Un pedagogista, finalmente!


<fonte>

14 aprile 2015

Da molti anni a questa parte chi si arroga il diritto di “riformare” la scuola sono pseudo economisti, potenti banchieri, intrattenitori televisivi, giornalisti imbonitori e uomini politici.
Il motto che li unisce è “Per uscire dalla crisi bisogna sacrificare i servizi pubblici”. Fra le vittime da offrire sull’altare al “dio mercato” c’è stata e continua ad esserci (oltre alla sanità, all’ambiente, all’acqua) anche la scuola pubblica.
In tutta questa distruzione pubblica mi sono sempre chiesto dove fossero finiti i pedagogisti, immaginandoli dentro castelli di vetro ad osservare il loro mondo in demolizione.
In altri anni la loro presenza robusta si è fatta sentire, non solo in fase costruttiva, ma anche nei momenti in cui c’era bisogno di una forte critica alle idee governative che stravolgevano la scuola.
Finalmente leggo, con grande piacere, un bell’articolo del professor Alain Goussot, docente di pedagogia speciale presso l’Università di Bologna, pedagogista, educatore, filosofo e storico attento alle problematiche dell’educazione e del suo rapporto con la dimensione etica-politica.
Ce n’era un gran bisogno quindi lo ripropongo anche in questo spazio perché possa essere condiviso.
Comunque vi uniate contro la riforma della scuola di Renzi, buona lettura.

di Alain Goussot *
Il disegno di legge del governo Renzi ha un segno chiaramente aziendalistico, autarchico e antidemocratico. È funzionale alla logica dell’economia di mercato e alle esigenze della Confindustria e dei poteri forti della finanza che vogliono trasformare la scuola e l’educazione in un business (leggi anche Non pensare ndr).
Cosa lo dimostra?
– L’entrata degli sponsor privati nei programmi e nei piani dell’offerta formativa (che diventano triennali senza possibilità di rimodulazione e vera progettualità pedagogica);
– la chiamata diretta fatta dai dirigenti scolastici supermanager (modello Marchionne, il nuovo idolo di Renzi-Giannini) e veri gerarchi d’istituto che svuotano il carattere democratico e partecipativo delle decisioni collegiali;
– la svalorizzazione continua del carattere umanistico della formazione (del tipo aboliamo Manzoni per legge dalla scuola);
– l’accento continuo messo sulle parole competenze (competere) e efficienza (costo/beneficio e non certo sulla qualità didattica e culturale);
– la quasi assenza di riferimento alla scuola meticciata culturalmente nonché all’inclusione non come slogan ma come pratica educativa vera che permette la costruzione dell’alleanza pedagogica tra scuole e famiglie;
– la precarizzazione del mestiere dell’insegnante con l’introduzione delle logiche del Job’s Act nella scuola;
– l’esclusione d’ufficio di una prospettiva per i precari di lunga data (è così che il governo intende l’eliminazione del precariato);
– l’uso del 5X1.000 per finanziare i progetti delle scuole (che vuol dire due cose, nel futuro non s’investirà denaro pubblico per il futuro della scuola, aumenteranno le diseguaglianze tra scuole di serie A dei quartieri ricchi e quelle di serie B delle classi popolari);
– la confusione caotica di progetti di formazione e preparazione pedagogica dei futuri insegnanti che si dovranno pagare (in modo salato) delle preparazioni che non li garantiscono neanche di avere un posto nella scuola;
– il progetto di evoluzione del “sostegno” costruito sul dominio del carattere clinico sulla disabilità e sulla probabile diminuzione d’organico.
– il fatto che il governo abbia conservato tredici deleghe sul disegno di legge e quindi potrà anche non tener conto di quello che deciderà il parlamento (è praticamente una delega in bianco a Renzi-Giannini e i suoi servili funzionari del ministero).
21719_1651399375093263_1618367684964670396_nSono solo alcuni degli aspetti regressivi e reazionari di questo disegno di legge che demolisce la struttura della scuola pubblica repubblicana e democratica.
In parlamento i giochi sono praticamente fatti visto il controllo del governo e del Pd, l’unico modo di fare indietreggiare il governo passa attraverso la mobilizzazione e la ribellione esplicita di insegnanti e dirigenti scolastici, con le famiglie che devono rendersi conto, che abbiano a cuore la scuola repubblicana pubblica e quindi il futuro democratico del paese che passa attraverso la formazione delle future generazioni.
Insegnanti non siate sudditi e carne da macello di un esperimento neoliberalista, regressivo e antidemocratico che porterà l’Italia a diventare periferia e terzo mondo, reagite e ridiventate cittadini!
Difendete anche l’identità culturale della scuola italiana contro il dilagare dell’americanizzazione al punto di volere quasi sostituire la lingua italiana con quella inglese.
È ora di dire No per il futuro dei nostri figli e della democrazia e la dignità di questo paese.
Molti si chiedono come fare per opporsi a questo progetto regressivo di scuola che sta per essere approvato.
Personalmente invito gli insegnanti a riprendere in mano i testi di Piero Bertolini su democrazia e educazione, quelli di Don Lorenzo Milani e di Paulo Freire.
Troveremo in questi pensatori e pedagogisti critici delle indicazioni concrete: Piero Bertolini in continuità con la tradizione democratica e progressista della scuola pedagogica italiana che si rifa all’educazione nuova e al Movimento di cooperazione educativo (per intenderci a Ernesto Codignola, Célestin Freinet) ricorda che gli insegnanti assieme ai loro alunni (e alle famiglie di questi ultimi) formano una comunità attiva che fa della partecipazione vera alla progettazione pedagogica un elemento vitale della cittadinanza attiva a scuola. seguendo queste indicazioni penso che è venuto il momento di aprire le scuole a questo grande dibattito nazionale su quale scuola vogliamo per quale democrazia e quale tipo di società. Gli insegnanti in alleanza con i genitori possono farsi promotori di iniziative di discussione per fare crescere la conoscenza e la presa di coscienza. Se poi riprendiamo Don Lorenzo Milani occorre denunciare il carattere classista del modello di scuola che va avanti in questo momento facendo della scrittura collettiva tra insegnanti del medesimo istituto ma anche tra insegnanti di diversi istituti in diverse zone d’Italia un laboratorio di elaborazione collettiva che fa ridiventare la scuola e i suoi protagonisti quello che Antonio Gramscichiamava un Intellettuale collettivo che mette la questione dell’eguaglianza delle opportunità nell’accesso ai sapere e le conoscenze al centro del dibattito.
Poi Paulo Freire, il grande pedagogista brasiliano ispiratore dell’attuale movimento di rinnovamento di tutta la scuola brasiliana nel senso di maggiore giustizia nell’istruzione, ci indica che si possono organizzare dei circoli di cultura pedagogica in ogni scuola coinvolgendo genitori e attori sociali della comunità. Sono alcune delle indicazioni pratiche che troviamo in questi pedagogisti che vedevano la scuola, riprendendo la grandi idee educative espresse da John Dewey in Democrazia e educazione, come un bene comune pilastro di ogni società autenticamente democratica.
Dunque, cha fare? Qualche proposta rivolta principalmete agli insegnanti:
1) Intanto superare ogni logica puramente corporativa e autoreferenziale che divide il corpo docente tra precari, di ruolo ecc…, ma che divide anche la scuola dal resto della società. Voi insegnanti dovete trasformare la vostra battaglia in una lotta per il bene comune e di tutti, aprirvi alla società, aprire le vostre scuole alle famiglie e ai cittadini, fare delle vostre scuole delle Agorà pedagogiche dove ci si confronta sul cosa fare insieme per garantire l’eguaglianza delle opportunità per tutti di fronte all’istruzione e migliorare la qualità didattica e formativa.
2) Organizzatevi in gruppi di lavoro pedagogico e culturale e partendo dalla vostre esperienze sollevate le questioni della distribuzione delle risorse da investire per migliore il funzionamento strutturale delle scuole, affrontate le questioni della relazione educativa con gli alunni e fatte una lettura socio-culturale delle situazioni che vi portano i vostri alunni nelle classi, progettate degli interventi e non aspettate che vi arrivano le indicazioni o autorizzazioni dall’alto, organizzatevi in collettivi pedagogici che rimettono la pedagogia critica e attiva al centro dell’azione docente, mettevi in rete come collettivi in rete con altri istituti del vostro territorio e organizzate degli incontri territoriali aperti alla cittadinanza. Una scuola aperta 24 ore su 24 come la pensavano Don Lorenzo Milani, John Dewey, e Célestin Freinet: la scuola del popolo!
3) Coinvolgete il più possibile i genitori dei vostri alunni che sono degli alleati strategici per la costruzione di un nuovo patto educativo e un progetto pedagogico generale territoriale, locale e nazionale.
4) Andate nei quartieri e nelle fabbriche mettendovi in contatto con le organizzazioni sindacali disponibili per parlare dell’importanza della scuola repubblicana democratica per il futuro del paese e delle nuove generazioni; una alleanza con gli altri lavoratori è vitale perché tutti capiscano la partita che si sta giocando per la vita della nostra democrazia e della Costituzione.
5) Prendete contatto con l’Università e tutti quei ricercatori e docenti universitari che sono disponibili e critici verso la deriva aziendalistica antidemocratica attuale nel mondo della scuola.
6) Organizzate nelle scuole eventi di difesa dell’identità culturale del vostro paese e della sua tradizione umanistica, ricordate che senza sapere chi si è non si sa dove si va e si diventa servi dei nuovi padroni.
Non abbiate paura riprendete coraggio e costruite assieme alla gente di buona volontà angosciata per il degrado antidemocratico, ai giovani studenti, ai tanti lavoratori e genitori preoccupati per il futuro , alla tante associazioni di volontariato mille iniziative partendo dalla vostre scuole, fatte delle vostre scuole i bastioni di difesa della democrazia, del diritto all’istruzione per tutti, della solidarietà, dell’eguaglianza e della cultura. La scuola come bene comune si deve aprire e interpellare tutta la società e parlare a tutti in modo aperto e senza timore. Abbiate fiducia in voi stessi come donne, uomini liberi, cittadine e cittadini, come educatrici ed educatori!

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