Gli italiani si “astengono” dalla cultura. Ma la spesa torna a crescere


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Presentato il Rapporto 2015 di Federculture sui consumi culturali. Un quinto della popolazione non partecipa ad alcuna attività. Al Sud picchi del 30%. Ma dopo due anni di flessione la spesa per teatro, libri cinema segna un +2%. Franceschini: “I nostri beni vanno valorizzati oltre che tutelati”. Pompei e Colosseo non hanno nemmeno un profilo social

di ANNA BANDETTINI

ROMA – Una notizia buona e una cattiva. Partiamo da qui, dalle note dolenti: un quinto degli italiani non partecipa ad alcuna attività culturale e rispetto all’anno scorso ci sono 820 mila italiani in più che non hanno letto un libro né sono mai andati in un anno al cinema, a teatro, a una mostra, come se tutti i cittadini di Genova e Bari messi assieme non avessero usufruito di nessuna iniziativa culturale. Se nel 2010 erano il 15,2% oggi l’astensione complessiva dalle attività culturali raggiunge il 19.3%, al Sud tocca picchi preoccupanti del 30%. E se l’80% dei cittadini non mette mai piede a teatro o non entra mai in un museo, in dieci anni, dal 2005 al 2015, c’è stata un’emorragia nelle università italiane di oltre 66mila iscritti, il 25% in meno. Un ritratto del paese per certi versi devastante, cui però si affianca un dato positivo che lascia sperare: è il segno più nella spesa per la cultura delle famiglie italiane che nel 2014, dopo due anni di flessione, aumenta con un +2% di cui +2,2% di spesa per concerti e teatro e +5,8% per siti archeologici e monumenti. La prova che una Italia “culturale” che funziona c’è, che fare impresa culturale è possibile. Ma va messa in moto.

È il quadro che viene fuori dal dettagliato Rapporto 2015 di Federculture, la federazione delle aziende culturali italiane presentato stamane nella sala dell’Accademia di Santa Cecilia a Roma. “Siamo un paese che rischia la deculturalizzazione perché non investiamo nella creatività  –  accusa Roberto Grossi presidente di Federculture – occorre predere misure urgenti per ripartire dall’educazione e dall’offerta, per rilanciare la partecipazione che, come abbiamo visto alle recenti elezioni amministrative, è uno scoglio nel futuro dell’Italia. Ci vogliono al più presto misure di resistenza culturale”, è il suo monito.

Il rapporto, intitolato Cultura, identità e innovazione: la sfida del futuro, con una premessa del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha parlato di “cultura come risorsa economica”, come “espressione della liberta degli uomini” , fornisce attraverso i numeri un quadro completo del consumo e della produzione culturale e di spettacolo in Italia. La crisi economica che c’è e c’è ancora, come ha ricordato il ministro della Cultura Dario Franceschini, anch’egli intervenuto alla presentazione e coinvolto in una polemica con il sindaco di Barcellona che aveva detto di non voler trasformare la città catalana in Venezia: “A Barcellona dovrebbero baciarsi i gomiti per poter diventare come Venezia”, ha replicato il ministro anche se è vero che a Venezia c’è un problema di sovraffollamento in alcune parti della città e un turismo fatto di persone che toccano troppo velocemente il sito, non approfondiscono e non lasciano nemmeno ricchezza. Dobbiamo puntare su un lavoro – continua Franceschini – che porti turisti in Italia non per mordere e fuggire ma per vedere e conoscere la nostra bellezza e farsi venire la voglia di tornare in Italia ancora un’altra volta”. Ma non è questo l’unico punto debole dei nostri musei, città d’arte e siti archeologici se, come è stato stigmatizzato, Pompei e il Colosseo non hanno un aggancio su Twitter né su Facebook come tutti i grandi musei del mondo. “Stiamo lavorando a un bando che andrà a regime a settembre per far sì che i siti archeologici o museali dello Stato che non sono aperti, per esempio, per penuria di personale, siano affidati ad associazioni no profit”, ha annunciato Franceschini. “Carditello, per esempio, sarà una fondazione per ora gestita dal pubblico, che aprirà le porte ai privati”.

Tra gli auspici il ministro ha anche parlato dell’Alta velocità fino in Sicilia. “Trovo assurdo e inaccettabile che l’alta velocità si fermi a Salerno. Si deve iniziare a progettare anche una linea di alta velocità da Bologna al porto di Taranto, una dorsale lungo la quale oggi c’è una linea ormai ottocentesca, che ha danneggiato 500 chilometri di costa”. Più realistica un’altra importante iniziativa del Mibact. “Entro 60 giorni ci saranno i criteri per le equipollenze delle lauree degli Istituti d’eccellenza  –  ha annunciato il ministro – nella riforma in queste ore alla Camera, sarà approvata infatti la norma per l’equipollenza della laurea di Istituti come il Centro Sperimentale di cinematografia o l’Accademia di danza”.

Per quanto riguarda lo spettacolo, buone notizie per il consumo di teatro (+2,2%) , per il cinema (+1,7%) , ma è anche vero che là dove c’è astensionismo culturale, dunque soprattutto al Sud, l’astensione per concerti e teatro raggiunge l’80-90%.

La prima ragione, come è stato detto da più parti, è il nodo delle risorse economiche del settore cultura e spettacoli. E’ vero non ci sono stati cali eclatanti, ma nemmeno aumenti: lo stanziamento del Mibact resta sui 1500 milioni di euro anche per il 2015 e il Fus, il contributo per lo spettacolo, è di 406 milioni, risale perfino a 2 miliardi l’anno, + 2,8% la spesa culturale dei Comuni (ma il contraltare èil -18% dovuto alla sparizione delle Province), ma c’è un calo progressivo delle erogazioni liberali da 60,9 milioni del 2013 a 36,8 del 2015 con una diminuzione del 40% di cui solo nel 2015 del 19%. E comunque in Francia il budget per la produzione culturale va oltre il 20% mentre da noi è fermo allo 0,13% rispetto al Pil e allo 0,19% del bilancio dello Stato.

Molto c’è da fare. Grossi ha fatto un lungo elenco che va dall’utilizzazione della leva fiscale per agevolare il cittadino rispetto alla scelta di spesa in beni e servizi culturali, al miglioramento dell’offerta culturale delineando livelli uniformi di qualità rispetto ai servizi erogati dagli enti culturali, con standard riconosciuti che favoriscano la trasparenza nella gestione e misurino il raggiungimento dei risulta, e poi cose come biglietterie online (nell’e-commerce la domanda culturale occupa il 40%), affidare ai giovani la gestione dei siti culturali, fare una legge ad hoc che affermi l’eccezione culturale in Italia. Concorda il ministro Franceschini che reclama una inversione di tendenza del suo ministero (compresi i 114 milioni stanziati per le industrie culturali del Sud) specie nella valorizzazione oltre che nella tutela dei beni culturali e archeologici: gli investimenti nella Reggia di Caserta ma anche la scelta di rappresentare una Medea al Colosseo, “per pochi spettatori ma grazie alla collaborazione con la Rai con la possibilità di far vedere a tanti un monumento eccezionale. E’ dissacrazione della tutela o valorizzazione?”.

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