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La House of Commons britannica approva all’unanimità l’emendamento di Alberto Costa, parlamentare conservatore figlio di genitori italiani, che impone di preservare i diritti degli europei in Regno Unito (e viceversa) anche in caso di “No Deal”. Ma il politico è stato costretto a dimettersi dal governo, ecco perché

dal corrispondente ANTONELLO GUERRERA

LONDRA. C’è un piccolo martire politico a Westminster nella difesa dei diritti dei cittadini Ue in Regno Unito. Si chiama Alberto Costa, è  scozzese, ha 47 anni, è un parlamentare conservatore e, come si può immaginare, è di origini italiane, così come i suoi genitori. Costa ieri si è dimesso, o meglio è stato “dimissionato” dal suo incarico governativo al ministero per la Scozia, per aver presentato un emendamento per la conservazione dei diritti dei cittadini Ue in Regno Unito e di quelli britannici residenti in Unione europea. Emendamento poi approvato ieri sera dalla Camera dei Comuni con una maggioranza e un boato dai banchi così schiaccianti che lo speaker (presidente) dell’aula John Bercow lo ha avallato senza neanche far votare i parlamentari.

L’emendamento è importante perché chiede al governo britannico di impegnarsi a firmare insieme all’Ue un patto di protezione per i cittadini coinvolti nella Brexit, anche in caso di No Deal, cioè anche se Londra uscisse brutalmente dall’Unione Europea senza accordi con Bruxelles e i 27 Paesi membri. Insomma, la faccenda, dopo il voto di stasera, dovrà costitutire un negoziato a parte e tutti i cittadini europei in Regno Unito e quelli britannici nel “continente” dovranno avere i loro diritti protetti, qualsiasi cosa accada…