Inchiesta Sopaf, arrestati fratelli Magnoni: indagati per associazione a delinquere


che bei curriculum.

 

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Inchiesta Sopaf, arrestati fratelli Magnoni: indagati per associazione a delinquere

I reati contestati agli indagati  dalla magistratura di Milano sono associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, truffa, appropriazione indebita e frode fiscale. Avrebbero distratto soldi dalla società e danneggiato gli enti previdenziali di giornalisti, medici e ragionieri

MILANO – I fratelli Ruggero, Aldo e Giorgio Magnoni, e il figlio di quest’ultimo, Luca, sono stati arrestati dalla Guardia di finanza in un’inchiesta che riguarda la holding di partecipazione finanziaria Sopaf. I reati contestati agli indagati dalla magistratura di Milano sono associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, truffa, appropriazione indebita e frode fiscale. I finanzieri avrebbero accertato una distrazione di oltre 100 milioni di euro dal patrimonio della Sopaf, società in regime di concordato preventivo.

I fratelli Magnoni sono personaggi noti della finanza:Ruggero è stato vice presidente Europa di Lehman Brothers, presidente di Nomura Italia (chiamata in causa, per via del derivato Alexandria, nell’inchiesta Mps per cui sono a processo l’ex presidente della banca Giuseppe Mussari e l’ex dg Antonio Vigni) e in passato ha partecipato anche alla scalata Telecom, la “madre” di tutte le Opa. Legato a Roberto Colaninno siede nel Cda di Immsi, la holding dell’imprenditore mantovano, che controlla Piaggio ed è azionista al 10% di Alitalia.

Aldo Magnoni è stato l’ideatore dell’Oak Fund, pure intervenuto nella scalata Telecom e diventato celebre perché secondo alcune ricostruzioni avrebbe nascosto i fondi per il Partito democratico della sinistra;Giorgio Magnoni e il figlio Luca sono rispettivamente amministratore delegato e consigliere della Sopaf di cui il 17 aprile è stato omologato il

concordato preventivo. Il padre di Ruggero, Aldo e Giorgio, Giuliano, fu socio e consuocero del finanziere Michele Sindona. La famiglia è rimasta invischiata in numerose vicende giudiziarie, dopo quella relativa ai fondi immobiliari Calatrava e Aster, ai progetti MiLuce e Santa Monica, Banca Network, con Vegagest immobiliare Cassa di risparmio di Ferrara, Aldo e Giorgio Magnoni hano incassato una condanna in primo grado.

Oltre ai quattro componenti della famiglia Magnoni sono stati arrestati dalla Guardia di finanza ancheAndrea Toschi e Alberto Ciaperoni. Toschi è stato in passato presidente di Arner Bank, la banca il cui conto corrente numero uno era intestato a Silvio Berlusconi, e amministratore delegato della società di gestione risparmio Adenium, controllata al 100 per cento da Sopaf.

Alcuni degli indagati, attraverso la società Adenium, si sarebbero appropriati di fondi per oltre 50 milioni di euro della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri e periti commerciali, di sette milioni di euro dell’Inpgi, istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani e di 20 dall’Enpam (Medici). Gli istituti sono parti lese nell’inchiesta: perquisizioni per la ricerca di ulteriori prove a carico degli arrestati sono in corso da parte delle fiamme gialle negli uffici di Paolo Saltarelli, presidente della Cassa di previdenza dei ragionieri, e di Andrea Camporese, presidente dell’Inpgi.

I militari del nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza hanno arrestato anche Gianluca Selvi, dominus della società Hps, ritenuto dagli inquirenti personaggio chiave nell’appropriazione dei fondi, per 52 milioni di euro, della cassa di previdenza dei ragionieri. Le misure cautelari eseguite sono dunque complessivamente sette. Sono state richieste dal pm di Milano Gaetano Ruta, che ha diretto le indagini, e sono state disposte dal gip Donatella Banci Buonamici.

Gli investigatori hanno accertato che la società Adenium tramite la propria controllata lussemburghese Adenium Sicav avrebbe sottoscritto titoli per 52 milioni di euro gestiti dalla società Hps di Selvi. Il denaro, attraverso società off shore sarebbe stato trasferito su conti bancari alle isole Bermuda e Maurutius, e sarebbero poi rientrati in Italia a disposizione di alcuni degli arrestati.

Diverso il meccanismo attraverso il quale sarebbero stati truffati l’istituto di previdenza dei giornalisti per sette milioni di euro e anche l’ente di previdenza dei medici per venti milioni di euro: la Sopaf – hanno accertato i finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria – che gestiva parte del patrimonio dei due istituti avrebbe acquistato quote del Fondo immobili pubblici (Fip) e li avrebbe rivenduti dopo alcuni giorni a Inpgi ed Enpam, realizzando in tal modo un profitto ritenuto illecito.

La Guardia di finanza ha sequestrato 65 immobili la maggior parte nel centro di Milano riconducibili agli indagati, una decina in tutto oltre agli arrestati, villette residenziali, autovetture ed ha bloccato oltre 250 rapporti bancari in varie parti d’Italia.

Le carte. Per la procura Giorgio Magnoni è il “promotore e capo dell’associazione, oltre che vice presidente del gruppo Sopaf” e inoltre “presiedeva a tutte le attività illecite del gruppo coordinandone la strategia e stabilendo tempi e modi di attuazione delle operazioni”. Il figlio Luca, “assisteva e collaborava in tutte le attività illecite dell’associazione, condividendone l’attuazione con gli altri membri”, quando Aldo Magnoni era “deputato a seguire le operazioni immobiliari, curava le attività connesse alla realizzazione di guadagni in pregiudizio delle controparti negoziali e al loro occultamento”, mentre l’altro fratello Ruggero, “formalmente privo di cariche sociali nel gruppo Sopaf, svolgeva un ruolo attivo quale amministratore di fatto, assistendo e collaborando in particolare nella costruzione di operazioni finanziarie finalizzate al conseguimento di profitti illeciti”.

Per quanto riguarda gli altri due indagati destinatari oggi di una ordinanza di misura cautelare, Andrea Toschi faceva parte dell’associazione in quanto “amministratore delegato della controllata Adenium sgr, sfruttava la propria rete di relazioni esterne per agevolare la realizzazione di operazioni illecite e conseguire i relativi guadagni”, mentre Alberto Ciaperoni, “quale direttore finanziario del gruppo e amministratore di Adenium Sgr, si adoperava per la costruzione delle operazioni finalizzate alla realizzazione dei guadagni illeciti”, come si legge da alcuni atti di indagine.

(09 maggio 2014)

 

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