I pomodorini più buoni d’Italia nelle cassette della mafia


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Un’inchiesta  svela il monopolio di una famiglia legata a Cosa nostra nel settore degli imballaggi. Il boss arrestato vanta legami persino con Totò Riina. Al centro del business il mercato di Vittoria, provincia di Ragusa, il più grande del Mezzogiorno. Un grande affare per le cosche: dal trasporto al packaging, i clan impongono le loro aziende

DI GIOVANNI TIZIAN

Con Totò Riina ci conosciamo di fama e di nome». Giacomo Consalvo si divide tra l’impresa e il crimine. È uno sconosciuto imprenditore diventato monopolista in un settore apparentemente secondario, che, in realtà, garantisce guadagni stellari. Consalvo è di Vittoria, cittadina della ricca provincia di Ragusa, la terra del commissario Montalbano.

Vittoria è la città delle primizie, delle mille varietà di pomodoro che invadono le nostre tavole, del ciliegino rosso e dolce come lo zucchero. Vittoria è la sede del mercato ortofrutticolo più grande del Sud. Per questo tutto ciò che ruota attorno a questa economia fa gola a Cosa nostra. I clan di ogni latitudine hanno messo gli occhi su questo aggolomerato di box e affari collaterali.

Questa volta sono stati la procura antimafia di Catania e i detective della la squadra mobile di Ragusa a svelare il “sistema degli imballaggi” messo in piedi dalla mafia del mercato. Tre arresti in tutto, padre e due figli, titolari di alcune aziende che producono cassette che vengono poi vendute ai commercianti ortofrutticoli.

Giacomo è il padre, il re del settore, Giovanni e Micheal sono i figli giovanissimi: un gruppetto familiare che terrorizzava i concorrenti e aveva monopolizzato la commercializzazione delle cassette. L’accusa è di aver imposto alle ditte del mercato ortofrutticolo cassette e prodotti per l’imballaggio, commettendo anche estorsioni. Il tutto aggravato dall’articolo 7, cioè si sono avvalsi del metodo mafioso derivante dalla vicinanza al clan Dominante di Vittoria, una famiglia d’onore di Cosa nostra.

Per capire la forza di Giacomo Consalvo è utile affidarsi alle parole di due intercettati: «È un vittoriese che da circa un anno e mezzo ha avviato un’attività nei pressi del mercato di Vittoria, dove vende le cassette in plastica per il settore ortofrutta e che per quanto riguarda le cassette in plastica ha il monopolio, mentre per quelle in legno il monopolio è stato dato a un’altra persona, secondo gli accordi stabiliti…».

Accordi che, ovviamente, inquinano il mercato. Patti segreti tra clan imprenditoriali che nel caso dei Consalvo si traducono con il marchio Cosa nostra. «Il monopolio delle cassette in plastica è stato affidato a Giacomo Consalvo, nonostante la presenza delle tre fabbriche di Napoli, Palermo e Catania, anche la zona di Mazzarrone è sotto la sua fornitura ed i posteggianti non si permettono di scaricare se non hanno il permesso di Consalvo».

L’imprenditore dunque ha preso in mano un pezzo di economia fondamentale, che non è solo locale, perché una distorsione in un punto della filiera ha ripercussioni sui passaggi successivi in termini di prezzo finale del prodotto. Così, se alla fine il pomodorino nei supermercati ha un prezzo alto, molto dipende dalla filiera sporca le cui conseguenze le pagano soprattutto consumatori, piccoli produttori agricoli e braccianti stranieri.

A questo si deve aggiungere, come hanno dimostrato numerose indagini antimafia, il controllo da parte delle organizzazioni mafiose delle rotte dei tir che trasportano frutta e verdura. Nell’indagine Sud Pontino del 2010 e seguenti gli investigatori della Dia hanno scoperto come Casalesi, ‘ndranghetisti e mafiosi siciliani si spartivano i viaggi dei prodotti dai mercati del Sud, incluso Vittoria, fino a quello di Fondi e quelli del Nord Italia. Insomma, di punti torbidi nella lunga filiera della agroindustria ce ne sono diversi. Il fatto è che tutti lo sanno – associazioni di categoria, imprenditori, politici – da molti anni e nessuno si muove per frenare la voracità delle cosche.

Così, nel silenzio dei più, un personaggio come Giacomo Consalvo, già noto alle forze dell’ordine e di cui i pentiti hanno raccontato molte cose, ha potuto agire indisturbato. Imponendo cassette di plastica a imprenditori costretti ad accettare. Il prezzo che Consalvo imponeva era di 67/70 centesimi. Più alto rispetto ai concorrenti. Ma a Vittoria e dintorni non potevano scegliere, dovevano comprare da Consalvo. Senza discutere. Perché come dice lui, intercettato, «state attenti a come vi comportate!..non dovete far perdere la pazienza».

Non è tipo da fare innervosire Consalvo. Da quanto racconta alla segretaria in passato avrebbe persino eseguito un ordine di morte impartito direttamente dal capo dei capi Totò Riina: «In merito all’episodio specifica che lui in quel periodo era in carcere e con un pretesto gli sono stati mandati, all’interno del carcere, delle persone. Consalvo continua a spiegare che per dargli l’incarico, si sono fatti arrestare delle persone con una imputazione banale per pascolo abusivo, ed una volta all’interno del carcere lo hanno contattato e commissionato il lavoro (per conto di Toto Riina) dietro compenso di 20 milioni. Soldi questi che gli sono stati fatti recapitare successivamente a casa a sua moglie».

Quale incarico? «Specifica anche che dopo avere accettato l’incarico e studiato come eseguirlo, nell’ora d’aria con una corsa repentina ed un salto su un muro che lo separava dall’obiettivo, riusciva a dargli 4 coltellate e successivamente a scappare». In pratica confessa un azione di sangue, che a detta sua, gli avrebbe chiesto Riina. Consalvo conosce molti segreti, per questo con gli amici si lascia andare. Una volta ha ammesso: «Se mai un giorno dovessi parlare con un giudice potrei raccontare molte cose».

Il figlio Micheal non è da meno. Dopo un lite con la sorella della sua findanzata, pronuncia parole inequivocabili: «Voi a me mi dovete bruciare la macchina? Voi che siete quattro scopini? Io sono un mafioso!». Così nella terra di Montalbano parla, fa affari e comanda Cosa nostra.

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