Fluire del tempo e percezione generazionale del mondo: il libro di Remo Bodei


fonte
Quale potrebbe essere la giusta punizione per chi usa termine “biopolitica”? E quale per chi ne abusa? [SGA]

Remo Bodei: Generazioni. Età della vita, età delle cose, Laterza, pagg. 96, euro 14

Risvolto
«Ciascuno di noi – vale la pena ricordarlo – è il risultato di una ininterrotta sequenza di viventi.»

Ogni generazione condivide il destino del proprio tempo, recupera il passato e si proietta nel futuro. La morte implica la trasmissione dei beni materiali da una generazione all’altra, ma quanto si riceve in eredità non sono soltanto cose: un intero mondo di simboli e principi si perpetua e si trasforma in questo passaggio secondo la prevalente logica del dono e della restituzione.

Se in una delle canoniche divisioni della vita umana – quella tripartita in giovinezza, maturità e vecchiaia – la preferenza era data alla maturità, simbolo di pienezza e culmine dello sviluppo dell’individuo, oggi la gioventù e la vecchiaia si dilatano e la maturità si restringe. I giovani tendono a rimanere più a lungo a casa, i vecchi cercano una seconda giovinezza e restano spesso produttivi dopo il pensionamento. Anche per effetto della crisi del welfare state muta pertanto la trama dell’esistenza individuale e dei rapporti di solidarietà tra le diverse età della vita. Si indeboliscono, in particolare, i legami sociali e la fiducia tra le generazioni.
Si potrà introdurre tra loro un nuovo, più equo e lungimirante patto? Quali saranno le modalità di restituzione di risorse materiali e immateriali – cose, sicurezza, affetti, autonomia – alle giovani generazioni?

Così cambiano le stagioni della vita
L’analisi biopolitica del filosofo Remo Bodei racconta le generazioni come luogo di conflitti e tensioni

di Roberto Esposito Repubblica 6.4.14

DATEMPO si assiste a un trasferimento di fenomeni biologici dall’ambito della natura a quello della storia. Ciò riguarda da un lato il corpo degli individui, sempre più coinvolto nelle dinamiche del potere, dall’altro il succedersi delle generazioni. A tale mutamento si rivolge, con la consueta efficacianarrativa,ilnuovolibrodiRemoBodei Generazioni. Età della vita, età delle cose (Laterza).Essoregistra,comeunsapientesismografo, il transito semantico che tale nozione sperimenta rispetto alla sua declinazione classica. Tradizionalmente intesa come eterno ciclo delle tre stagioni della vita umana – giovinezza, maturità e vecchiaia –, la generazione diventa epicentro di tensioni e conflitti che riguardano la storia e la geografia, l’economia e la politica.
A mutare è intanto la percezione che abbiamo di noi stessi nelle tre età della vita. Contro l’antico luogo comune che colloca la saggezza nella sua seconda metà, già Machiavelli rilevava come gli anziani comprendano il proprio tempo meno dei giovani. Rispetto a queste due tesi contrapposte una valutazione più equilibrata è parsa sempre quella di
Aristotele, che pone il culmine della vita nella maturità, in cui si assommano le virtù e si temperano i difetti delle altre età. Questa visione tradizionale comincia, però, a vacillare sotto la spinta delle grandi trasformazioni che investono le popolazioni europee già nel Settecento, intensificandosi nei due secoli successivi. Se già alla fine delle epidemie della lebbra e della peste la mortalità infantile tende a decrescere, successivamente la giovinezza si protrae sempre più, invadendo lo spazio un tempo riservato all’età adulta. La quale, con l’al- lungamento progressivo e sempre più accelerato della vita, si vede adesso insidiata anche da una vecchiaia essa stessa dilatata nel tempo. Così l’aumento degli estremi restringe sempre più la fascia della maturità – se oggi un quarantenne è definito ancora giovane, un sessantenne entra già nell’aspettativa del pensionamento.
Questa mutazione determina una doppia conseguenza. Da un lato una differenziazione geopolitica tra Paesi a diverso tasso di sviluppo demografico: mentre nel vecchio mondo, caratterizzato da una forte crisi di natalità, i nonni superano i nipoti, nei cosiddetti Brics – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – la proporzione s’inverte. L’altro effetto di questa vera e propria svolta biopolitica è quello di un latente conflitto tra generazioni. In Italia da qualche tempo non si parla altro che di “gerontocrazia” e di “rottamazione”, a testimonianza di un passaggio generazionale che stenta ad adattarsi al patto sociale della restituzione tra vecchi e giovani. Senza il quale, tuttavia, la società è destinata a perdere il suo collante interno e a disgregarsi.

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