Ideologia della tv


* Il testo è tratto dal libro di Michele Loporcaro, Cattive notizie, Feltrinelli editore 

di Michele Loporcaro *


Nell’ultimo trentennio del Novecento molte cose sono cambiate. Dal punto di vista del linguaggio dell’informazione quotidiana, il dato principale è che la tv ha trascinato i giornali, determinando un avvicinamento progressivo di cui parleremo al capitolo 5. Questo avvicinamento ha avuto un ruolo primario nell’affermazione dell’ideale della semplificazione, che si è imposto anche nella lingua dei giornali. Tutte le analisi del linguaggio giornalistico italiano sono infatti concordi nel constatare che, a partire dagli anni settanta, si è prodotto uno “svecchiamento” che ha reso “più disinvolte le modalità espositive del giornalismo italiano” (Proietti 1992: 145-146). Oggi la lingua del giornale italiano, nelle sezioni aperte a tutti come la prima pagina, è una lingua molto più semplice e disinvolta, molto più vivace e “vicina alla gente”. E così si può certo dire per la televisione (Calabrese e Volli 1995: 175). Giornale e tv, dunque, si presentano, tengono a presentarsi, come comprensibili.

Beninteso, si prescinde qui da ogni riscontro oggettivo di questa comprensibilità. Che essa sia vera o soltanto presunta, non è qui il punto. Il punto è l’ideologia dell’autopresentazione, che è oggi un’ideologia della semplicità, prima ancora che della chiarezza. Con la lingua in cui sono porti, il giornale come il tg vogliono segnalare di non essere un mistero impenetrabile per nessun italiano. Su questo fronte, la questione della lingua appare dunque, a prima vista, risolta. E poiché la critica progressista al sistema dell’informazione italiana aveva identificato l’oscurità, retaggio della nostra secolare tradizione retorica, come strumento di realizzazione del programma reazionario dei mass media italiani, si potrebbe a priori pensare che, con le nuove e più comprensibili forme, sia cambiata anche la sostanza ideologica.

Sarebbe un errore. Nel mutare delle forme, la sostanza è rimasta invariata. Come si dimostrerà nei capitoli seguenti, la vivacizzazione, lo svecchiamento, l’avvicinamento al parlato che la linguà dei mass media italiani ha conosciuto non sono serviti — o solo apparentemente — a coinvolgere i cittadini in un circuito d’informazione più maturo, utile alla società civile. Al contrario, il restyling della lingua dei mass media ha proceduto in direzione di una enfatizzazione degli aspetti che abbiamo riassunto, al capitolo 1, sotto la formula della notizia come mito. Sempre più semplici e trasparenti, i testi proposti dai mass media italiani non sono per questo più informativi, meglio adatti a servire la dialettica democratica. Anzi, contribuiscono potentemente a determinare una situazione “che indebolisce la tenuta del pubblico raziocinio” così da lasciare il paese “esposto ai rischi del populismo, della demagogia, della perdita di presa delle argomentazioni razionali su una opinione pubblica frastornata” (Borsetti 2002: 44-45).

L’indebolimento del pubblico raziocinio è proprio l’opposto dì un programma illuministico. A questi risultati sociali non è estranea la critica alla lingua dell’istruzione scolastica e dei media di cui abbiamo riferito. Soprattutto in quanto l’ideologia della chiarezza vi è stata mescolata — nella posizione di alcune figure guida — con un invito alla semplificazione. I mass media l’hanno accolto, estremizzando: l’invito a uno stile “chiaro e semplice” è stato tradotto nella pratica di uno stile “brillante e semplificato”.7 Si è così imposto uno standard stilistico di semplificazione populistica che — lo dimostreremo nelle Parti seconda e terza — non è meno reazionario che l’oscurità.

È lecito chiedersi come mai una critica apparentemente ispirata da affiato illuministico, espressa in forme che la tradizione illuministica richiamano alla lettera, abbia potuto contribuire a determinare effetti di segno completamente opposto. La risposta sta in due contraddizioni di fondo dell’analisi: l’una riguarda l’educazione linguistica, l’altra la natura stessa dei mezzi di comunicazione di massa.

Sul primo fronte, la riedizione novecentesca della posizione antipuristica — qui esemplificata con gli scritti del suo massimo esponente, Tullio De Mauro — conteneva un’aporia. Da un lato definiva, giustamente, precisione e chiarezza di linguaggio “qualità di una grande importanza sociale” (De Mauro 1981: 15), dall’altro proponeva però, come ricetta per diffonderle, la semplificazione, mentre è evidente che con la semplificazione la precisione si perde di necessità.

Il problema della scuola italiana non era che insegnasse cose troppo complesse: ad esempio, troppi sinonimi non dell’uso parlato, dunque — suggeriva De Mauro — inutili. Del resto le parole della lingua dell’uso non c’è bisogno di impararle a scuola: la parola faccia, oggi come negli anni settanta, non è (non era) necessario insegnarla a nessun italiano. Il problema della scuola italiana era che non assolveva bene al compito d’insegnare a gestire la complessità del lessico (i sinonimi) come della grammatica (i periodi complessi), complessità comunque necessaria per i diversi usi sociali della lingua. Una complessità che, per inciso, l’intellettuale di qualsiasi parte politica invece domina, continuando a servirsene. Diversamente dal Baretti, che in effetti evitava conciossiacosaché, De Mauro non evita affatto, nei suoi scritti, anzi usa perfettamente a proposito, nella misura in cui. Ad esempio: in rapporto all’uso del dialetto, la televisione ha avuto l’effetto di farlo regredire: proprio e solo nella misura in cui di tanto in tanto il dialetto ha fatto la sua apparizione sugli schermi, esso si è palesato a milioni di italiani come un idioma legato a personaggi avviliti nella miseria ecc. (De Mauro 1970: 440, 1973: 113).

 

* Il testo è tratto dal libro di Michele Loporcaro, Cattive notizie, Feltrinelli editore 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: