Evasione, l’Ue mette sotto torchio i paradisi fiscali delle multinazionali


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Nel mirino Stati quali Irlanda, Lussemburgo o Paesi Bassi. Noti per essere la sede di molte grandi industria globali, come Apple o Google, che pagano pochissime tasse a fronte di utili e giri d’affari da capogiro. Se si accertassero accordi ad hoc tra i governi e aziende, potrebbe scattare la richiesta degli arretrati

Evasione, l'Ue mette sotto torchio i paradisi fiscali delle multinazionali

MILANO – Non si tratta ancora di una procedura formale o un’accusa di comportarsi illegalmente, ma di un pressing decisamente aggressivo sì. Da Bruxelles sono partite una serie di richieste verso quei Paesi che mirano ad attirare la grandi multinazionali attraverso delle politiche fiscali decisamente vantaggiose. Apple,Google o ancora Amazon e Starbucks sono nel recente passato finite nel mirino di molti addetti ai lavori e del Fisco stesso, proprio perché domiciliandosi in Paesi che applicano tassazioni minime, o attraverso scorciatoie contabili, riescono a preservare i loro utili rispetto alla normale imposizione che riceverebbero se pagassero dove realizzano il loro guadagno.

Una situazione che ha via via richiamato l’attenzione dei governanti, pressati da una parte dalla popolazione alle corde per la crisi economica – e quindi non più disposta a tollelare queste “ingiustizie” – e dall’altra dalla necessità di far cassa in ogni modo possibile. Tanto che l’Ocse ha dettato una road map per controllare l’elusione fiscale internazionale, adottata dal recenteG20 di San Pietroburgo.

Ebbene, secondo quanto ricostruito dal Financial Timestutti quegli sforzi si sono intensificati per iniziativa di Bruxelles. Per il momento si tratterebbe appunto di una richiesta, da parte delle Autorità per la Concorrenza, di spiegare come funzionano i meccanismi di tassazione. In particolare, di alzare il velo sugli eventuali accordi con le singole grandi aziende per favorirle, attirarle nei loro Paesi e però distorcere la concorrenza. Di recente, si è parlato di un’intesa tra Dublino e Apple per applicare una tassazione al 2% o meno, contro il 12,5% canonico. Se dai prossimi accertamenti – che per il momento dovrebbero riguardare almeno tre Paesi – dovessero emergere irregolarità, l’Unione potrebbe aprire una procedura ufficiale ed eventualmente richiedere il pagamento di quanto non versato in passato.

(12 settembre 2013)

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