Ombre e sospetti su “Nuova Italia”


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Un intreccio di soldi, politica e affari

Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori, una si concentra sulla fondazione di via in Lucina

di GIOVANNA VITALE

Un intreccio di soldi, politica e affari ombre e sospetti su “Nuova Italia”

Follow the money. È una delle ipotesi della procura di Roma: seguire la mazzetta dell’appalto filobus per squarciare l’intreccio perverso tra politica, affari e tangenti che a Roma è sempre stata una costante. Una scia che, secondo gli inquirenti, potrebbe portare a un mondo e a un indirizzo preciso: Via in Lucina, dove ha sede la fondazione Nuova Italia, trasformata negli anni dell’ascesa politica di Gianni Alemanno in un comitato elettorale permanente. Ma questa è una strada ancora tutta da verificare. In certi momenti quella fondazione era talmente affollata che – vulgata vuole – occorreva mettersi in fila per essere ricevuti. Era proprio lì, più che nello studio con vista sui Fori, che l’ex inquilino del Campidoglio amava organizzare riunioni di partito, di corrente e incontri più o meno segreti con amici e imprenditori.

Sarà certamente un caso, ma almeno quattro degli indagati per la commessa dei filobus Breda ruotano, o l’hanno fatto, intorno alla creatura dell’ex sindaco di Roma. A partire da Riccardo Mancini, il bandolo della matassa, l’ex avanguardista nazionale amico di Massimo Carminati, il Nero di Romanzo Criminale, diventato imprenditore: un sodalizio antico, quello con Alemanno, al quale nel 2006 finanziò la campagna elettorale per poi divenirne tesoriere nel 2008. Un impegno, anche economico, ricompensato l’anno successivo con la nomina alla guida di Eur spa, dove per prima cosa Mancini proclamò: “Dobbiamo fare cassa”.

Anche Pietro Di Paolantonio, già assessore regionale all’Ambiente nella giunta Polverini, è stato – fino alla sconfitta alle comunali – un fedelissimo dell’ex sindaco (poi abbandonato per restare nel Pdl) nonché abituale frequentatore della Nuova Italia insieme alla moglie, la deputata Barbara Saltamartini, che proprio alle intercessioni di Alemanno deve il suo seggio in Parlamento. Come pure Fabrizio Franco Testa, già indagato nell’inchiesta sugli appalti Enav: racconta Marco Milanese,

ex braccio destro di Tremonti, che se Testa ottenne la presidenza di Tecno Sky fu proprio grazie “all’interessamento” dell’allora primo cittadino. Eletto nel 2006 consigliere di An nel XIII municipio, è sempre stato considerato il referente di Alemanno nell’importante bacino elettorale di Ostia, premiato nel 2011 con un posto nel cda di Cargest, controllata di Car spa, il Centro Agroalimentare di Roma. Ora si ritrovano tutti indagati per la stessa storia di appalti e tangenti.

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