Ispo, Mannheimer patteggia un anno e 11 mesi per frode


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Accordo tra il sondaggista e la procura di Milano dopo il coinvolgimento in una inchiesta per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale. Determinanti i risarcimenti del danno tributario: il presidente Ispo ha versato 6,3 milioni, il commercialista 1 milione

 

MILANO – Il sondaggista Renato Mannheimer, presidente dell’Ispo, ha chiuso con un patteggiamento a un anno e 11 mesi (pena sospesa) il suo coinvolgimento in una inchiesta per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, che sarebbe stata realizzata attraverso uno schema di false fatture. Il gup del Tribunale di Milano ha ratificato oggi l’accordo raggiunto con la procura di Milano per Mannheimer e altre tre persone, tra le quali il commercialista del sondaggista, Francesco Mario Merlo, a un anno, 11 mesi e 11 giorni.

Per il patteggiamento, ha spiegato il gup Cristina di Censo nelle motivazioni contestuali, sono stati “determinanti” i risarcimenti integrali “del danno tributario”. Mannheimer ha versato al fisco 6,3 milioni di euro e Merlo 1 milione. Inoltre, per il giudice, i due hanno avuto “un atteggiamento remissivo, leale, collaborativo” nel corso del procedimento.

Lo stesso giudice ha ratificato i patteggiamenti di altri due imputati, Giovanni Battista Colleoni a 2 anni e 4 mesi (pena più alta perché non ha risarcito) e il tunisimo Hedi Kamoun a un anno e 11 mesi (pena sospesa). Nel corso della stessa udienza, il giudice ha prosciolto dalle accuse, nel processo con rito abbreviato, due persone, la moglie di Francesco Merlo, Emanuela Ajelli, e il di lei fratello, Umberto Ajello, socio di Merlo. Sono stati, invece, rinviati a giudizio per concorso in frode fiscale Dan Singer e Angela Corbetta. Il processo a loro carico inizierà il 17 aprile prossimo. La posizione di Ezio Paolo Merlo, fratello del commercialista che ha patteggiato, è stata stralciata per un difetto di notifica, in quanto non è stato possibile raggiungerlo in Venezuela, dove risulta residente. In questo procedimento era stato indagato, e la sua posizione già stralciata, anche Carlo Gerosa, residente a Lugano, già coinvolto nell’inchiesta della procura di Busto Arsizio sulla commessa indiana di Agusta Westland (gruppo Finmeccanica).

Renato Mannheimer, secondo l’accusa formulata dal Pm di Milano, Adriano Scudieri, titolare dell’inchiesta, sarebbe stato “l’ideatore e beneficiario dell’attività fraudolenta, posta in essere attraverso il consulente e commercialista Merlo” e tramite alcune società “filtro” e “cartiere” tunisine. Il sondaggista, “al fine di evadere le imposte sui redditi e sull’Iva, nelle dichiarazioni fiscali societarie per gli anni dal 2004 al 2010”, avrebbe utilizzato fatture “per operazioni inesistenti utilizzate dalle società effettivamente operative da lui amministrate, emesse dalle società filtro”, e di “fatture per operazioni inesistenti utilizzate dalle società filtro da lui di fatto amministrate, emesse dalle società cartiere tunisine”.

Inoltre, sempre secondo l’accusa, avrebbe poi trasferito “il provento dell’evasione alle società cartiere tunisine per poi veicolare l’illecito profitto su conti a lui riconducibili radicati in Svizzera, in Antigua e Lussemburgo”. Contestualmente, il commercialista Merlo avrebbe agito “come fiduciario” di Mannheimer, “incaricato della movimentazione del denaro frutto dell’attività illecita verso l’estero”.150204616-8a9065f2-f6f2-4589-bb49-63f4a51608df

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