Travaglio chi?


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http://www.censurati.it

1487301_10201301183837668_335439181_nContraddittorio a Travaglio a “Servizio Pubblico” del 31/01/2014 sulla trattativa: 100% STORTURE

Enrico Tagliaferro ribatte punto per punto a tutte le farneticazioni di Marco Travaglio. Buona lettura!

Travaglio debutta sulla sentenza Mori-Obinu: I giudici si sono un po’ allargati si sono messi a sentenziare anche su temi che non li riguardavano.

Ahah, che sciocchezza. Si sono pronunciati solo ed esclusivamente su capitoli introdotti dall’accusa in dibattimento. Come loro dovere, d’altronde, non l’avessero fatto, sarebbe  ragione di nullità del processo.

Travaglio poi cita una di queste tematiche di cui a suo dire i giudici non si dovevano occupare:

in quel processo lì non si doveva decidere se c’era o non c’era la trattativa

E come no. La trattativa era solo il movente ipotizzato dall’accusa, e ci sono state giornate e giornate di dibattimento solo sul tema della trattativa, cioè sul presunto movente. Si pensi al teste Ciancimino, più volte in passerella: mica ha parlato dei fatti di Mezzojuso, bensì soltanto della trattativa. E secondo lui i giudici non avrebbero dovuto esprimersi sull’effettiva consistenza del movente del reato esaminato, e sulle testimonianze che lo sorreggevano. Evidentemente Travaglio è alla frutta.

Questo Travaglio alla frutta poi è lo stesso che dice e scrive dappertutto  che “ci sono sentenze che certificano l’esistenza della trattativa”, ed anche in questa puntata di Servizio pubblico ribadisce che

ci sono già sentenze definitive che dicono che c’è stata la trattativa”.

Ora, a parte il fatto che non è vero, (nessuna sentenza “certifica” l’esistenza della trattativa), va detto che effettivamente ci sono sentenze, come ad esempio la “Tagliavia” di primo grado di Firenze, che a Travaglio piace sempre tanto citare, dove i magistrati ipotizzano che possa essere esistita una trattativa fondata sul “do ut des”.

Nello specifico, sull’argomento, i giudici di Firenze in sentenza esprimono soltanto “valutazioni” che, a detta degli stessi giudici, “possono  formularsi con una sufficiente tranquillità”.  Quindi non certificazioni, ma soltanto valutazioni “tranquille”, il che però non significa accertamento giudiziario, ma soltanto espressione di un parere. “Tranquillo” sin che si vuole, ma pur sempre personale. E d’altro canto, quello (così come gli altri cui si riferirebbe Travaglio)  non è stato un processo dove, come invece è avvenuto nel processo Mori-Obinu, si è dibattutto sulla trattativa con le necessarie controdeduzioni delle parti interessate, e quindi i giudici non avrebbero in alcun modo potuto trarre alcuna conclusione certa sull’argomento. Però per Travaglio quella è una certificazione, mentre invece il giudizio di una sentenza di merito, la Mori-Obinu, secondo lui è un fuori tema.

In un processo dove si è dibattuto, in forma di diritto, sulla trattativa come movente di un delitto, i giudici non avrebbero dovuto pronunciarsi in merito. Invece gli altri processi dove si è citata la presunta trattativa mentre si parlava del babbo e di Bertoldo, quelle per lui sarebbero certificazioni della sua esistenza. Questo è Travaglio.

“non è più oggetto di accertamento. E’ già accertato che c’è stata la trattativa”.

Travaglio allora dovrebbe spiegarci, se è già accertato che c’è stata la trattativa, come mai nel processo in corso i PM si stanno facendo in quattro per dimostrare che c’è stata (altrimenti perché, ad esempio, far testimoniare Brusca proprio sul capitolo “esistenza della trattativa”?) e soprattutto come mai la linea di difesa degli imputati che hanno militato nell’arma dei carabinieri, è quella di dimostrare che non hanno condotto alcuna trattativa con Cosa Nostra fondata sul “do ut des”,  per cui continuano a condurre gli interrogatori dei testi in quella direzione, e pure con successo.

“Hanno stabilito che non ha catturato Provenzano pur potendolo catturare, però non hanno commesso reato”.

Non è vero. Non hanno stabilito assolutamente che “potevano catturarlo”. Hanno soltanto stabilito che la strategia successiva al contatto fra Ilardo e Provenzano a Mezzojuso (che fu quella solita del ROS di lasciare “lunga” l’esca del collaboratore infiltrato per poter organizzare la cattura senza che Provenzano avesse alcun sentore di essere nel mirino, a Mezzojuso, e soprattutto mantenendo intatta ad ogni costo la copertura del collaboratore) avrebbe potuto essere diversa e meno attendista, concludendo che però, (pur senza certezze perché gli esiti della strategia del ROS non fallirono per ragioni intrinseche, ma perchè furono guastati dall’omicidio di Ilardo), quand’anche fosse stato possibile o apparentemente più opportuno  adottare una strategia diversa, secondo i magistrati è escluso che la strategia adottata dal ROS, condivisibile o meno,  sia comunque il frutto della volontà di favorire Provenzano. Quindi, riassumendo: secondo i giudici è provato che il ROS non ha voluto favorire Provenzano, mentre non è provato nè provabile che la strategia adottata sia stata la migliore possibile. Ma che con strategie diverse ci sarebbe stata la certezza di catturarlo (“… pur potendolo catturare…”), i giudici non lo dicono e non lo possono dire. Lo può solo dire un giornalista molto creativo.

Ma della trattativa abbiamo almeno trenta elementi fattuali”

Non è vero, non ne esiste neppure uno.

Infatti vediamo quelli che cita Travaglio a sostegno di questa sparata, vediamo un po’ se sono davvero così “fattuali”:

“…un rapporto dello SCO della polizia che già nel   93 diceva al governo “non toccate il 41bis  perché quello è oggetto di trattativa”,

No, non è vero, le cose non stanno assolutamente così.  “La trattativa” di cui parla quel rapporto non è qualcosa di storicamente definito, bensì comunque sempre di ipotetico.  Ecco come in quel rapporto viene definita “la trattativa”: “Obbiettivo della strategia delle bombe, sarebbe quello di giungere AD UNA SORTA DI TRATTATIVA con lo Stato per la soluzione dei principali problemi che attualmente affliggono l’organizzazione: il “carcerario” e il “pentitismo”.
E poi ancora:
I successivi attentati non avrebbero dovuto realizzare stragi, ponendosi invece come tessere di un mosaico inteso a creare panico, intimidire, destabilizzare, indebolire lo Stato, per creare i presupposti di una “TRATTATIVA”, per la cui conduzione POTREBBEROessere utilizzati da Cosa Nostra anche canali istituzionali.

Quindi, in buona sostanza, il rapporto dello SCO non è altro che un’informativa sulle PROBABILI cause degli attentati, laddove in modo per l’appunto probabilistico si ipotizza che fra queste ci possa essere la volontà di Cosa Nostra di portare lo stato ad una SORTA DI TRATTATIVA.

Non una trattativa certamente corrente ed accertata, ma una SORTA DI TRATTATIVA che, ipoteticamente, Cosa Nostra AVREBBE POTUTO volere con lo Stato, predisposta con gli attentati.  L’uso del condizionale (“sarebbe”, “potrebbero”) fa la differenza, un’enorme differenza, dall’indicativo presente usato da Travaglio (“è oggetto di trattativa”). Giusto la differenza che c’è fra verità e mistificazione.

Infatti, al di là della componente suggestiva del ritrovare in un rapporto di polizia del 93, la tanto agognata ed al contempo vituperata parola “trattativa”, occorre rilevare che in tutta questa vicenda, questa parola “trattativa” ha assunto un significato ambiguo su cui i sostenitori di questo possibile “movente” hanno speculato parecchio. Da un lato esso indicherebbe sì una delle operazioni criminali più clamorose della storia della nostra politica e della nostra repubblica, ma dall’altro esso è pur sempre un termine del nostro dizionario a cui si doveva pur ricorrere per definire anche solo generici timori come quelli indicati nel rapporto SCO. Tuttavia, se si legge bene quel rapporto, non si potrà che darmi ragione: in esso non si sta parlando della “trattativa” stato-mafia, teoricamente ben definita, su cui indaga la procura di Palermo, ma di una generica, ipotetica, potenziale forma di baratto cui si pensava volesse giungere Cosa Nostra con gli attentati. Poi, di lì a dimostrare che questo baratto ci sia effettivamente stato, il cammino è ancora lungo, e quei documenti non lo confermano di sicuro, bensì dicono cose ovvie, che molti pensavamo, e che si leggevano pure sui giornali.

Ad esempio, le esprimeva esattamente negli stessi termini Ayala su Repubblica nell’agosto 93: “(…) E’ possibile che ci troviamo di fronte ad una strategia di tipo colombiano: alzare il tiro, seminare il terrore, per poi TRATTARE. (…) Il perdurare del periodo di transizione non implica di certo vantaggio alcuno ed, anzi, si rivela sempre più dannoso. Esso comporta, infatti, da un lato una sensibile riduzione dei profitti e dei vantaggi d’ ogni genere che l’ ancien régime assicurava con generosità. Non solo. Ma, dall’ altro, incalzano i colpi di una repressione che non è più possibile ammorbidire come, sia pure con alti e bassi, in passato avveniva. Le indagini si moltiplicano. I “pentimenti” dilagano ad ogni livello. I processi non possono più essere “aggiustati”. (…) Il futuro, … sitinge per la lobby di tinte fosche e minacciose. Il raccordo con il nuovo troverà probabilmente difficoltà a transitare per gli abituali canali che presuppongono la disponibilità dei referenti. Occorre, quindi, incrementare subito il proprio potere contrattuale per giungere in posizione di forza alla AUSPICATA TRATTATIVA.” (G.Ayala-1993)

E infatti subito dopo il ministro Conso leva il 41 bis a 334 mafiosi

Travaglio fa questa affermazione, vedo dal video,  ridendo sotto i baffi: e ne ha ben ragione, dato che è una palla.

Per sorreggere questa stortura, l’estate scorsa Travaglio sul suo giornale scrisse questo:

“Il 26 giugno ‘93il nuovo capo del Dap Adalberto Capriotti (che ha preso il posto di Niccolò Amato, inviso ai boss e subito licenziato) invita Conso a revocare centinaia di41-bis come “segnale di distensione” alla mafia. [naturalmente le parole “alla mafia”sono un rinforzino di Travaglio, non certo dei rapporti di Capriotti – ndr].  Conso, cinque mesi dopo, obbedisce ribaltando le indicazioni della Procura di Palermo e regalando il carcere molle a 334 detenuti: [Nota bene: qui i”334 mafiosi” son descritti, più correttamente,  come “334 detenuti”. Meno male. – ndr] capi-mandamento come Antonino Geraci sr., Vito Vitale e Giuseppe Farinella, pezzi da 90 come Spadaro, Di Carlo jr., Prestifilippo sr., i fratelli Ferrara e Calafato, Giuliano, Miano, Di Trapani, Grassonelli, Spina, Fidanzati jr. Quasi tutti i maggiori mafiosi allora detenuti, a parte l’appena arrestato Riina…

In realtà, i soggetti appartenenti a Cosa Nostra presenti in quell’elenco di 334 detenuti il cui alleggerimento avrebbe potuto (ed il condizionale qui è assolutamente d’obbligo) conseguire il gradimento dell’organizzazione criminale siciliana, erano circa una dozzina (altro che ”334mafiosi”!). Gli altri erano soggetti secondari, ed in stragrande maggioranza del tutto alieni a Cosa Nostra, e tra l’altro ben oltre la metà di quei 334 non erano neppure siciliani. Persino la Commissione Antimafia, ha già percepito questa circostanza, e ne ha dato pubblicamente atto. Ma questo Travaglio non lo sa, o fa finta di non saperlo.
In effetti, quell’elenco di alleggerimenti, non si vede come possa essere ricondotto ad una trattativa di natura “diplomatica” con Cosa Nostra, che in quegli alleggerimenti entra solo marginalmente.

Vediamo di approfondire alcuni dei nomi citati da Travaglio, visto che li definisce come “i maggiori mafiosi allora detenuti”.

Giuseppe e Gioacchino Calafato, arrestati nell’aprile 92 per reati compiuti nel contesto di una faida fra tre famiglie locali, erano due “picciotti” del clan cd. delle “code piatte”, della provinciadi AG, due gregari, non certamente due boss, e neppure dei “capidecina”. Pescipiccoli, per l’appunto.

I fratelli FerrEra (non FerrAra, credo che quello di Travaglio siaun refuso) erano due malviventi catanesi specializzati nel contrabbando e nellecorse clandestine, (per questo venivano detti “Cavadduzzu”). Imparentati con Santapaola, questo si. Tuttavia Travaglio dimentica di rammentare che mentre i due venivano TEMPORANEAMENTE alleggeriti dal 41bis nel 93 (furono reintegrati,come gli altri, ma questo Travaglio non lo sa), il ben più importante parente Nitto Santapaola veniva invece arrestato il 18 maggio ed al 41 bis, nell’autunno, ci rimaneva eccome. Ecco come avveniva la trattativa nel 93, ecome furono favoriti sollevandoli dal carcere duro “quasi tutti i maggiori mafiosi allora detenuti. A parte, ovviamente, l’appena arrestato Riina”. E a parte, ovviamente, Nitto Santapaola, ad esempio, caro Travaglio. Gli alleggeriti erano due suoi lontani parenti, i quali però, mentre Santapaola si preoccupava di eliminare Dalla Chiesa, si preoccupavano delle corse notturne abusive dei cavalli. Mi pare ci sia una lieve differenza di carotaggio. Quando Santapaola venne arrestato e messo al 41bis nel maggio 93, i reggenti del suo clan divennero Mario Tornabene e Natale D’Emanuele, i quali però, tanto per onorare la trattativa, furono beccati e schiaffati anche loro al 41bis nel 1995.

Grassonelli: era un venticinquenne che in quel periodo conduceva una guerra personale ed isolata con le cosche locali che avevano ucciso i suoi famigliari. Faida che partì dalla famosa strage di porto Empedocle. Di lui, ai vertici di Cosa Nostra, non fregava nulla. Anzi, era un bersaglio. Quindi non può c’entrare una fava con la trattativa. Oggi tra l’altro è laureato, ha completamente rivisto il suo passato e pare sia diventato pure una brava persona. Ad ogni modo anche per quanto riguarda i primi anni 90, non mi pare si possa affermare, come fa Travaglio, che questo fosse uno dei “maggiori mafiosi”.

Quello che Travaglio chiama “Giuliano” sarebbe Giuseppe Giulianodetto“Folonari”perché piuttosto attaccato al bicchierino. Giovanni Falcone, nelsuo libro “Cose di Cosa Nostra” ci racconta dell’arresto di questo picciotto del Brancaccio, e dal racconto testuale di Falcone si comprende quanto questo fosse uno dei “maggiori mafiosi”: “Una pattuglia della polizia aveva notato due persone in motocicletta, seguita da un’auto con passeggeri a bordo e, sull’altro lato della strada, un furgone con i finestrini rivestiti da carta digiornale. L’autista del furgone [Giuliano “Folonari” – ndr], accortosi di essere sorvegliato. si mette di traverso e blocca la circolazione, in modo che la polizia non riesca ad avvicinarsi alla vettura sospetta, che si allontana a tutta velocità. Il furgone faceva chiaramente da staffetta e i passeggeri della berlina erano di gran lunga più importanti di quelli delf urgone, compreso Folonari, che hanno deliberatamente scelto di farsi arrestare.”

Insomma, un palo, una staffetta che si mette di traverso tra la polizia e gente“ben più importante”. Questo dal racconto di Falcone. Secondo Travaglio invece sarebbe uno dei “maggiori mafiosi allora detenuti”.

Ma anche su altri nomi sarebbe doveroso fare qualche precisazione. Il Vito Vitale del 93, ad esempio, non era ancora il Vito Vitale arrestato nel 98 dopo tre anni di latitanza da quando fu spiccato il mandato di cattura nel 95. Il Vito Vitale arrestato nel 98 era si un pericoloso latitante considerato un boss emergente, ma nel 93 era ancora soltanto un detenuto per associazione mafiosa finalizzata al traffico di armi, che di lì a poco sarebbe stato liberato perchè qualche magistrato lasciò che intervenisse la decorrenza dei termini (la trattativa?), per cui le forze dell’ordine dovettero fare una bella fatica, per rischiaffarlo in galera, al 41bis, nel 98.

Quindi, fatta questa doverosa premessa, torniamo ai numeri. Come ho detto, i mafiosi di un certo rilievo (ma comunque non di primissimo piano) alleggeriti dal 41bis  (ma comunque di lì  a poco quasi tutti reintegrati) sono, in quell’elenco di 334, circa una dozzina. Travaglio l’anno scorso ne citò 16 (di meglio non può proprio fare, poverino, perché non ce n’è altri) ma come ho appena dimostrato 7 di questi non si potevano considerare affatto fra i “maggiori mafiosi detenuti” dell’epoca. Anzi.

Morale e matematica: nel novembre 93 ci furono 334 DM 41bis non rinnovati. Di questi, quelli che si potrebberoin astratto,  definire come “un favore” fatto ai vertici di Cosa Nostra, vertici che si presume avessero in corso una trattativa con lo stato, non sono che briciole, rispetto agli effettivi detenuti dell’organizzazione sottoposti al 41 bis. Una dozzina, e non boss di primo piano. I boss di primo piano in carcere non erano solo Riina, come dice Travaglio, ma molti altri. Santapaola, come ho detto, i Madonia (padre e due figli, arrestati dal Capitano Ultimo, quello della trattativa) e tutti quelli condannati nel maxiprocesso (che furono 360, non 16, diteglielo a Travaglio) ed in quel momento detenuti, che negli alleggerimenti non ci sono praticamente entrati. I soli DM emessi subito dopo la strage di ViaD’Amelio a carico di detenuti mafiosi, furono più di mille.

Questi pochi alleggerimenti quindi non solo sono insufficienti per parlare di “posta di una trattativa”, ma possono anzi far pensare, più che ad un“biscottino”, ad uno sberleffo fatto dallo stato all’organizzazione, dal momento che la maggioranza e soprattuto i boss di spicco, al 41bis, ci restarono.

Ecco, Travaglio parla di trenta elementi fattuali che però noi nonconosciamo. Ne cita due, e infatti sono subito due forzature, due storture, che di fattuale han proprio nulla. Chissà gli altri 28.

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