Il neutrino e il «cucciolo»


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Un convegno aperto da Napolitano e un film per Bruno Pontecorvo

Alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e con una prolusione di Carlo Bernardini si è aperto ieri a Roma il convegno internazionale «L’eredità di Bruno Pontecorvo: l’uomo e lo scienziato». Il convegno è organizzato dall’Istituto Nazione di Fisica Nucleare. L’occasione è data dal centenario della nascita, avvenuta il 22 agosto 1913 a Marina di Pisa, del «cucciolo» che insieme agli altri «ragazzi di via Panisperna» negli anni tra il 1934 e il 1938 fecero di Roma la capitale mondiale della nuova fisica nucleare; del ricercatore che ha contribuito di più ogni altro a conoscere, sia per via teorica che sperimentale, la fisica del neutrino; dell’uomo che, nel 1950, fuggì a est e riparò in Unione Sovietica. La figura di Bruno Pontecorvo è quella di un grande scienziato (uno dei più grandi scienziati italiani di ogni tempo) e di uomo che ha attraversato per intero «secolo breve», il Novecento e tutte le sue contraddizioni.
Un personaggio degno di UN ROMANZO
E infatti la figura dello scienziato e dell’uomo è raccontata nel film realizzato da Giuseppe Mussardo, fisico teorico della Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati di Trieste, che è stato presentato in anteprima italiana col titolo Maksimovic. La storia di Bruno Pontecorvo. Il 22 agosto il film era stato presentato in anteprima mondiale a Mosca. Di questo film/documentario, Giuseppe Mussardo è ideatore e sceneggiatore. Nella sua realizzazione il fisico che lavora a Triste ha potuto contare sulla collaborazione di Luisa Bonolis, storica della fisica, che ha recuperato molti materiali inediti, anche visivi, e sulla collaborazione di Diego Cenetiempo, che ha curato sia il montaggio sia la regia. Chi è interessato può chiedere una copia del dvd a Giuseppe Mussardo, raggiungibile all’indirizzo di posta elettronica mussardo@sissa.it.
Si tratta di un prodotto del rapporto tra arte, scienza e storia per molti versi unico. Intanto perché è uno delle poche ricostruzioni per immagini della figura, scientifica e umana, di Pontecorvo, realizzata con l’aiuto di molti tra storici e molti fisici, occidentali ed ex sovietici, che lo hanno conosciuto e con cui hanno collaborato. E poi perché è una ricostruzione equilibrata, che cerca di comprendere senza giudicare le scelte più controverse della sua vita fuori dall’ordinario.
Il film ricostruisce la carriera scientifica di Bruno Pontecorvo. Una carriera che non è esagerato definire straordinaria. Come riconosce Carlo Bernardini, che ha ospitato spesso nella sua stanza Pontecorvo e, insieme a Bruno, ha contribuito a ricostruirne quel curriculum che sarà poi pubblicato nel libro di Miriam Mafai, Il lungo freddo. Il «cucciolo» è stato, infatti, uno dei pochi fisici che hanno dimostrato la loro bravura assoluta sia nel campo della teoria sia nel campo della sperimentazione.
Bruno aveva conosciuto Enrico Fermi, conosciuto a via Panisperna come «il papa», fin dagli anni pisani. Si era poi trasferito a Roma all’inizio degli anni ’30 ed era stato arruolato da Fermi e da Franco Rasetti tra quei «ragazzi» che hanno fatto la fisica del nucleo e la fisica dei neutroni.
Fu proprio Bruno, in particolare, a scoprire la straordinaria efficacia del «neutroni lenti» nella trasmutazione del nucleo atomico, che valse a Fermi il premio Nobel nel 1938. Bruno maturò un’ammirazione per Fermi che resterà immutata, anzi che si è accresciuta nel corso del tempo. Eppure fu lui, Pontecorvo, il primo al mondo a fare della fisica dei neutroni una scienza applicata, utilizzando la loro rilevazione al fine di scoprire nuovi pozzi di petrolio.
A partire dalla seconda parte degli anni ’40 fu Bruno Pontecorvo a «fare» tutta la fisica del neutrino, teorica e sperimentale, mettendo a punto il metodo, sperimentale appunto, per rilevare la più elusiva tra le particelle conosciute, e ad avanzare varie ipotesi – ci sono diversi tipi di neutrini che possono trasformarsi gli uni negli altri – che, magari a mezzo secolo di distanza, sono state puntualmente verificate. Nessuno ha fatto di più nella ormai lunga storia della fisica dei neutrini.
Carlo Bernardini ha fornito ieri la spiegazione di questa capacità di Bruno Pontecorvo. «Il cucciolo» era dotato di una straordinaria «immaginazione quantistica». Riusciva a «vedere» il mondo a livello della particelle subatomiche. Un po’ come il fratello preferito, Gillo, era capace di vedere con altri occhi il mondo al nostro livello. A proposito, la presenza di Giorgio Napolitano alla inaugurazione del convegno dedicato a Bruno è anche dovuta all’amicizia personale che il Presidente ha stretto con il regista.
Ma torniamo al film proiettato ieri. È merito di Giuseppe Mussardo aver notato e fatto notare che Bruno Pontecorvo ha dimostrato tutta la sua bravura di fisico in tutti i contesti in cui ha operato: a Roma, con Fermi e poi a Parigi con Frédéric Joliot-Curie; negli Stati Uniti e in Canada durante la guerra; in Inghilterra dopo la guerra e, infine, in Unione Sovietica. Creativo ovunque.
Ma col suo film/documentario, Giuseppe Mussardo affronta, con il medesimo equilibrio, anche la vicenda politica e umana di Bruno Pontecorvo. Non elude le domande più difficili: perché nel 1950 un fisco con questo pedigree sceglie di fuggire in Unione Sovietica, esponendosi alle critiche di mezzo mondo? Lo ha fatto perché era una spia e temeva di essere scoperto? Lo ha fatto per partecipare al programma nucleare di Stalin? Mussardo lascia aperte queste domande, anche se non crede in una risposta positiva. Bruno Pontecorvo non era una spia. E non ha partecipato al programma atomico dell’Unione Sovietica.
È andato in Unione Sovietica per il motivo apparentemente più banale. Credeva nel comunismo e voleva dare una mano a un paese che considerava ingiustamente preso di mira dalle potenze occidentali. E dare una mano non in un settore – quello delle armi nucleari – che non conosceva. Ma nel settore della fisica dove era il primo assoluto al mondo: la fisica dei neutrini.
La scelta è stata sbagliata? Forse sì. Forse, alla fine, Pontecorvo se ne è pentito. O forse no, perché alla fine Pontecorvo ha creduto, con Michail Gorbaciov, che il comunismo reale potesse essere riformato. Perché l’idea di fondo era giusta. Ma sia come sia la vicenda politica e umana di Pontecorvo può essere rappresentata dalla frase che Bruno pronuncia e con cui Mussardo chiude il film: «Ho commesso molti errori, ma sono sempre stato una persona perbene».

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