Alfio Marchini e quei 60 milioni sospetti


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La segnalazione di Bankitalia ai pm: dalla Popolare di Vicenza sono transitati su fondi del Lussemburgo e poi finiti nelle società del costruttore in corsa per il Campidoglio. Il gruppo esposto per 75 milioni con l’istituto veneto

di FABIO TONACCI e FRANCESCO VIVIANO

Alfio Marchini e quei 60 milioni sospettiROMA. Ci sono 60 milioni di euro della Banca Popolare di Vicenza, transitati su alcuni fondi lussemburghesi e finiti alle società di Alfio Marchini, che l’ispettore della Banca d’Italia ha segnato ai magistrati di Vicenza. Non solo. Si scopre che il Gruppo Marchini ha anche accumulato con l’istituto ben 75 milioni di euro di prestiti non restituiti. Sono cifre e circostanze oggetto dei due verbali chiave dell’inchiesta della procura vicentina, di cui Repubblica è venuta in possesso. Per cinque mesi, dal febbraio a luglio del 2015, Emanuele Gatti e il suo team ispettivo di sei esperti sono stati inviati da Palazzo Koch nella sede della Popolare a scandagliare bilanci e verificare il portafoglio crediti. Il 17 giugno, quando ancora l’ispezione era in corso, Gatti è stato convocato dal pm Luigi Salvatori per avere i primi riscontri. Le sue dichiarazioni sui finanziamenti al Gruppo Marchini e un paio di bonifici “sospetti” su un conto svizzero, sono tuttora al vaglio dei finanzieri del Nucleo Valutario delegati all’indagine. Sotto inchiesta per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, finora, ci sono l’ex presidente Gianni Zonin, l’ex dg Samuele Sorato e altri quattro manager. Alfio Marchini non risulta indagato.

I soldi spariti. L’analisi di Gatti parte da quei 350 milioni di euro che la Popolare di Vicenza aveva investito negli anni scorsi in tre fondi lussemburghesi. Si tratta di “Optimum Multistrategy 1” e “Optimum Multistrategy 2” riferibili ad Alberto Matta e del fondo “Athena” di Massimo Catizone. Ebbene, mette a verbale l’ispettore di Bankitalia: “È emerso che il valore dell’investimento al 31 marzo 2015 è di circa 250 milioni, quindi la Banca ha perso 100 milioni. Le risorse impiegate da detti fondi per l’acquisto di azioni della Popolare ammontano a 55 milioni”. Il punto è dove sia finito il resto dei soldi. “Trenta milioni al Gruppo Marchini – sostiene Gatti – mediante la sottoscrizione di un bond della società Imvest (di cui il Gruppo ha una partecipazione, ndr)”. Nel secondo verbale, l’8 luglio, Gatti aggiunge: “La Imvest ha fatto un prestito di quella cifra, 30 milioni, alla Astrim (società immobiliare del gruppo, ndr). Inoltre uno dei fondi lussemburghesi ha sottoscritto l’aumento di capitale per 19 milioni della Methorios spa, la quale ha acquistato per la stessa cifra partecipazioni da società del gruppo Marchini”. Siamo a 49 milioni. C’è dell’altro. “Devono aggiungersi 11-12 milioni che il fondo ha impiegato per acquistare azioni Methorios da altre società del gruppo Marchini”. Ma cos’è Methorios?

La Methorios. È una società romana di consulenza indipendente, “specializzata – si legge sul sito – in operazioni di finanza straordinaria e assistenza alle piccole e medie imprese”. È un fatto che fosse legata ad Alfio Marchini, perché la sua ex società Lujan (se ne è liberato quando è entrato in politica) ne detiene il 16,5%. La Methorios attualmente è sotto indagine ad Arezzo per due fatture false da mezzo milione di euro e l’ispettore di Bankitalia Gatti si è sentito in dovere di aggiungere un dettaglio che non è un dettaglio: “La Popolare di Vicenza ha un’esposizione diretta verso il Gruppo Marchini per circa 75 milioni di euro, recentemente passata tra i crediti a incaglio”. Cioè tra i crediti che la banca non riesce a recuperare per le difficoltà economiche dei soggetti cui li ha concessi. Tra i beneficiari del sostegno dei fondi lussemburghesi, con i soldi della banca vicentina, Gatti indica anche i costruttori baresi Degennaro (25 milioni), colpiti da alcune vicissitudini giudiziare. L’Espresso , che per primo aveva parlato dell’intreccio Marchini-PopVicenza, a luglio scriveva che i pm di Bari avevano chiesto il processo per Emanuele Degennaro con “l’accusa di aver riciclato oltre 3 milioni di euro per conto di un clan mafioso”.

I due bonifici. “Riferisco – prosegue Gatti davanti al pm di Vicenza – che la Popolare ha recentemente effettuato la segnalazione di operazione sospetta all’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia realtiva a due bonifici effettuati da un conto svizzero intestato alla società immobiliare Madonna della Neve appartenente al gruppo Marchini”. Il servizio di audit interno ha prodotto la documentazione. Sono due bonifici da 182.000 e 470.000 euro su un conto della Popolare intestato al Fondo Kant riconducibile a Giorolamo Stabile. “Ovvero – conclude Gatti – il gestore del Fondo Optimum e vice presidente di Methorios”.

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