Ft: “L’Italia nell’Asian Infrastructure Investment Bank voluta da Pechino”


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L’Italia aderisce all’Istituto fondato dalla Cina per attrarre investimenti in infrastrutture, in competizione con la Banca Mondiale di Washington e l’Asian Development Bank sponsorizzata dagli Usa. Il Tesoro: “Vogliamo diventare membri fondatori”

LONDRA – Dopo la Gran Bretagna, il cui passo ha irritato profondamente gli Stati Uniti, anche l’Italia ha accettato di entrare a far parte della Asian Infrastructure Investment Bank. Con lei la Fracia e la Germania. La AIIB è l’istituto finanziario promosso dalla Cina per costituire – secondo gli Usa – un’alternativa alla Banca Mondiale di Washington e all’Asian Development Bank, sponsorizzata dall’America.

La notizia è stata rivelata dalFinancial Times e confermata poi da un comunicato ufficiale del Tesoro, secondo il quale Berlino, Roma e Parigi “vogliono diventare membri fondatori dell’AIIB”.

Nella ricostruzione del quotidiano della City, l’istituto, voluto con forza da Pechino, è visto come fumo negli occhi dagli Usa. Washington, scrive il Ft, ha fatto di tutto per evitare che nazioni occidentali entrassero nella Aiib. L’istituto, fondato a Pechino lo scorso anno, punta ad attrarre investimenti in infrastrutture in settori come trasporti, energia e telecomunicazioni in tutta l’Asia.

Tra i Paesi della regione, ma rimasti finora fuori dalla AIIB, si contano Giappone, Corea del Sud e Australia. A Canberra, però, il premier Tony Abbott ha fatto sapere che a breve farà una scelta finale.

Anche Seul potrebbe rivalutare il suo no all’ingresso nella AIIB, scrive ilFinancial Times. Mentre il Giappone, insieme agli Usa il maggior ‘azionista’ della Asian Development Bank, ne resterà fuori, anche per l’accesa rivalità storica con Pechino, alimentata negli ultimi anni dalla contesa sulle isole Senkaku (per Tokyo) Diaoyu (per Pechino).

La AIIB, scrive il Financial Times che cita fonti Ue, avrà a disposizione un bilancio di 50 miliardi di dollari. “La decisione dei Paesi Ue – sottolinea il Ft – rappresenta una significativa sconfitta per l’amministrazione Obama, secondo la quale i Paesi occidentali avrebbero avuto una maggiore influenza sulla nuova banca se tutti insieme ne fossero rimasti fuori”.

L’iniziativa dell’AIIB, “lanciata dal presidente (cinese) Xi Jinping è uno degli elementi di una “offensiva più ampia di Pechino per creare nuove istituzioni economiche e finanziarie che ne accresceranno l’influenza internazionale”.

Washington ha accolto con apparente neutralità la notizia, riferita dal Financial Times, che dopo la Gran Bretagna anche Italia, Francia e Germania hanno aderito alla ‘Asian Infrastructure Investment Bank’, l’istituto finanziario promosso dalla Cina per costituire un’alternativa alla Banca Mondiale di Washington e alla ‘Asian Development Bank’, sponsorizzata sempre dall’America.

Il responsabile del desk Asia-Pacifico del dipartimento di Stato,  Daniel Russel da Seul, ha chiarito che i dubbi Usa sulla AIIB restano ma, ha aggiunto, ogni singola nazione è libera di aderire al progetto: “Ogni governo può fare le proprie scelte (sul fatto che) il modo (migliore) per raggiungere i propri obiettivi sia quello di entrare a far parte (di AIIB) prima che i termini dell’accordo sia chiariti o se sia quello di aspettare per vedere quali saranno i risultati una volta che la banca avrà iniziato ad operare”.

Il riferimento è alla scadenza del 31 marzo, fissata da Pechino, per i Paesi che intendono aderire all’AIIB con la status privilegiato di membri fondatori e non di semplici componenti, in caso di ingresso dopo la fine del mese.015437212-b2198dde-9c52-4968-ad35-b77fe39e28dd

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