All’Eurogruppo è braccio di ferro tra Atene e Troika sui pignoramenti


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Ieri la teleconferenza tra l’Euro Working Group (gli sherpa dell’Eurogruppo) e il governo di Atene è fallita. Così ci vorranno ancora un paio di giorni di discussioni aggiutive tra la Grecia e i suoi creditori internazionali per raggiungere un accordo per dare il via libera al pagamento della tranche di 2 miliardi di euro del terzo piano di aiuti da 86 miliardi di euro complessivi.

Le due parti devono risolvere varie questioni, tra cui come affrontare il tema spinoso e socialmente molto caldo dei pignoramenti delle case, ha fatto trapelare un funzionario europeo sentito da Bloomberg. I greci sono alla ricerca di un sistema legale che protegga circa il 70 per cento dei proprietari di casa.

La troika ritiene invece che il limite greco sia troppo generoso ed è alla ricerca di un quadro più rigoroso che tutelerebbe solo le famiglie più vulnerabili. La troika chiede che le abitazioni, i cui proprietari non hanno pagato le rate del mutuo regolarmente, tornino in circolo nel sitema economico il più velocemente possibile e vengano ridotte le sofferenze delle banche che stanno andando alla terza ricapitalizzazione.

La legge sui pignoramenti è scaduta l’anno scorso, ma le banche non hanno iniziato le aste per la vendita delle case i cui proprietari hanno smesso da tempo di pagare il mutuo. Le norme scadute assicuravano protezione per le case di valore fino a 200 mila euro e i cui proprietari avevano un reddito annuo massimo di 35 mila euro e un livello di ricchezza complessiva fino a 270 mila euro. Il precedente governo Syriza prevedeva un tetto annuale di reddito di 50 mila euro e un livello di ricchezza complessiva di 500 mila euro (livelli non accettati dalla Troika).
Secondo stime recenti, i crediti bancari in sofferenza sono circa la metà dei prestiti per un valore di oltre 100 miliardi di euro e a metà settembre i mutui erano 68 miliardi su un totale di 205 miliardi di prestiti. Si calcola che oltre il 40% di chi deve pagare un muto ipotecario sia in arretrato. Il tema dei pignoramenti è ad alta intensità politica e rimanda al grado di coesione sociale che il governo riuscirà a mantenere. Se si tiene conto che il governo si trova a gestire anche l’accoglienza a cinquantamila richiedenti asilo, si ha la dimensione delle difficoltà a cui deve far fronte Atene.
Inoltre non c’è accordo sui prezzi minimi dei farmaci e sulla tassazione della scuola privata.

Il governo greco non vuole mettere l’Iva sulle prestazioni delle scuole private, ma così facendo mancano 300-400 milioni di incassi fiscali. L’Ocse ha previsto che Atene sia in recessione con un -1,4% di crescita quest’anno e -1,2% per il 2016. Lo scorso giugno l’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione internazionale prevedeva invece una crescita dello 0,1% quest’anno e del 2, 3% per il 2016.

Atene ha votato il nuovo pacchetto di riforme che ora passa all’esame dalle istituzioni e dall’Eurogruppo. Il piano è però già in ritardo: entro ottobre le istituzioni avrebbero dovuto completare la prima revisione per dare parere positivo al prossimo esborso ed accelerare anche l’apertura del dibattito sulla ristrutturazione del debito. Invece i tempi si allungano e ora l’Eurogruppo mette fretta ad Atene anche sulla ricapitalizzazione delle banche, da fare entro Natale, cioè prima che le nuove regole del “bail in” entrino in vigore a gennaio. I ministri hanno discusso poi del piano presentato dalla Commissione, nato dal rapporto dei quattro presidenti, per rafforzare l’Unione monetaria. La prima fase prevede l’istituzione di un Consiglio di bilancio autonomo, la creazione di Consigli nazionali per la competitività e la discussione sulla rappresentanza esterna dell’Eurozona.

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