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7 ottobre 2020 • 14:37
Aggiornato, 7 ottobre 2020 • 14:42

 

Il partito neonazista che nel 2012, in piena crisi finanziaria, irruppe in parlamento con il sette percento di voti, oggi viene riconosciuto responsabile di aggressioni a migranti e militanti di sinistra

  • Alba dorata, il partito neonazista greco, è una organizzazione criminale. Lo stabilisce oggi una sentenza, al culmine di un processo durato cinque anni. 
  • La formazione è responsabile di numerose aggressioni contro migranti e militanti di sinistra, alcune delle quali hanno portato alla morte, come successe nel 2013 al rapper antifascista Pavlos Fyssas. Il tribunale riconosce che Fyssas è stato ucciso da Giorgios Roupakias, membro del partito.
  • Ora Alba dorata è in declino, ma nel 2012, mentre la crisi finanziaria colpiva la Grecia, entrò in parlamento con 18 membri, ora tutti coinvolti nel verdetto.

La sentenza è storica e arriva dopo cinque anni di trafile giudiziarie. Il tribunale greco riconosce che Alba dorata ha operato come una “organizzazione criminale”. Il partito neonazista eruppe durante la crisi finanziaria e arrivò a conquistare nel 2012 quasi il sette percento dei voti. Entrò così in parlamento con ben diciotto seggi: un precedente che mise in allarme l’Europa, visto il carattere xenofobo e violento di questa formazione politica. 

La violenza di Alba dorata non si limita alle parole, ma ha preso di mira militanti di sinistra e migranti. Ha provocato nel 2013 la morte a coltellate di un rapper antifascista, Pavlos Fyssas, che moribondo riuscì a indicare il colpevole, cioè un membro del partito, Giorgios Roupakias. Oggi la corte riconosce la colpevolezza di Roupakias.

Nello stesso anno, Alba dorata si è scagliata contro attivisti di sinistra e poi dopo pure su un gruppo di pescatori egiziani. Il verdetto odierno stabilisce che sette di quei diciotto ormai ex parlamentari, tra i quali il leader stesso del partito, sono da ritenersi colpevoli di guidare una «organizzazione criminale», e passeranno in carcere tra i cinque e i quindici anni. Gli altri undici sono colpevoli di prendervi parte (per loro, fino a dieci anni di prigione). I membri del partito si sono dichiarati «vittime di persecuzione politica».

Ad aspettare il verdetto si sono radunate ad Atene migliaia di persone, circa quindicimila, che hanno accolto con entusiasmo la sentenza.