Pechino investe 1,2 miliardi a Londra: sui docks del Tamigi una China-city per il business


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Un imponente progetto per creare un business district “Asian oriented”: sarà dedicato a imprese, negozi e finanziarie provenienti dall’Est. Il nuovo quartiere potrà creare 20mila posti di lavoro. Per l’architetto sir Terry Farrell è un ritorno al passato: “L’East End sarà di nuovo il cuore commerciale” della capitale Uk

 ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA – Sulle rive del Tamigi, al posto di vecchi docks portuali abbandonati e di un immenso parcheggio, sta per nascere una nuova e sfavillante Little China. Con un investimento da 1 miliardo di sterline (1 miliardo e 200 milioni di euro), una società cinese si appresta a costruire un grande “business district”, un quartiere degli affari, sulla riva settentrionale del fiume che attraversa Londra. “Diventerà il terzo polo finanziario-commerciale della metropoli, dopo la City e Canary Wharf”, predice Xu Weiping, presidente della Advanced Business Park, la compagnia autrice del progetto. E sarà il primo polo “Asian oriented” della capitale, ovvero orientato verso l’Asia, attirando decine e decine di imprese, uffici, negozi di aziende dell’Estremo Oriente, interessante ad avere una sede a Londra. Chinatown, la zona di ristoranti e botteghe cinesi nel cuore della città, di fatto poco più che una strada per turisti, in confronto è un pigmeo. Questa sarà una China-city: otto piazze, un viale da passeggio pedonale lungo il Tamigi, una “high street”, il nome con cui qui si identificano le vie dello shopping, appartamenti ammobiliati stile residence, centri commerciali, caffè, ristoranti, boutique.

Secondo il Financial Times, che annuncia oggi l’iniziativa, si tratta di uno dei più grossi investimenti cinesi nel Regno Unito fino a questo momento. “Trasformeremo un’area derelitta in un vibrante angolo di Londra”, promette il presidente

Xu, che darà l’esempio trasferendo il quartier generale della sua società da Pechino alla capitale britannica. Si calcola che complessivamente il nuovo quartiere potrà creare 20 mila nuovi posti di lavoro. Avrà eccellenti collegamenti con la nuova linea ferroviaria Cross Rail in corso di ultimazione, sarà vicino al City Airport, ci si potrà arrivare con la Docklands Railway Line, la soprelevata connessa alla metropolitana.

“Sarà una pietra miliare nella rigenerazione di East Londra”, dice l’esperto di urbanistica Stuart Robinson al quotidiano della City. L’East End è un cantiere da almeno due anni: lo stadio e il villaggio olimpico, insieme ad altre strutture costruire per i Giochi del 2012 e ora riadattate a grande parco urbano, hanno rivoluzionato il quartiere di Stratford. Una società di investimenti irlandese e una di Singapore stanno costruendo 3400 abitazioni dentro il guscio di altri docks in disuso sulla riva nord del Tamigi e questa settimana è stato annunciato un piano per mettere in piedi, anzi sull’acqua, un villaggio galleggiante davanti ai Royal Docks, praticamente di fronte alla Little China in procinto di nascere, ribattezzato ironicamente dai giornali “un ghetto per yuppies”.

Secondo l’architetto che ha disegnato Little China, sir Terry Farrell, si tratta di un ritorno alle origini: “I Royal Docks furono storicamente il cuore commerciale di Londra, quando il Tamigi era il porto fluviale su cui arrivavano merci da ogni angolo dell’Impero britannico. Ora diventeranno il cuore del commercio della Londra del 21esimo secolo”. Che evidentemente si prepara a stupirci non meno di quella del 20esimo.

(25 luglio 2014)

 

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