Tra dubbi e divieti: il ruolo del fondo Doyen nel mercato del Milan


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Ma cosa fa esattamente quel quarantenne moro che in questi giorni è spesso a fianco di Adriano Galliani e, per esempio, ha messo a disposizione un jet privato per andare a Oporto (come da foto pubblicata sui social da mr Bee con qualche mal di pancia di Berlusconi)? E che nelle prossime ore incontrerà Geoffrey Kondogbia, obiettivo del Milan? Nelio Lucas, ceo della ormai famosa Doyen Sports, sede legale a Malta, è entrato a gamba tesa nel mercato dei rossoneri.
Il Milan e la Doyen
Prima domanda: ci è entrato lui o ci è entrata la Doyen? «Entrambe le cose – rispondono dal fondo più sotto i riflettori del momento – la collaborazione è sia tra Doyen e Milan, sia tra Bee Taechaubol e Nelio Lucas, che sono amici. Lucas è un suo consulente e sarà da supporto ad Adriano Galliani». Lo storico ad rossonero sembra aver preso bene la nuova collaborazione sul mercato, campo in cui, per trent’anni, è stato il dominus. «Cominciamo col dire che la Doyen non entrerà nel capitale del Milan. Taechaubol, con una lettera inviata a Silvio Berlusconi, ha indicato Lucas come suo consulente tecnico – spiega Galliani -. Io lo conosco dal 2013 e sono felice di collaborare con Nelio, persona che sa di calcio e con la quale mi trovo bene». È chiaro che un uomo dall’esperienza di Galliani non ha bisogno dei consigli di Lucas per parlare con il presidente del Porto di Jackson Martinez. La penisola iberica è da anni una delle aree di maggior influenza del fondo e il Porto (con Atletico Madrid, Siviglia, Getafe) uno dei club «con cui abbiamo un’eccellente relazione», ammette la Doyen. Lucas ha qualche argomento per convincere il colombiano a scegliere il Milan? «Non abbiamo link diretti con il giocatore». Con Kondogbia il legame è più stretto: «Abbiamo finanziato e aiutato il Siviglia a comprarlo» e, naturalmente, la Doyen è andata all’incasso quando il Siviglia ha poi venduto il giocatore al Monaco.
Come si muovono i fondi
Già perché fino al 1° maggio scorso, quando la Fifa ha deciso di bandire le «terze parti», così si muovevano i fondi. In Sudamerica sono almeno trent’anni che possiedono cartellini dei giocatori (Tpo, third party ownership). In Europa si presentano nel 2008 con la faccia di Carlos Tevez e Javier Mascherano che arrivano al West Ham dal Corinthias, ma i loro diritti economici sono del fondo Media Sport Investements di Kia Joorabchian. L’evoluzione delle Tpo sono le Tpi (third party investment): i fondi concedono finanziamenti ai club per favorire l’acquisto di un giocatore, in cambio di una percentuale sui futuri trasferimenti, che spesso vengono imposti nel contratto. «Agiamo come una banca», dice la Doyen. Gli esempi sono noti, da Falcao a Neymar a Rojo, caso finito in tribunale. Il fenomeno si è rapidamente diffuso, così come i dubbi che si porta con sé (i fondi hanno sedi in paradisi fiscali, il che non agevola ricostruire movimenti di soldi e personaggi coinvolti) perché tanti club medio-piccoli così possono finanziarsi la campagna acquisti: una ricerca del Cies (Centre International d’Etude du Sport) ha rilevato che nel 2013 i trasferimenti nel mondo in cui sono coinvolte Tpo hanno generato un importo pari a 359,52 milioni di dollari, cioè il 9,68% del totale. Secondo un rapporto redatto dalla Kpmg per conto dell’European club association (Eca), in Europa investitori privati possiedono partecipazioni in ben 1.100 giocatori per un valore di 1,1 miliardi di euro, il 5,7% dei trasferimenti europei.
Dal 1° maggio, come detto, Tpo e Tpi sono vietate (art. 18 bis e ter del Regolamento Fifa per lo status ed il trasferimento dei calciatori) e tra gli operatori di mercato sono in molti a credere che è stato un errore, perché così si penalizzano i club più poveri e perché invece di vietare bisognava regolamentare. Ma la domanda è: che fanno i fondi ora? Secondo gli analisti il passaggio successivo è investire direttamente nei club. Non è però questo il caso del Milan. E quindi? «Con il Milan non stiamo finanziando nessuno trasferimento, anche perché non è più consentito. Noi possiamo aiutare il Milan a tornare grande con la nostra conoscenza del mercato e, per esempio, la nostra squadra di scouting, che è uno dei segreti del nostro successo».

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