Grecia, il Parlamento approva il piano Tsipras. Giudizio “positivo” dai creditori internazionali


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Grecia, il Parlamento approva il piano Tsipras. Giudizio "positivo" dai creditori internazionaliTsipras all’assemblea legislativa: “Non sto svendendo il Paese. Misure dolorose e lontane dalle promesse della campagna elettorale, ma è il meglio che si potesse fare”. Syriza si divide, buona parte delle opposizioni lo sostiene. Da Bruxelles trapela che le proposte greche sono considerate “base di trattativa” per un salvataggio da 74 miliardi di euro

di GIULIANO BALESTRERI

MILANO – Questa volta il ministro greco delle Finanze, Euclid Tsakalotos, non si presenterà a Bruxelles a mani vuote. Di più: dopo mesi di trattative culminate nel referendum che domenica scorsa ha rigettato le proposte dei creditori internazionali e dopo le dimissioni di Yanis Varoufakis, un accordo tra la Grecia e i partner internazionali è davvero possibile. Il piano di riforme del governo greco è stato, infatti, valutato positivamente dai creditori e nella notte ha ottenuto l’approvazione del Parlamento di Atene. Anche se come previsto ha perso per strada una parte della sua maggioranza, il premier Alexis Tsipras può quindi andare a negoziare un accordo che eviti l’uscita della Grecia dall’euro. La parola passa ora all’Eurogruppo, che si riunisce nel pomeriggio, e ai leader Ue, che si incontreranno domani sera a Bruxelles per la riunione decisiva. A preoccupare sono ancora le resistenze della Germania che non solo ancora non si è espressa sul piano, ma ribadito la necessità dell’incontro di domani. D’altra parte la riunione odierna dei ministri finanziari non è chiamata a varare un nuovo piano di aiuti chiesto ufficialmente da Atene, ma a valutare la possibilità della Grecia di restare nell’euro dopo.

Il voto ad Atene. A favore della mozione che dà mandato all’esecutivo per la trattativa sulla base del piano hanno votato 251 deputati su 300, i no sono stati 32, otto le astensioni. Con alcun vistose defezioni di esponenti di Syriza: tutti e otto gli astenuti appartengono al partito del premier, due dei suoi rappresentanti si sono espressi contro e sette non erano in Aula. In totale 17 deputati di Syriza su 149 hanno manifestato il proprio dissenso. E si tratta di pezzi da novanta, come l’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, ufficialmente assente per ragioni famigliari, o il presidente dell’assemblea Zoe Constantopoulou e il ministro dell’Energia e leader dell’ala sinistra del partito Panagiotis Lafazanis, che si sono limitati a rispondere “presente” al momento di voto, di fatto astenendosi. Contro la mozione hanno votato compatti i 13 deputati della destra nazionalista di Anel, che pure fa parte della maggioranza di governo. A favore si sono espressi invece almeno 100 esponenti dell’opposizione: la maggioranza dei centristi filo europei di To Potami (che conta 17 parlamentari) ma anche molti del centrodestra di Nea Dimokratia (76) e del socialista Pasok (13). Un quadro che pone a Tsipras un grave problema politico in vista dell’attuazione dell’eventuale accordo con i creditori.

Il discorso di Tsipras. Le proposte presentate ai creditori sono “lontane” dalle promesse fatte da Syriza in campagna elettorale, ha ammesso Tsipras concedendo qualcosa all‘ala radicale del suo partito e a quella parte dell’opinione pubblica che anche stasera è scesa in piazza ad Atene per ribadire il proprio “no” all’austerità. Il piano contiene misure che il governo è stato costretto ad adottare, ma è “il migliore possibile”, sicuramente “migliore di quello presentatoci come ultimatum”, ha proseguito il premier. E per ricucire lo strappo con i dissidenti di Syriza ha difeso strenuamente il pacchetto di riforme, dopo aver riconosciuto di aver compiuto degli errori nei sei mesi in cui ha condotto la trattativa: “Non ho chiesto un ‘no’ al referendum per uscire dall’euro ma per rafforzare i negoziati. Ho fatto quanto umanamente possibile in difficili circostanze. Abbiamo raggiunto la soglia limite, da questo momento in poi davanti a noi si estende un campo minato”. “Non sto svendendo la Grecia”, ha assicurato rimarcando che gli aumenti fiscali e i tagli alla spesa sono senza dubbio dolorosi ma serviranno a far restare il Paese nella zona euro e che “per la prima volta c’è sul tavolo una discussione sostanziale sulla ristrutturazione del debito”. Infine ha rivolto un appello a un voto di “responsabilità nazionale” per “mantenere in vita il popolo greco”.

Dopo il voto, il presidente del Consiglio greco ha manifestato la propria soddisfazione per il fatto di aver ricevuto “un forte mandato per completare i negoziati e ottenere un accordo economicamente attuabile e socialmente equo”. Non ha citato i 17 “ribelli” del suo partito, ma ha fatto un riferimento implicito quando ha detto che “la priorità ora è ottenere un risultato positivo dai negoziati. Tutto il resto a suo tempo”.

Verso salvataggio da 74 miliardi. Mentre il Parlamento di Atene discuteva il piano da Bruxelles emergeva il giudizio “positivo” dei creditori sulle proposte greche, considerate “una base per la trattativa” in vista di un nuovo piano di salvataggio (il terzo dal 2010) del valore di 74 miliardi di euro, (58 dall’Esm e 16 dal Fondo monetario internazionale), una cifra superiore rispetto ai 53 miliardi e mezzo chiesti dalla Grecia. Un buon viatico in vista dell’Eurogruppo che si terrà nel pomeriggio, la speranza di un accordo che eviti l’uscita della Grecia dall’euro. Le tre istituzioni, sempre secondo fonti Ue, sono state “favorevolmente sorprese” dal documento trasmesso nella notte tra giovedì e venerdì da Atene, contenente misure “molto simili a quelle proposte dalla Commissione” europea a fine giugno e bocciate dagli elettori greci nel referendum di domenica scorsa.

Dalla parte di Atene si sono schierati Francia, Italia, Malta, Cipro, gli “amici” della Grecia. Persino il falco, ma mediatore, presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem è soddisfatto dopo aver letto gli impegni del governo di Atene. Ma da Berlino arriva un silenzio assordante, che si spezza solo per frenare gli entusiasmi di chi, come il presidente del Consiglio Matteo Renzi, sperava che un accordo oggi all’Eurogruppo facesse venire meno la necessità del summit Ue di domenica: “Il vertice sarà ancora necessario, anche se si dovesse arrivare a un accordo”, ha chiuso il portavoce del governo tedesco.

 

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