New York, Il sogno di sinistra di Bill de Blasio: “Vogliono fermarmi ma cambierò la città”


fonte

New York, Il sogno di sinistra di Bill de Blasio: "Vogliono fermarmi ma cambierò la città"

A quattro mesi dall’insediamento il sindaco racconta le sue sfide e le difficoltà: “Nella Grande Mela – dice – ci sono troppo disuguaglianze”. E si sfoga: “Quanti ostacoli e resistenze. Ora bisogna correre”

 FEDERICO RAMPINI

 

NEW YORK – “Quattro mesi da sindaco, e quanti ostacoli ho già incontrato sulla mia strada! Se cerchi di aiutare chi ha più bisogno ti scontri con dei roadblocks, delle vere barriere. Ma io ho imparato che i contrasti ci rafforzano, ci danno energia. E sono fiero dei primi risultati: nuovi diritti per i lavoratori, asili nido pubblici per tutti, documenti agli immigrati irregolari”.

Bill de Blasio si sfoga, è in vena di confidenze. Incontro il neo-sindaco di New York in un luogo che per lui è un ritorno al passato. Columbia University, School of International and Public Affairs. Qui prese un master in politica internazionale nel ’79, specializzandosi sull’America latina, a un’epoca di lotte anti-imperialiste che lo avevano portato a simpatizzare coi sandinisti del Nicaragua. Questo gli ispira altri ricordi: l’inizio della sua carriera politica, nel 1990 come addetto stampa del sindaco afroamericano David Dinkins. “Ero seduto alla mia scrivania nell’ufficio stampa – racconta – quando vidi apparire una giovane donna nera. Colpo di fulmine, proprio come nei film: con musica di violini in cielo. Era Chirlane. Lei non sentì nessun violino. Ci volle un lungo corteggiamento per convincerla a sposarmi. Ora, quando vedete la capigliatura leonina di mio figlio Davide, sapete che è tutto merito di Chirlane”. Della moglie lui ricorda anche una battuta sui suoi studi universitari: “Un master in affari internazionali è obbligatorio, per governare New York”.

Ecco, governare New York: a che punto siamo? La campagna elettorale di de Blasio suscitò aspettative enormi a sinistra, e una ripulsa dei conservatori che lo accusarono di essere un comunista, istigatore della lotta di classe. Lui non si tira indietro, anche adesso descrive la Grande Mela “come il romanzo di Dickens intitolato la storia di due città: qui abbiamo una concentrazione di ricchi unica al mondo, e poi 46% di concittadini che si avvicinano alla soglia della povertà”. Ma quattro mesi dopo l’insediamento, se uno legge solo i tabloid cittadini ha l’impressione che de Blasio si stia occupando solo di mettere al bando le carrozze di cavalli a Central Park. Lui reagisce elencando ben altre battaglie, già vinte: “Ho fatto approvare la nuova normativa sulle assenze di malattia per i lavoratori, un diritto fondamentale che aumenta la loro sicurezza economica. Ho garantito il pre-kindergarten (asilo nido) a tempo pieno per ogni bambino di New York, un altro sostegno essenziale per le famiglie di lavoratori. 

Mezzo milione di newyorchesi che non hanno il permesso di residenza otterranno un documento d’identità che è un fattore di dignità. E da qui andiamo avanti: sto per lanciare un piano di costruzione di 200.000 abitazioni popolari, con fitti abbordabili per i lavoratori”. Ha avuto anche le battute d’arresto, forse momentanee. Non tanto sui cavalli di Central Park ma su questioni sostanziali. Il suo progetto di aumentare le tasse sui ricchi, si è arenato davanti alla resistenza di un compagno di partito, l’altro italo-americano ai vertici della politica locale, il governatore dello Stato Andrew Cuomo, un moderato che non vuole fare il Robin Hood. De Blasio non lo nomina, non fa polemiche dirette, però è chiaro con chi ce l’ha: “Qui c’è troppa devozione verso il gradualismo. Io invece sono convinto che sia il momento di fare cose audaci. Abbiamo delle sfide enormi di fronte: le diseguaglianze crescenti, il declino della classe media, il decadimento delle infrastrutture, la minaccia del cambiamento climatico. Contro problemi di queste dimensioni, non si procede con la politica dei piccoli passi”. De Blasio ha un modello, il suo politico ideale, punto di riferimento costante. “Franklin Roosevelt, un newyorchese anche lui. Davanti alla Grande Depressione dovette navigare senza carte geografiche. Lo fece con spirito d’innovazione, audacia, creatività. Fu costretto a inventare un nuovo ruolo per lo Stato, a darsi compiti che nessun politico aveva mai avuto. Mi spiace dover fare dei paragoni con la Grande Depressione, ma purtroppo le analogie sono reali. Le diseguaglianze sono tornate a quei livelli”. A chi gli ribatte che una politica troppo radicale viene sconfitta dalle resistenze, lui ribatte duro: “Sì, è quello che si diceva 103 anni fa, quando il terribile incendio di una fabbrica tessile uccise 146 operaie qui a New York. Secondo l’establishment e il senso comune di allora, era impossibile varare regole sulla sicurezza dei lavoratori, e contro lo sfruttamento minorile, invece lo si è fatto”. 

Oggi questa metropoli sta cambiando sotto gli occhi del suo sindaco, per effetto di una bolla immobiliare che accelera la gentrification: l’espulsione di lavoratori e ceto medio, l’avanzata di nuovi ricchi che possono sostenere questo costo della vita. Lui ha una strategia per difendere il tessuto sociale degli ultimi quartieri popolari. “L’occasione ci viene imposta dal cambiamento climatico, dai danni già subiti con l’uragano Sandy. Sto per lanciare un vasto piano di ristrutturazioni di edifici pubblici, dalle scuole alle case popolari, che persegue due obiettivi paralleli: prepararci agli effetti del cambiamento climatico, e creare posti di lavoro per le stesse persone che abitano in quei quartieri oggi degradati”. 

Barack Obama lo sostiene vigorosamente, ma da Washington il sindaco non riceve aiuti concreti perché la politica federale è ostaggio dei veti repubblicani. Scrolla le spalle. “Le regole del gioco politico si cambiano partendo dal basso, una città alla volta. È raro che i governi siano all’avanguardia, il vero cambiamento viene dalla base, dalla società civile. Dobbiamo credere in noi stessi, andare avanti nonostante tutto, sperando che alla fine si accenda una luce anche su Washington”. 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: