Piazza Fontana 12 dicembre ’69: la madre di tutte le stragi


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Tutti i processi lo hanno stabilito, senza il minimo dubbio: un gruppo di neofascisti ideò ed eseguì l’attentato. Ma nessuno è stato condannato.Nel 2009 Napolitano invitò al Quirinale le vedove Pinelli e Calabresi:  ”Un passettino avanti verso la verità”, disse Licia Pinelli. Purtroppo non è ancora così. I cinegiornali Luce testimoniano tuttavia come la violenza stragista non passò tra la gente comune

di PIERO COLAPRICO  

Viene chiamata la “madre di tutte le stragi”, ma è anche un abisso senza fondo, e rimasto senza giustizia. Sono passati 45 anni dal 12 dicembre 1969. La bomba esplose a Milano, nella banca dell’Agricoltura, di pomeriggio. “È scoppiata una caldaia”, questo il primo allarme alla centrale radio della questura. Diciassette morti, una novantina i feriti. Invece era il plastico, chiuso in una valigetta. In 300mila andarono ai funerali, chiunque c’è stato ricorda il silenzio e il vento. Il golpe, che molti temevano, non ci fu. E basta riascoltare i cinegiornali Luce per rendersi conto come la violenza stragista ”non passò” tra la gente comune.
Tutti i processi hanno circoscritto, senza il minimo dubbio, un gruppo di neofascisti come ideatori ed esecutori della strage: ma nessuno di loro è stato condannato. Di certo, a rileggere le carte giudiziarie con il senno di poi, restano inspiegabili le accuse a Pietro Valpreda, anarchico, bollato come “il mostro” sin dalle prime fai delle indagini. E spaventosa è la morte di un altro anarchico, Giuseppe Pinelli, avvenuta in questura a Milano, durante un interrogatorio illegale: precipitò dalle finestre dell’ufficio politico diretto dal commissario Luigi Calabresi. E la gigantesca tragedia non finisce qui. Lo stesso Calabresi – occorre ricordare altre due essenziali date – venne ucciso sotto casa, sempre a Milano, in via Cherubini il 17 maggio del ’72. E, un anno dopo, davanti alla questura in via Fatebenefratelli, mentre si teneva la celebrazione dell’omicidio, arrivò un soggetto che mai ha aperto seriamente bocca, Gianfranco Bertoli, il quale lanciò una bomba, che uccide quattro persone e ne ferisce 45.

Nel 2009 il presidente Giorgio Napolitano invitò al Quirinale le vedove Pinelli e Calabresi: “Un passettino avanti verso la verità”, disse Licia Pinelli. Purtroppo per lei, e per tutti noi, e per la storia, non ha ancora avuto ragione. Sono innegabili alcuni “depistaggi”, eseguiti da uomini di Stato durante le varie indagini sulle stragi, e le responsabilità neo-fasciste, ma lo stesso Valpreda, rimasto in carcere innocente per più di tre anni, diceva: “Un tassista ha riconosciuto me, stanco e spettinato, tra alcuni agenti ben rasati e puliti, avvalorando le balle della polizia. Quasi subito è emersa la verità, e cioè che quella a Milano era una bomba dei gruppi fascisti d’accordo con i servizi segreti, nel quadro di un disegno europeo, ma bisognava trovare un colpevole di sinistra, e chi c’era di meglio di noi?”.

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