Giovanni Ferrero: “La mia Nutella non va in Borsa, sfida mondiale tutta in famiglia”


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Giovanni Ferrero: "La mia Nutella non va in Borsa, sfida mondiale tutta in famiglia"Alleanze e fusioni nei piani del numero uno del gruppo di Alba che vuole crescere grazie alle proprie risorse. L’acquisto dell’inglese Thorntons è concluso e il prossimo obbiettivo è crescere fuori dall’Europa

di PAOLO GRISERI

TORINO. Padrone o imprenditore? “Senza arroganza mi definisco un operatore sociale nel campo economico. Vorrei riuscire a diventare l’interprete di un capitalismo non rapace ma illuminato”. Giovanni Ferrero, 50 anni, è il signor Nutella. Amministratore delegato unico del gruppo di Alba dal 2011 è oggi il principale esponente della famiglia che guida il terzo gruppo mondiale nel settore del cioccolato. A 11 anni è stato iscritto alla scuola europea di Bruxelles, in un periodo, gli anni ’70, in cui molte famiglie italiane mandavano a studiare all’estero i figli per timore dei rapimenti. Ama la letteratura, ha scritto diversi romanzi ambientati in Africa. È sposato, ha due figli. Questa è la sua prima intervista dopo la scomparsa del padre Michele.

Lei si trova oggi fuori Italia. Dove si sta godendo le vacanze?
“Non sono in vacanza. Sono al lavoro, in questo momento in Lussemburgo”.

L’imprenditore non va mai in vacanza, è così?
“Questo è un mito da sfatare. Io non credo che sia utile lavorare senza soluzione di continuità. Penso anzi che sia necessaria, ogni tanto, una sana cultura del distacco. Le pause servono a creare un po’ di lontananza critica. Prendendo le distanze da quel che si fa, si finisce per lavorare meglio “.

Guardiamo con distacco il capitalismo italiano. Da metà Novecento a oggi è stato dominato dalle imprese di famiglia, come la sua. Ha ancora senso il modello del capitalismo familiare nel mondo globale?
“Premetto che per me esistono la buona e la cattiva imprenditoria, al di là dei vincoli di sangue. Poi, certo, le imprese basate su una famiglia hanno il grande vantaggio di poter pianificare le loro strategie nel lungo termine. A noi è capitato. Le visioni di una generazione vengono portate avanti dalla successiva, senza doversi preoccupare del risultato finanziario del prossimo trimestre, come invece accade alle società dominate dai fondi di investimento. Questo è un grande vantaggio”.

Ségolène Royal ha invitato a non mangiare più la Nutella per combattere la deforestazione legata al consumo di olio di palma. Come risponde?
“Innanzitutto noi siamo tra le aziende che hanno fatto di più sulla tracciabilità dei prodotti e nel rapporto con le popolazioni delle località di produzione. Abbiamo un welfare che estendiamo il più possibile ai nostri collaboratori nei paesi di produzione delle materie prime”.

Dunque che cosa risponde al ministro Royal?
“Che la sua caduta di stile mi ha un po’ stupito. Pensavo che fosse una nostra affezionata cliente. Ci sono molte foto di famiglia che la ritraggono con un barattolo di Nutella in mezzo alla tavola. In ogni caso noi continueremo a fare tutto il possibile per rendere il mondo migliore e più dolce di come lo abbiamo trovato”.

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