Dario Fo: “Beppe ha sbagliato e credo l’abbia capito”


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«Io non adulo mai Grillo e Casaleggio, e sull’immigrazione

mi ci sono scagliato contro»

JACOPO IACOBONI
MILANO

«Ci sono rimasto male. Poi lui ha capito di aver esagerato»

Dario Fo ha appena finito un’interminabile riunione nella sua bella casa milanese, sua e di Franca, nella quale come sempre s’è appassionato. A 87 anni il premio Nobel è ancora un vulcano di progetti, ora sta portando in tour in Italia il libro della Rame per Chiarelettere, In fuga dal Senato. Ha accettato di parlare della sconfessione di Grillo dei suoi parlamentari sull’abolizione del reato di clandestinità. Le sue idee sono nette.

«Lo dice a me? Tutti quelli di sinistra ci sono rimasti malissimo leggendo quel post», spiega subito, usando per sé, classicamente, non alla maniera del Movimento cinque stelle, l’etichetta “di sinistra”.

 

Secondo lei come mai Grillo ha deciso di andarci giù così duro?

«Beppe ha sbagliato e, credo, ha anche capito, ieri sera tardi (nella notte di giovedì), di aver esagerato. Da quello che so se n’è reso conto, e c’è chi gliel’ha detto in modo franco».

 

Lei sull’immigrazione anche di recente ha sostenuto, e fatto, cose che vanno in direzione opposta rispetto a quel post.

«Ma naturalmente! Le ho dette e le ripeto. In un’occasione – nel libro che abbiamo fatto assieme con lui e Casaleggio – le ho anche scritte, per la verità. Nel libro mi sono scagliato duramente verso tutti e due per il fatto di non aver considerato – tutti e due (lo ripete, nda.) -, tra le altre cose, il grandissimo utile che viene all’Italia dall’arrivo di questi profughi. Non è solo una questione etica, ho detto. È un’opportunità per noi italiani».

 

In che senso?

«Parlando con loro – ci sentiamo spesso, quasi quotidianamente e facciamo anche diverse iniziative insieme – credo di aver alzato la voce quando sostenevo questo: ricordatevi che ogni anno, se non ricordo male, lo stato italiano incassa una cifra di undici miliardi di contributi versati da questi lavoratori. E pensate, gli ho detto, molti di loro, nonostante i denari che hanno versato, preferiscono poi andarsene lo stesso in Germania, o in Inghilterra, perché l’Italia è un posto rovinato».

 

E loro? Non li ha convinti, si direbbe.

«Io sono sempre stato chiaro, non li ho mai adulati, sulle cose su cui non eravamo in accordo. Devo dire che entrambi, essendo intelligenti, alla fine hanno sempre capito e rispettato, e a volte sono anche venuti sulle mie posizioni. Tra parentesi, mi è capitato di fare spesso iniziative nel volontariato sia con Beppe sia con Casaleggio. L’ultima è che siamo andati in due associazioni che fanno assistenza ai ciechi, una a Milano e una a Genova. Questo è lo spirito del nostro lavoro».

 

Grillo secondo lei ha inteso queste sue osservazioni? Non sono critiche che provengono da un uomo ostile.

«Io dico di sì, secondo me ha capito di aver esagerato. Ma l’altra parte del lavoro che voglio fare è aiutarle poi in concreto, queste persone. Le posso raccontare una storia?».

 

Quale?

«Per tutta la giornata di ieri (giovedì) io e mio figlio Jacopo siamo stati al telefono con Lampedusa, col sindaco e la questura, volevamo far arrivare lì delle tende autoriscaldate per aiutare chi sbarca. E sa cos’è successo? La sindaca ci ha detto “non possiamo accettarle perché gestisce tutto la questura”. C’è un protocollo e una burocrazia che stanno fermando tantissimi aiuti! È folle. Il nostro Paese è ridotto a questo. L’impiegata quando mi sono arrabbiato mi ha detto “ma sa, siamo in Italia…”. Che vuol dire, siamo in Italia? “Tu, sei in Italia!”, le ho strillato al telefono. Ovviamente non è colpa sua, ma che ragionamento è?».

 

C’è un problema nelle teste, prima ancora che nelle leggi e nella politica.

«Sì. E cambiarle riguarda tutti, la cultura, i libri, i giornali. Abbiamo un sistema di media che lavora, spesso, non sempre, a disinformare, all’imbesuimento collettivo, al conformismo, a togliere la facoltà di giudizio alla gente. È rimasto lo stesso di quando Franca e io fummo cacciati dalla Rai perché lei in uno sketch famoso nominava ripetutamente la parola mafia. O perché parlavamo di morti sul lavoro».

 

Un tempo ci piaceva raccontarci come italiani brava gente, ora i dati dicono che l’80 per cento degli italiani vuole più controlli, non meno, sui clandestini che sbarcano. Che è successo, la mutazione di Pasolini s’è compiuta fino in fondo anche su questo?

«E’ un processo, non eravamo così, nel dopoguerra; lo siamo diventati. La prima responsabilità per me è il disastro culturale, i soldi tagliati alle scuole, ai teatri; poi l’impossibilità di far conoscere, di informare le persone».

 

Grillo però, anche in un movimento che nasce sull’idea di democrazia diretta, ha una responsabilità; può orientare, non solo assecondare tutto questo.

«Io gliel’ho detto, e ripeto, credo che abbia capito».

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