Da AltaRoma a Farmacap, il Comune mette in vendita 27 società partecipate


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Alla fine non ne resteranno più di dieci. Ma saranno solo quelle che erogano servizi pubblici non disponibili sul mercato. Tutte le altre via. Vendute o liquidate. E dire che ci avevano provato tutti i sindaci degli ultimi vent’anni a disboscare la giunga delle partecipate comunali. Col risultato paradossale che anziché diminuire, aumentavano sempre. Fino a oggi.

Ieri sera, dopo mesi di trattative e aggiustamenti last minute, sotto la mannaia del governo che ha imposto all’amministrazione Marino un piano di rientro e di razionalizzazione delle aziende davvero spietato, l’assemblea capitolina ha approvato la delibera che cancella 27 società di primo e secondo livello (tra cui Multiservizi, Bravobus e AltaRoma), liquidando  –  sebbene con percorsi diversi  –  Assicurazioni di Roma e Farmacap. “Un risultato storico” ha subito esultato il sindaco. “La capitale ha compiuto la scelta di concentrare tutto il suo impegno sui servizi ai cittadini e di uscire dalle partecipate non strategiche. Non si tratta solo di ridurre dei costi, ma anche di rendere più efficace e puntuale il lavoro dell’amministrazione. Siamo il primo Comune a fare un simile passo”.

Una lista piuttosto lunga, fatta anche di quote in società prestigiose come Acea Ato2 e Aeroporti di Roma, per le quali verranno tuttavia predisposti patti parasociali che consentiranno al Campidoglio di mantenere un posto nei rispettivi cda. Oppure la Centrale del Latte, entrata nell’elenco all’ultimo istante nonostante il contenzioso giudiziario ancora in corso; insieme a Centro agroalimentare, Centro fiori ed Eur spa, che però non verrà ceduta subito. Risparmio atteso: 150 milioni. Unico ripensamento, al netto della partita stralciata su Investimenti spa: il Sistema Biblioteche, che non verrà “assorbito” dal Dipartimento Cultura ma resterà autonomo, anche se le retribuzioni dei dipendenti verranno riviste al ribasso.

Non è stato facile trovare la quadra. Specie sulle situazioni più “dolorose”: ovvero Farmacap e Assicurazioni di Roma. C’è voluta un’altra giornata di trattative prima in commissione Bilancio, dove è stato varato il maxi-emendamento licenziato in mattinata dalla giunta, e poi in aula. Al termine delle quali però la maggioranza si è ricompattata, affondando le opposizioni e le loro grida alla “svendita dei gioielli di famiglia: qui si danno via anche le aziende in utile”. Determinante è stato l’inserimento in delibera della cosiddetta “clausola Ferrari”, dal presidente della commissione che l’ha fortemente voluta per salvaguardare i lavoratori delle società in liquidazione, laddove espressamente si dice che saranno messi a punto “idonei piani di ricollocazione” in altre aziende del Comune. Con una garanzia in più: il mantenimento del profilo professionale e della retribuzione maturati fino a oggi. E affinché non resti una promessa “proporrò all’assessore Scozzese un tavolo permanente di monitoraggio: fra i dipendenti ci sono delle competenze alte, è giusto che vengano rispettate”.

Diverso il percorso immaginato invece per Farmacap. Dove un commissario liquidatore dovrà predisporre “entro il 31 maggio 2015 un piano volto a garantire la continuità aziendale” anche attraverso “la trasformazione da azienda speciale in spa a maggioranza pubblica, la compartecipazione dei dipendenti alla gestione e la valorizzazione degli asset patrimoniali e industriali”. Eur spa verrà invece ceduta, ma non ora: la vendita della quota condizionata all’esito del percorso di ristrutturazione della società avviato insieme al Tesoro e ai Beni Culturali, oltre che al completamento della Nuvola di Fuksas. Soddisfatta la maggioranza, anche se “non è il finale che avevamo auspicato” sbuffa Peciola, capogruppo di Sel che ha votato contro la liquidazione di Farmacap e AceaAto2. Ma sembra più un gioco delle parti.

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