Critica della ragione tecnologica: i falsi miti e il determinismo del futuro


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Due giorni per fare il punto, anzi per unire i puntini. La due giorni che si terrà a partire dal 23 gennaio alla Triennale di Milano sarà un appuntamento per discutere e per ripassare quanto abbiamo intuito di noi e del nostro futuro. Il programma è organizzato in tre tipologie di incontri: gli screening, proiezioni di documentari e serie televisive a tema; i ping pong, rapidi confronti a due su un romanzo o su un saggio di recente pubblicazione moderati da uno dei curatori; i talk, relazioni di intellettuali italiani e stranieri, presenti in sala o in collegamento Skype. Il convegno rientra tra le attività della XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano dal titolo “21st Century. Design After Design” che si svolgerà nel 2016. Ecco il manifesto e l’incip dell’evento organizzato da Matteo Bittanti e Gianni Canova.
«Avevano detto che le nuove tecnologie democratizzano la cultura. Quello che non ci hanno detto è che su internet il lavoro intellettuale non vale più niente.
Avevano detto che i new media creano l’uomo nuovo. Quello che non ci hanno detto è che l’uomo nuovo è incapace di concentrarsi per più di otto secondi.
Avevano detto che le nuove tecnologie stimolano la socializzazione. Quello che non ci hanno detto è che i social media incentivano la solitudine di massa.
Avevano detto che le nuove tecnologie rendono liberi. Quello che non ci hanno detto è che saresti diventato schiavo del tuo smartphone.
Avevano detto che con le nuove tecnologie potevamo pensare fuori dagli schemi. Quello che non ci hanno detto è che saremmo rimasti incollati agli schermi.
Avevano detto che con le nuove tecnologie potevi inventarti nuovi lavori. Quello che non ci hanno detto è che saremmo diventati stagisti per sempre.
Avevano detto che le nuove tecnologie danno una voce a tutti. Quello che non ci hanno detto è che il rumore di fondo della rete rende ciechi, sordi e indifferenti.
Avevano detto che internet ci avrebbe trasformato in scrittori, registi, musicisti. Quello che non ci hanno detto è che nessuno avrebbe letto, ascoltato, guardato il nostro lavoro».
(da Critica della Retorica Tecnologica di Matteo Bittanti, 2014)

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