La sinistra di De Gregori


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È tutto il giorno che mi chiedono una risposta a De Gregori e alla sua intervista pubblicata oggi dal Corriere.

Non mi è piaciuta, ma non perché come dice qualcuno sarebbe un’intervista a favore dell’alleanza con il Pdl e del gruppo dirigente attuale del Pd. Essere solidali con Epifani e Letta è legittimo, come dovrebbe essere legittimo essere scettici. Preferire il Pdl al M5s, cavallo di battaglia già un anno fa dell’attuale premier, anche. Sono scelte, preferenze, opinioni.

Non mi è piaciuta perché non mi piacciono le interviste in cui si chiede alla sinistra di non fare la sinistra (come se in giro, per altro, se ne vedesse chissà quanta, di questa sinistra): l’attacco rituale ai sindacati fa parte di questo approccio. La difesa a qualsiasi costo della Tav in Val di Susa, anche. Poi c’è il passaggio sulla Costituzione e i nemici a sinistra. Sono trent’anni che si leggono cose così. Cosa volete che sia: da Craxi in avanti, fino a Marchionne, non è una novità. La modernità è a destra, la sinistra è fastidiosa. C’è anche il puntuale hegelismo (franceschinismo) delle “anime belle”, in una ripresa un po’ così della Fenomenologia. Applausi.

Non mi è piaciuta, l’intervista, soprattutto per un motivo culturale più profondo: fare la caricatura dell’ambiente e di Slow Food (fighetti!), tra le altre cose, è molto sbagliato, perché per me, in quei temi, c’è molta della modernità di cui abbiamo bisogno.

Non averlo capito e continuare a parlarne in questi termini, è pericoloso e per altro molto popolare, soprattutto a destra (Berlusconi queste cose le dice meglio, e non da oggi). Come direbbe l’infastidito De Gregori, “proviamo piuttosto a dire qualcosa di sensato, di importante, di nuovo. Magari scopriremo che è anche di sinistra”. Ecco. Proviamo.

Proviamo a dire che chi è contro quella Tav, e pensa magari che le direttrici di traffico più interessanti siano diverse da quella (tipo il Gottardo), non ha una posizione poi così assurda. Che se usassimo di più la bici saremmo solo più europei e civili, che l’Ilva ha proprio a che fare con questioni ambientali, che i sindacati vanno cambiati ma non eliminati, che la Costituzione sarebbe interessante vederla anche applicata, oltre che commentata, un po’ a sproposito.

Faccio timidamente notare che la sinistra italiana di chi come De Gregori ha votato Bersani e Monti sta già con Marchionne più che con Landini, vuole cambiare la Costituzione con Quagliariello, non ha posizioni radicali sull’Ilva, ha fondato i comitati Sì Tav, non si preoccupa di avere qualcuno a sinistra, non ha voluto fare un governo sostenuto dal M5s.

Non ha proprio nulla di cui lamentarsi, De Gregori, insomma. Perché la sinistra italiana, che non gli piace più, ha già seguito tutte le sue indicazioni.

E infatti ha vinto.

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