Il mio appello al nuovo Pd di Renzi: riparti dai circoli


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Ricercatore, Consulente Politico

In queste settimane ho scritto poco, e l’ho fatto in quanto ho rivestito un ruolo che – rispetto alla mia formazione – non avrei mai immaginato di rivestire. In breve, sono stato il coordinatore della commissione di garanzia per il congresso del Partito Democratico di Napoli. Lo so, in molti stanno già pensando che questa veste mi è stata data per chissà quale scopo politico o quale ritorno personale. A loro dico subito “no”, l’ho fatto per una cosa che mi sta molto a cuore: lo spirito di servizio, tra l’altro in forma totalmente volontaria. E chi ha assistito al lavoro che ho fatto insieme agli altri membri della commissione può testimoniarlo.

Segnalo qualche numero per far comprendere l’enorme lavoro che è stato compiuto sulla provincia di Napoli: 120 congressi di circolo, 120 convenzioni di circolo, un congresso provinciale, 2 assemblee provinciali, 1 convenzione provinciale e, infine, le primarie dell’8 dicembre con 200 seggi su Napoli e provincia.

Il tutto in un mese, ripeto, in un mese chiamando alle urne per tre turni volte 20 mila persone, e l’8 dicembre superando le 90 mila.

Pensando alle precedenti primarie fatte a Napoli posso dirlo, con convinzione e coscienza di causa, finalmente a Napoli sono state fatte le primarie senza brogli e contestazioni. Oddio, qualche sbavatura c’è stata, ma solo per problemi politici e mai per motivazioni tecnico-procedurali. Tra l’altro tutte risolte e rientrate.

Questa premessa ai fini del post era dovuta, in quanto ciò che sto per scrivere è una prima osservazione fatta – direbbe qualche collega politologo – come osservatore partecipante.

Ho vissuto settimane intense, e quando sono entrato in commissione la prima impressione che ho avuto era che quella macchina organizzativa, quella parte del partito che aveva sede su Napoli non sarebbe mai partita. Troppi i dissidi interni, troppi gli interessi, troppi i conflitti mai risolti e ancora sospesi.

E invece, a dispetto di molti “guastatori” il congresso del PD di Napoli è andato bene. Ma la riflessione che voglio appuntare adesso è una rilevazione fatta sul campo, e riguarda i circoli del Partito Democratico. Sì, l’unità elementare, la cellula fondamentale che – nonostante tutto – tiene ancora in vita il PD.

In questi mesi penso di aver incontrato, sentito, ascoltato, discusso, anche animatamente, con centinaia di persone, ed ognuno aveva il suo modo di vedere l’organizzazione del partito. Ogni anima un voto, ma anche una visione specifica del Partito Democratico.

Avrei decine di aneddoti da raccontare, ma mi basta la suggestione – e che vorrei condividere con voi – di un uomo di 73 anni che mentre mi raccontava i problemi politici del suo circolo mi stringeva la mano e mi diceva sottovoce di non mollare e di non lasciare il PD a chi in questi anni lo aveva distrutto. Questa immagine mi passa spesso per la testa, è quella che sto conservando gelosamente e che mi da forza, ma anche tanta rabbia.

E allora mi chiedo: perché si è arrivati alla “preghiera” pur di salvare un partito? Perché quella passione per un partito che mi ha trasmesso quell’uomo oggi non la vedo così netta tra i giovani e i miei coetanei?

Mi sono dato parecchie risposte, una fra tutte è stata che il Partito Democratico – e non solo – si è dimenticato dei cosiddetti territori, e in particolare dei circoli, i veri portatori di consenso politico ed elettorale.

Mi direte, questo tema è vecchio e lo abbiamo già discusso. Vi rispondo no, perché abbiamo parlato e ci siamo confrontati molto sulla forma partito, ma mai su quale metodo usare per rafforzare i corpi intermedi in crisi ormai da decenni.

Con questo non voglio infilarmi in una sterile discussione e critica nei confronti del partito liquido, vero mantra di chi non sa come effettivamente si muovono i territori.

Ma il mio è un chiaro invito al PD, e al nuovo segretario Matteo Renzi, a riflettere e a riconsiderare che l’organizzazione del PD è da sempre stata “rete”, e di questa rete i circoli sono i nodi nevralgici e di connessione e che nessuna organizzazione che guarda all’innovazione può bistrattare.

I circoli, come direbbe Fabrizio Barca, sono la palestra politica dei militanti, o, come direbbe Francesco Nicodemo, sono il fulcro del partito community che il PD dovrebbe inseguire.

Non tenere conto di questo capitale politico, fatto di umanità, passione, rabbia, forza e partecipazione sarebbe l’errore fatale per il PD e per qualsiasi altra organizzazione sociale e politica.

P.s. sono ancora in contatto con quel 70enne e segnalo che fa dell’ottimo limoncello con i limoni presi direttamente a Sorrento.

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