Hersh: “Non fu la Siria a usare le armi chimiche”


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Foto: Siria, tutti i segreti della guerra chimica
u Repubblica in edicola l’inchiesta “Tutti i segreti della guerra chimica”. Secondo il premio Pulitzer fu un complotto per provocare l’intervento Usa, con il probabile coinvolgimento della Turchia. Per questo Obama si fermò all’ultimo momento.

Su Repubblica in edicola oggi l’inchiesta del premio Pulitzer Seymour Hersh sulla guerra chimica in Siria.

Secondo il giornalista investigativo l’attacco del 21 agosto nei sobborghi di Damasco non fu provocato dal governo siriano ma dai ribelli. Le accuse ad Assad servivano per provocare l’intervento americano nella guerra civile. Si trattava di un complotto in cui era coinvolta la Turchia di Erdogan.

Secondo la fonte riservata utilizzata da Hersh fu l’intelligence britannico, in collaborazione con i servizi russi, ha fornire le prove che gli agenti chimici utilizzati non provenivano dagli arsenali del governo siriano, ma dai ribelli. L’intelligence americano sapeva che i ribelli di al Nusra, sostenuti dalla Turchia, stavano producendo armi chimiche. Il premier Erdogan aveva assoluto bisogno in quella fase che gli Stati Uniti intervenissero a fianco dei ribelli che stavano perdendo la guerra.

Il 31 agosto il presidente Obama sospese l’attacco programmato per il 2 settembre e chiese un voto del Congresso. Era un modo per evitare l’intervento senza perdere la faccia, dopo aver affermato che le armi chimiche nell’attacco del 21 agosto erano state usate dal governo siriano. La Casa Bianca allora appoggiò la mediazione russa per convincere Assad a rinunciare alle armi chimiche per via diplomatica.

Seymour Hersh è uno dei decani del giornalismo investigativo americano, collabora con il New Yorker. Vinse il premio Pulitzer nel 1970 per il reportage sul massacro di My Lai del marzo 1968 durante la guerra del Vietnam, in cui le forze armate americane uccisero deliberatamente almeno 109 civili. Tra le sue inchieste più famose i servizi sulle torture nella prigione di Abu Ghraib in Iraq nel 2004. (a.d.)

Un Commento

  1. giulio nardini

    Non vi erano dubbi in proposito. Solo uno sprovveduto, o uno in malafede, poteva pensare altrimenti. Comunque la conferma di Hersh conferisce maggiore veridicità alla notizia. Certo, quanti criminali di guerra sono coinvolti nella vicenda, la maggior parte dei quali non risiedono in Siria! Non sarebbe il caso che l’ONU si desse una mossa per investigare su come stanno la cose? Perché non investigare su Arabia saudita, Qatar, ed anche sulle compagnie petrolifere che hanno forti interessi nell’area? Soltanto le sanzioni sull’Iran e il tentativo di isolare la Russia, anche senza menzionare il gas naturale, sono funzionali al mantenimento del costo del petrolio ai livelli attuali. Se ricordo bene, nel 1990 il petrolio andava intorno a 21 $ al barile. Dopo l’attacco “alleato” all’Iraq, non è più sceso sotto i 70 – 75 $ al barile, raggiungendo anche i 200 $ ed attestandosi di norma intorno a 90 – 100 $. Si sono moltiplicatio i profitti per 4 o 5 volte, perché i costi di estrazione non sono cambiati. Si pensi quanto denaro hanno fatto le compagnie petrolifere che, guarda caso, sono basate in USA, Gran Bretagna e Francia, i paesi occidentali che sostengono i ribelli in Siria. Si può dire ribelli in Siria, ma ormai non più ribelli siriani, perché la primavera siriana si è spenta quasi subito, se mai è esistita. Ormai sono tutti stranieri. E nessuno, in occidente, si rende conto che comunque i siriani sono un popolo vero: non accetteranno mai uno straniero che detti legge nella loro patria, neanche quelli che non sostengono il governo. Naturalmente il lettore comune queste cose non le sa. Pensa che ci sia un solo cattivo, il rais (che tra l’altro Napolitano aveva insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica – ci sarà stato un motivo per questo), mentre gli altri sono i buoni che vogliono la libertà. Tutte fandonie: purtroppo il male siriano è stato creato ad arte dagli interessi occidentali, parte direttamente, parte attraverso i loro leccapiedi arabi che certo non sono meglio della nomenclatura siriana. Il risultato è un numero enorme di caduti e sofferenze indicibili della popolazione. È stato distrutto un paese che, chi l’ha visitato prima della tempesta, ne ha un ricordo stupendo di pacifica convivenza tra le confessioni religiose, gentilezza della gente comune e sicurezza per i visitatori. È un delitto!

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