Tra i grattacieli di Chongqing il motore della crescita cinese


<fonte>
di Nicola Zolin

Delle città cinesi in continua crescita, Chongqing è di certo l’emblema. Una superficie di circa 900 chilometri quadrati cosparsa di cemento e grattacieli, tagliata al suo centro dallo Yangtze, il corso d’acqua più lungo d’Asia, che interseca il fiume Jailing proprio nei pressi della metropoli. Intorno a questi due fiumi l’area urbana di Chongqing si è sviluppata in maniera straordinaria a partire dal 1997, quando il Congresso Nazionale del Partito Comunista decise di unire in una sola municipalità le zone di Fuling, Wanxian e Qianjiang e la città di Chongqing, che fin prima apparteneva alla regione dello Sichuan. Ecco che il centro urbano fatto di continui saliscendi si è trasformato in pochi anni in metropoli, sulla spinta dei prestiti a basso tasso di interesse erogati dal governo di Pechino. Chongqing è diventata così uno snodo centrale delle nuove vie della seta che connettono la Cina ai mercati dell’Europa, del Medio Oriente e dell’Asia centrale. Oltre alla sua strategica importanza come porto fluviale, da Chongqing parte una ferrovia che in poco più di due settimane arriva fino a Duisburg, rendendo estremamente efficiente il traffico di merci tra la Cina e i suoi partner commerciali occidentali.

Al contempo Chongqing è una delle città più ferventi e dinamiche del paese. Le sue strade sono popolate da venditori ambulanti, da piccoli chioschi ristorante e dai bangbang, tipici portatori di pacchi e provviste, che bastone di bambù alle spalle, portano avanti una professione tipica della Chongqing di ieri, di cui i più anziani hanno ancora memoria. “La città ha preso tutto un altro aspetto rispetto a trent’anni fa” racconta un signore sulla sessantina che abita una delle arie più vecchie della città. “Tutto si è sviluppato ad un ritmo vertiginoso” racconta a torso nudo dal ballatoio del suo appartamento, che s’affaccia su un piccolo appezzamento di terra e sul suo piccolo orto, a due passi da uno dei nuovi ponti che collegano le due rive della metropoli sullo Yangtze. Nel corso degli ultimi anni il numero dei ponti sul fiume si sono moltiplicati. L’ultimo in costruzione è quello di Dong Shuiche, che collega la zona più turistica della città con l’altra sponda, dove è in piena costruzione un nuovo centro finanziario che mira a diventare il più importante dell’Ovest cinese, insieme a quello di Chengdu, la capitale dello Sichuan.

E’ proprio la politica del ‘Go West’, mirata a creare nuovi poli industriali e finanziari nelle regioni lontane dalle più sviluppate città della costa, ad aver favorito questa fantastica evoluzione. Fantastica in senso figurato, dato che la schiera di nuovi palazzi e grattacieli stanno divorando giorno dopo giorno ogni spiazzo di suolo rimasto, portando la densità abitativa urbana a circa 7700 persone per chilometro quadrato, più del doppio di quella di Parigi e circa il triplo dell’area urbana di Los Angeles. Una crescita che ha portato a livelli insopportabili anche il tasso di inquinamento dell’aria, che in alcune giornate raggiunge le soglie di Pechino e Shanghai.

 

“Stiamo costruendo la città sul modello di Hong Kong, la città in cui vivo e lavoro” racconta Zhen Yang, uno degli ingegneri che segue un mega-progetto infrastrutturale sulle rive del Jailing. “Passo a Chongqing circa due settimane al mese per seguire i miei progetti. I lavoratori del nostro cantiere vengono quasi tutti da fuori città. Qualcuno viene anche da altre provincie per trovare lavoro.”

Contadini prestati all’edilizia, molti di questi lavoratori sono impiegati prevalentemente a progetto. Per alcuni mesi o un paio d’anni lavorano alla costruzione di un nuovo quartiere, per poi cercare impiego in qualche altro cantiere. Le opportunità al momento non mancano. “Stiamo lavorando in questo quartiere da circa dieci mesi” racconta Lin Zhou, mentre si toglie i calzini dopo una lunga giornata di lavoro, seduto su un letto a castello di un container che condivide con altri cinque colleghi. “Viviamo qui fintanto che c’è lavoro, poi probabilmente torneremo ai nostri villaggi” afferma con una serenità che contrasta con il disordine del container, dove i lavoratori ogni sera depositano, oltre ai loro oggetti personali, anche tutti i loro strumenti di lavoro.

L’afflusso di contadini e braccianti dalle regioni circostanti è aumentato rapidamente dopo il 1997, rendendo Chongqing la più estesa e popolosa delle quattro municipalità autonome della Repubblica Popolare Cinese, con oltre trenta milioni di persone. Molti di queste erano rimasti senzatetto dopo la costruzione della diga delle Tre Gole, uno dei più grandi progetti energetici della Cina attuale, che venne inaugurata proprio nel Giugno di quello stesso 1997. Attraverso una riforma del sistemo hukuo, che ha vincolato per decenni il trasferimento della popolazione dalle zone rurali ai centri urbani, i permessi di residenza rurali di milioni di abitanti della zona della diga sono trasformati in permessi urbani.

Ma Chongqing è balzata agli onori della cronaca per uno dei più grandi scandali della recente storia cinese, ovvero l’arresto del popolare sindaco Bo Xilai, esponente di una nuova sinistra in seno al partito comunista cinese (PCC), che per atteggiamento e idee ricordava a qualcuno “il grande timoniere” Mao Zedong. Bo Xilai è stato fatto fuori nella sua corsa al Politburo, l’ufficio politico del PCC e condannato al carcere a vita per tangenti, abuso di potere e appropriazione indebita, in seguito alle indagini relative alla morte dell’uomo d’affari britannico Neil Haywood, nel Novembre del 2011.  Per molta gente di Chongqing, Bo è stato il simbolo di una politica più vicina alla gente e più coerente alla tradizione della Repubblica Popolare. Pertanto, nella sua celeberrima lotta alla dilagante criminalità organizzata, Bo Xilai è stato accusato di aver fatto fuori molti dei suoi principali avversari politici, diventando un personaggio scomodo al potere centrale. Il suo “modello Chongqing”, basato su esperimenti simili in altre regioni del paese, è stato un laboratorio di sperimentazione economica volto ad aumentare la crescita economica e la liberalizzazione dei mercati, riducendo al contempo le disuguaglianze sociali.

Investendo fortemente sulle infrastrutture e creando una zona economica speciale, Chongqing è riuscita ad attrarre una grande quantità di investimenti diretti esteri, che nel 2014 sono stati del 21,5% in più rispetto alle media del paese. Chongqing rappresenta ancora oggi il progetto vincente di una nuova Cina che continua il suo sviluppo nell’entroterra,  con una crescita del PIL che nel primo trimestre del 2015 si è assestata al 10,7%, in flessione rispetto agli anni scorsi, ma ancora la più alta rispetto a tutto il resto del paese, senza subire rallentamenti nonostante il caos nelle borse cinesi di queste settimane.

Twitter @zolinphoto  – Facebook @Nicola Zolin

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