Il guru è nudo


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Non è dato conoscere l’intero discorso tenuto da Casaleggio a Cernobbio (il testo è stato annunciato sul blog di Grillo e poi non pubblicato), ma il senso delle sue parole è evidente dalle citazioni riportate dai giornali.

Il “guru” ha spiegato il web al pubblico di industriali sottolineando quanto sia differente dai mass media finora conosciuti: “Internet non è solo un altro media, ma è un processo di trasformazione“. Li ha pure messi in guardia da un prossimo futuro con poche certezze: “Giornali e Tv sono gli strumenti del potere, ma per fortuna declinano davanti alla Rete“.

Quanto basta per capire che il guru dei Cinquestelle sarà pure un bravissimo imprenditore della comunicazione, ma di certo non è uno studioso dei media. Chi ha letto qualche libro in materia, magari McLuhan, non accetta quella banale contrapposizione tra i media che fanno i ragazzi al primo anno di Scienze della comunicazione.

Chi ha studiato sa che il contenuto di un medium è sempre un altro medium. E proprio per questo è difficile comprenderne le caratteristiche più tipiche. Ciò che vale per Internet, vale ugualmente per la televisione, la fotografia, la radio, il telegrafo, la stampa e via dicendo. Persino la “tecnologia” della parola, del discorso orale, contiene un altro medium, che è il processo mentale, il quale può essere rappresentato in forme diverse, come ci insegnano le persone sorde.

Insomma, ogni nuovo media non è mai qualcosa di assolutamente nuovo, ma è una sorta di accumulazione: si aggiunge ai precedenti strumenti interiorizzando le loro strutture e caratteristiche, a volte esasperandone alcune per finire a negarle, come un rovesciamento dello schema.

Certo che la diffusione della rete è un fenomeno mediale (e quindi sociale ed economico) enorme, che ha già cambiato e continuerà a cambiare le nostre abitudini cognitive, prima ancora che sociali, ma ciò non basta a isolarla e farne un totem. Piuttosto, è proprio grazie a Internet che oggi abbiamo maggiore consapevolezza – almeno come studiosi – delle proprietà mediali della televisione.

La contrapposizione tra Tv e Web che Casaleggio propone è quindi molto banale e troppo semplicistica, perfino sospetta, se si considera appieno il senso delle frasi in cui parla di “potere”. Già l’ho segnalato e le parole del “guru” me lo confermano: c’è un utilizzo programmatico del web da parte di Grillo e dei Cinquestelle che serve a sostenere l’immagine “anti-sistema” del movimento presso gli altri media, a cominciare dalla tv.

L’unico modo per stare tutti i giorni in televisione senza subirne la capacità corruttiva è muoversi “contro la televisione”. E il modo più elevato per apparire “anti-televisivo” è l’apologia della Rete come mezzo di comunicazione opposto alla tv, come zona libera dai condizionamenti del potere e presunto veicolo di partecipazione diretta. Il Web per parlare alla Tv.

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