Il grande travaso dei fiumi in Cina


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Angela Pascucci

Negli stessi giorni in cui una parte della Cina, il sud-est e il nord est, affoga sotto i tifoni e gli straripamenti, un’altra parte dell’immenso paese, il nord e nord-ovest, avvizzisce in una siccità epocale che ha ridotto allo stremo il secondo fiume del paese, il Fiume Giallo. Il grande corso d’acqua, che attraversa la Cina per quasi 5.500 chilometri dal Tibet al Mar di Bohai, è anche chiamato dai cinesi il «fiume madre» perché il suo immenso bacino ha dato vita nel corso di migliaia di anni a una parte rilevante e splendente della civiltà cinese. Ma oggi questa madre appare sfruttata, prosciugata, semi distrutta dalla in-civiltà corrente che sembra aver dimenticato quanto delicato sia l’equilibrio fra la terra e il cielo. Per arginare l’agonia prolungata del grande fiume il governo ha messo in cantiere una serie di progetti che, già faraonici nei piani originari, prevedono ora una serie di ulteriori ampliamenti, annunciati nei giorni scorsi.

Il concetto di base è semplice: deviare le acque dai luoghi dove abbondano verso le aree più assetate. Ma la realizzazione è una sfida agli elementi, anche se ha avuto l’approvazione del presidente Hu Jintao, ingegnere idraulico intenzionato a passare alla storia. E ci riuscirà, se avrà realizzazione piena il progetto di diversione che, attraverso una rete vastissima di canali e acquedotti sotterranei, farà affluire le acque dal bacino dello Yangtze, a sud, verso quello del Fiume Giallo, a nord. Previsione ufficiale di costo: 63 miliardi di dollari. I tempi di completamento non sono stati precisati, ma le autorità assicurano che per le Olimpiadi del 2008 una parte delle acque deviate potranno raggiungere Pechino, dove per l’occasione si aspettano 2,5 milioni di visitatori che si andranno ad aggiungere ai molti milioni di abitanti della capitale, che di certo non nuotano nell’acqua.
L’ultima fase del cosiddetto South-North Water Transfer Project è stata spiegata martedì scorso dal direttore dello Yellow River Water Conservancy Committee in una conferenza stampa. Prevede che un acquedotto occidentale, i cui lavori saranno avviati nel 2010, vada a confluire in quelli centrali e orientali, già in costruzione. Un sistema di tunnel e canali raccoglierà le acque dei fiumi Yalong, Dadu e Jinsha, che nascono negli altipiani tibetani, e le indirizzerà verso la rete di smistamento che le condurrà a nord. «Il percorso non è particolarmente lungo, ma è una sfida dal punto di vista tecnologico, e bisognerà risolvere problemi di ingegneria e di ambiente» ha dichiarato alla Reuters Liu Changming, idrologo dell’Accademia Cinese delle Scienze. Con il che vengono respinte al mittente le numerose obiezioni sollevate da un progetto che rischia di sconquassare un delicato ecosistema. Inoltre «la disponibilità idrica del Tibet dipende da ghiacciai che si stanno riducendo» fa presente Tashi Tsering, tibetano esperto delle risorse della regione all’Università della British Colombia, in Canada. Ma Pechino ha già deciso: «L’acqua del Tibet salverà la Cina» recita il titolo di un libro uscito di recente in Cina che racconta in dettaglio l’entusiasmo dei vertici per il progetto.
Nel frattempo, le autorità cercheranno di tamponare la gravissima situazione in cui versa il Fiume Giallo. Una legge, annunciata martedì, ha posto sotto il diretto controllo dello Stato centrale l’amministrazione delle acque del fiume, per la prima volta nella storia moderna della paese. Il provvedimento, che prevede un maggior controllo dell’utenza, dovrebbe servire a mettere un freno allo sfruttamento inconsulto delle acque. Tra il 1977 e il 1999 intere parti del fiume si sono completamente prosciugate per 21 volte, con un impatto devastante sullo sviluppo economico e sociale. Il fatto è che la natura sta diventando matrigna, in seguito alle percosse che le vengono inflitte, come ben spiega un rapporto commissionato nel 2005 da Greenpeace all’Accademia cinese delle scienze. I mali sono noti: deforestazione, desertificazione, costruzione di dighe e impianti idroelettrici, riscaldamento ambientale. Nella regione del corso superiore del Giume Giallo la temperatura è cresciuta di un grado negli ultimi 50 anni e i ghiacciai si sono ridotti del 17%. Oltre 3000 laghi della stessa regione si sono prosciugati negli ultimi 10 anni, con un’ ulteriore perdita del 23% del volume complessivo delle acque.

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