il destino delle migliori menti


riporto da “lettere e risposte” de L’Espresso

<fonte>

sergionero scrive:

Non comprendo la relazione tra la riforma di Renzi, ancorché pessima e il problema considerato, la fuga di cervelli connessa alla mancanza di lavoro .
Questo deriva da macro condizioni , dall’attacco al welfare occidentale scientificamente pianificato e subdolamente eseguito degli ultimi 40 anni .
La “buona scuola” è soltanto una rifrittura dei luoghi comuni che ci hanno inculcato con frequenza oraria i media nell’ultimo quarantennio e sono conseguenza , non causa .
La bestialità del lavoro coatto e gratuito , lo “stage” , vissuto come momento formativo quando è esattamente l’opposto, la sudditanza alla lingua inglese immaginata come emancipazione , la sostituzione (per gli scatti) di un valore oggettivo, l’anzianità , a favore di uno soggettivo e ideologico, il “merito” , etc. sono una congerie di accorgimenti pratici e ammaestramenti ideologici della rimozione della democrazia a favore della distopia liberale.
Però essendo questa aberrazione già inverata nella realtà economica e istituzionale ( la “crisi” ne è la manifestazione tangibile) ecco che le riforme di Renzi appaiono “necessarie, “storiche” e “moderne”.
Ma chi riesce coerentemente a smontare la necessità di una scuola italiana dove si parli in inglese, di corsi di informatica privi di valore (la vera competenza in materia avrebbe la laurea di matematica come base !) , o si indigni per il contestuale ed ennesimo sostegno alle “private” anticostituzionale ed ossimorico visto che il “privato” dovrebbe cavarsela da solo ?
Non c’è nessuno che possa chiamarsene fuori, non la destra dichiaratamente liberale ( anche se il suo elettore medio è spesso una carità del welfare pubblico) né la sinistra i cui valori sono mitologie ormai più distanti e scolorite delle saghe nibelungiche, e non parliamo del “centro” , il non – essere ideologico per eccellenza .
Oggi in prima pagina ci sono due articoli interessanti, uno reca una considerazione del capo della chiesa cattolica che fiuta il cambiamento dell’aria “il welfare è infrastruttura per la crescita”, dice Bergoglio , il che è corretto, storicamente, economicamente e scientificamente, peccato che per 4 decadi la sposa di Cristo sia andata a letto e soprattutto a tavola con chi sosteneva il contrario, da Pinochet a Monti.
L’altro invece riguarda Draghi ed è apprezzabile per molte ragioni.
La prima è che è divertente, nel finale si spoglia dei panni dell’ estorsero per indossare il cappello del clown e asserisce :

“I banchieri centrali non vogliono essere invadenti e non vogliono dire ai governi cosa devono fare”.

Divertente e al tempo stesso incommentabile , ma anche tutto il resto è notevole ; il funzionario Goldman Sachs ci avvisa che la situazione diverrà esplosiva se non si percorrerà quella strada di “riforme” che il “non invadente” frammassone da anni impone ai Parlamenti legittimi nel nome delle banche , riforme che riconosce “in gran parte attuate” , solo che a differenza dei suoi vecchi (e più altolocati) complici del FMI non gli punge vaghezza che proprio in esse risieda la causa della crisi, tant’é vero che difende la Fornero architrave del fallimento montiano.
Ma il FMI è espressione dell’Impero mentre lui è il governatore delle Colonia Europea e il suo compito storico, almeno dai tempi del Britannia , è favorire lo shopping continentale alle borse d’Oltreoceano per il tramite delle esecuzioni fallimentari .

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