, il 70% dei quali provenienti dalle versioni mobile. L’universo social va dunque sempre più frammentandosi fra desideri e necessità a volte speculari. L’ultimo dato arriva dall’applicazione più chiacchierata del 2014,Tinder. Lanciata un paio d’anni fa nel campus dell’università del Southern California ha ormai invaso gli smartphone di tutti i single – e non solo – in cerca di un incontro veloce e che non hanno voglia di perdersi nei labirinti di abbonamenti, domande ed eccessivi corteggiamenti digitali.

Segreto del suo successo è la semplicità d’uso (niente lunghi questionari da compilare per accedere, come su OkCupid, la piattaforma del magnate Barry Diller che controlla anche HowAboutWe e Match.com), il login rapido attraverso Facebook (condivide solo nome e le sei immagini autorizzate) e soprattutto il meccanismo di geolocalizzazione. L’utente riceve infatti, come accade in realtà in dozzine di altri servizi simili, una carrellata di facce in base a dove si trova: con un semplice gesto boccia o autorizza l’eventuale connessione (uno swipe o un tocco a destra equivale a via libera, uno a sinistra, avanti un altro o un’altra) che, se confermata, dà inizio alla chat. La notizia, al netto del funzionamento, è però un’altra: chi ha installato Tinder ci trascorre in media molto più tempo che su Facebook.

Secondo i dati di Tinder, infatti, gli utenti spendono circa 90 minuti al giorno – in maggioranza dopo le 22 – scartabellando fra foto e profili in cerca non tanto dell’anima gemella ma di un incontro da organizzare rapidamente e di cui valutare eventuali sviluppi hot. Secondo il New York Times Tinder gestisce un miliardo di promozioni e bocciature al giorno incrociando nelle stesse 24 ore un esercito da 12 milioni di persone. Difficile conoscere i numeri ufficiali ma gli utenti attivi crescono da mesi e sembrano avvicinarsi alla soglia dei 50 milioni.

L’elemento essenziale è tuttavia il coinvolgimento: un’ora e mezza al giorno rispetto ai circa 40 minuti – lo rileva l’Huffington Post – che trascorriamo di fronte a Facebook. Ovviamente per quella fetta di utenti, ancora incomparabile a colossi come la piattaforma di Menlo Park o Instagram, che ha installato entrambe le app sul proprio smartphone. Non basta. Le donne, tre volte più severe degli uomini nella “selezione”, passano sull’applicazione, disponibile per Android e iOS, 8,5 minuti ogni singola sessione, gli uomini 7,2. Tutto questo ripetuto per 11 volte al giorno. Un engagement, come dicono gli esperti, che molti servizi si sognano, soprattutto se proporzionalmente rapportato al tasso di crescita e al numero di utenti.

Ma bastano davvero un nome e una foto per capire se dietro quel volto possa nascondersi l’incontro e la persona giusti? “C’è questa idea, falsa, che l’attrazione faccia leva da un’analisi molto superficiale delle persone”, tenta di rassicurare Sean Rad, cofondatore e Ceo di Tinder, al Nyt, “chiunque di noi è in grado di raccogliere centinaia di segnali da quelle foto. Uno scatto di un ragazzo al bar circondato dagli amici fa passare un messaggio molto diverso rispetto a uno che porta a spasso il cane sulla spiaggia”.

Pericoli, delusioni o superficialità, i rischi sono chiaramente numerosi. Territori scivolosi che tuttavia non intaccano la popolarità di app e siti clandestini, sentimentali, esplicitamente erotici o più velatamente piccanti. Anzi, come dimostra Tinder, quei servizi stanno probabilmente entrando in una fase diversa della propria esistenza. Più raffinata e diversificata. Disegnando un ecosistema in cui gli utenti riescono in qualche modo a immaginare, iscrivendosi e accedendo ai singoli servizi, che tipo di audience troveranno ad attenderli: magari quella del romantico Meetic, la community più consolidata che fra l’altro ha lanciato da poco un programma di eventi per traghettare i propri utenti nella vita reale, o l’audience del più “scientifico” OkCupid, che è invece molto più concentrato (non senza aver sollevato diverse polemiche) sull’incrocio algoritmico dei single, o dichiaratisi tali, in base alle loro precise preferenze e indicazioni. Un po’ come un’altra app molto diffusa in Italia, Zoosk, che punta sul “behavioral matchmaking”. Passando per il caos del pionieristico Badoo, online dal 2006, o la sua più raffinata evoluzione, Blendr. Fra l’altro versione etero di Grindr, l’app riservata a gay e bisessuali. Ne esiste anche una per incontri fra donne: la contestata Brenda. E ancora la più giocosa HotorNot o gli interessi in comune di Plenty of Fish.

Il panorama è dunque ricchissimo. Ai limiti della confusione quanto a nomi e meccanismi. Ci sono altre piattaforme, come la più recente HowAboutWe, anche per coppie, che puntano per esempio a riproporre in parte la logica degli speed date, traghettandola dal virtuale al reale. Vengono infatti organizzati incontri a cui chiunque può rispondere. Altri sistemi, invece, come il vecchio Bang with friends ribattezzato Down, scommettono su spunti più maliziosi: l’utente può infatti selezionare i contatti di Facebook a cui è interessato. Questi non scopriranno mai la mossa a meno che non lo manifestino anche loro. Il rischio? Aspettare in eterno.

Ma la carrellata potrebbe proseguire con altre sigle. Dai celebri eHarmony, AshleyMadison o altri portali dedicati a target e obiettivi specifici: BeLinked, già nota come LinkedUp, per scoprirsi e scegliersi fra contatti professionali,Pure, che bada solo al sesso, 3nder, per chi ama il sesso in trio, Cougar, per le over 40 in cerca di avventure spesso con uomini più giovani. Occhio però a non finire nel tritacarne degli abbonamenti molesti: siti, app e chat sono moltissimi ma spesso, solo per accedere o per poter utilizzare funzioni considerate premium ma di fatto basilari come la messaggistica interna, richiedono il pagamento di abbonamenti non sempre chiari né economici.114753301-f46afdea-e392-456a-8b2a-c929253db59c

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