Il silenzio degli intellettuali e il servilismo dei media sulla riforma della scuola


<fonte>

MARINA BOSCAINO

mboscainoIn qualsiasi paese con un minimo di sensibilità democratica quello che sta accadendo da noi sarebbe considerato inammissibile. Si sta imponendo – con un piano autoritario, con la forzatura delle procedure e con la manipolazione del linguaggio, complici i media di regime – una riforma della scuola che piace al PD, a Forza Italia (e l’idem sentire non è casuale), a Confindustria, alla Fondazione Agnelli, alla Compagnia delle Opere e a pochi altri. Che studenti e docenti, associazioni di insegnanti, genitori e cittadini siano completamente contrari non interessa a nessuno.

Nei prossimi giorni si celebreranno le false “audizioni”, liturgia ormai inutile in quanto insignificante; ma che – nell’immaginario dell’uomo solo al comando e dei suoi vassalli – significherà “ascolto”, come i sondaggi pilotati, gli incontri blindati negli Uffici Scolastici Regionali, i Nazareni e le Leopolde. Il calendario delle audizioni in commissione cultura al Senato, pubblicato recentemente, rivela come nel giro di pochissime ore verranno audite, mercoledì 27, ben 26 associazioni di genitori, docenti e studenti (da notare, oltre ai tempi riservati all’ascolto, l’incidenza dell’aggettivo “cattolico” tra le associazioni ammesse) e tutti i sindacati confederali. La mattina del 28 tutti i sindacati di categoria. Quei sindacati che Renzi sogna di imbrigliare in un soggetto unico: sindacato unico e partito della nazione, ricordi foschi di un passato catastrofico. Fine delle trasmissioni: ecco la democrazia, ecco l’ascolto. Non a caso l’associazione nazionale per la Scuola della Repubblica e il Comitato Nazionale per il sostegno alla Lipscuola – che pure hanno presentato regolare domanda, con chissà quanti altri – non sono stati ammessi.

Avete mai visto un Presidente del Consiglio, che non fosse Silvio Berlusconi, dare vita ad una pagliacciata più grottesca della lavagna con i gessetti colorati per spiegare la “riforma” a gente che l’ha capita talmente bene da aver dato vita allo sciopero più massiccio che la storia della scuola italiana abbia fatto registrare? Si sarebbe permesso di fare altrettanto con avvocati, medici, giornalisti, notai o – persino – parlamentari in mobilitazione perché in disaccordo con una riforma? Sarebbe arrivato ad avallare l’appellativo di squadristi e tutti gli epiteti che sono stati rivolti ai docenti? “Ascolto tutti, ma decido io”, il suo motto, ora più che mai. È proprio il caso di dirlo: Renzi e i suoi lacchè hanno dimostrato – nel caso della scuola – il lato peggiore della loro brutta faccia.

Ma continua ad essere sostenuto – nella sua rovinosa progressione – da una schiera ciarliera di giornalisti che hanno dimenticato che l’adulazione e il servilismo che la maggior parte dei media riservano al Governo minano profondamente la qualità della nostra già barcollante democrazia. La scuola, quando ha avuto voce, è stata affrontata con tracotante disprezzo: tanti contro uno solo.

Ecco un caso emblematico: Giuliano Ferrara, noto tuttologo incauto, con un pedigreedi tutto rispetto che non annovera – tuttavia, a quanto risulta – specifiche competenze sui sistemi scolastici, parla con snobistica sufficienza di docenti, autonomia,  dei sindacati della scuola (“questi qui bisogna che si levino dai coglioni”, ore 8.30, Agorà, Rai3) e persino dei test Invalsi. L’indubbiamente meritevolissimo conduttore (considerato il limpido sistema di reclutamento della Rai) non ha nulla da eccepire, anzi – come è possibile ascoltare dalla replica – persino incoraggia e difende la posizione di Ferrara.

Il silenzio degli intellettuali in questo periodo (tranne la chiara ed inequivocabile voce di Alain Goussot, l’unico pedagogista o uno dei pochissimi che stia sostenendo costantemente e non occasionalmente il dissenso alla riforma) ci dà un quadro che ricorda tristemente l’arroccamento nella turris eburnea della cultura ai tempi del Fascismo. Intellettuali: non avete a cuore la libertà dell’insegnamento? Non vi dice nulla il fatto che l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento? Dove è finita la responsabilità civile, sociale e politica che vi sono state affidate da donne e uomini coraggiosi vissuti prima di voi, che vi hanno consegnato un Paese che credeva nella propria democrazia, che anche l’oltraggioso silenzio della maggior parte di voi sta riducendo ad una repubblica da operetta?

Ci avete lasciato soli, noi – docenti, studenti, lavoratori della scuola – a scagionarci continuamente di non essere eterodiretti, conservatori, acritici. Appartenere ad un sindacato è considerata oggi un’onta da lavare; non essere d’accordo con un’imposizione che mina alle radici una serie di principi, oltre alla dignità professionale dei docenti e il diritto agli apprendimento degli studenti, una posizione “vetero”. Dire che non siamo stati ascoltati – quando non siamo stati ascoltati – un appello da ignorare.

A noi l’onere della prova; noi che – come nessun’altra comunità in questo Paese, dalle nostre cattedre di scuola dell’infanzia, primaria, secondaria, con le nostre lauree in Fisica, Greco, Scienze Motorie ci siamo messi a studiare un testo perverso, sciatto, volutamente impreciso che tende a minare alle radici la scuola della Costituzione. E lo abbiamo studiato, analizzato, interpretato nelle sue differenti versioni.

Non paghi, abbiamo scritto una legge – la legge di iniziativa popolare Per la Buona Scuola per la Repubblica – che articola una scuola democratica, laica, pluralista e inclusiva. Che ha raccolto 100mila firme e che è sostenuta – in tutta Italia – da più di 30 comitati locali.

Fino a quando continuerete a far finta di nulla?

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