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La conferenza di Donald Trump nel giardino della Casa Bianca, a Washington, il 15 febbraio 2019. (Brandan Smialowski, Afp)

Lo scontro tra il presidente statunitense Donald Trump e i democratici del congresso sulla costruzione di un muro al confine con il Messico ha preso una piega inaspettata. Trump ha firmato la legge di bilancio frutto di un accordo raggiunto faticosamente da democratici e repubblicani per evitare un nuovo shutdown (la chiusura parziale delle attività del governo), ma ha anche dichiarato lo stato d’emergenza nazionale, in modo da avere mano libera sulla costruzione della barriera, fortemente ostacolata dall’opposizione.

È uno scenario che in pochi avevano preso in considerazione nei giorni scorsi, ma che a ben guardare è l’esito più prevedibile per un presidente che deve costantemente trovare un equilibrio tra realismo ed estremismo, e che sogna da sempre di governare libero da contrappesi istituzionali. Trump non poteva accettare un nuovo shutdown, ben sapendo che l’opinione pubblica l’avrebbe considerato il principale responsabile di quello stallo, ma non poteva nemmeno rassegnarsi a una sconfitta sul tema intorno a cui ha costruito molto del consenso che due anni fa lo ha portato alla Casa Bianca (il compromesso raggiunto al congresso prevede lo stanziamento di meno di un terzo dei soldi che Trump aveva chiesto per il muro). Così ha preso l’ennesima decisione inusuale di una presidenza inusuale.