Pisapia e Renzi, ecco il ticket che spiazza le correnti del Pd


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Due sindaci diversi per provenienza, profilo e anagrafe, ma uniti dalla convinzione che i vecchi schemi non reggono più. E i democratici milanesi sono un pentolone che continua a ribollire ormai da tempo

di RODOLFO SALA

Pisapia e Renzi, ecco il ticket che spiazza le correnti del PdIl gioco dello spariglio del sindaco arancione agita le tribù balcanizzate del Pd. Più o meno tutte, meno quella — sempre più in spolvero anche a Milano — dei renziani. Che incassano con evidente soddisfazionel’endorsement di Pisapia a favore del loro capo. Giuliano vuole Matteo candidato premier, e lo voterà alle primarie del centrosinistra. Con buona pace dei vecchi schemi in base ai quali i due colleghi sindaci dovrebbero collocarsi agli antipodi della coalizione. L’han presa benissimo, gli amici di Renzi. E malissimo i colonnelli dell’altro Pd, quello che sta facendo di tutto per frenare la corsa del primo cittadino di Firenze. In questo gioco dello spariglio — il “destro” Renzi benedetto dal “sinistro” Pisapia — trova spazio un’ipotesi suggestiva, di sicuro prematura e neppure priva di controindicazioni che hanno a che fare con il calendario: quella del ticket tra i due sindaci.

Ipotesi suggerita allo stesso Pisapia da alcuni suoi stretti collaboratori un anno fa, quando si avvicinavano le primarie poi vinte da Pierluigi Bersani, e tornata a far capolino nelle ultime settimane: alle prossime elezioni politiche la squadra del centrosinistra si presenterebbe in campo con un ticket composto dai due sindaci, Renzi candidato premier e Pisapia suo vice. Per rendere più competitiva la coalizione, allontanarla una buona volta dagli spettri che si ripresentano con la veste tradizionale, e parecchio lisa, di una politica dove i partiti sono tutto. Due sindaci, insomma: diversi per provenienza, profilo, anagrafe, eppure accomunati dalla convinzione che i vecchi schemi non reggono più, oltre che dal giudizio severo sullo “strano” governo in carica.
Che qualcosa si possa muovere in questa direzione, lo fa capire un renziano di ferro come Lorenzo Guerini, già sindaco di Lodi e ora parlamentare del Pd: «Una candidatura come quella di Renzi ha bisogno di essere “coperta” sul fianco sinistro, per questo l’idea del ticket con Pisapia, anche se prematura, potrebbe avere un senso». «Sarebbe un messaggio forte — ragiona Alessandro Alfieri, reggente del Pd in Lombardia e anche lui renziano —  la risposta più efficace alla casta romana incapace di produrre risultati». «A Renzi — aggiunge Piefrancesco Majorino, assessore comunale del Pd — Giuliano potrebbe risolvere non pochi problemi; per la sinistra italiana sarebbe utile un maggiore protagonismo di Pisapia, ma sempre da sindaco».

Eccolo, il problema. Il salto dal proscenio milanese a quello nazionale — quali che siano le forme — potrebbe essere interpretato come una fuga da Milano, giacché comporterebbe in modo automatico la rinuncia di Pisapia a ripresentarsi per il secondo mandato, se è vero che, come tutti sono pronti a scommettere, le prossime elezioni politiche si terranno prima di quelle comunali, fissate tra tre anni. Ma lui è tentato, e lo ha fatto capire più di una volta. Lo conferma un altro assessore, anche lui entusiasta all’idea di un suo coinvolgimento diretto in politica: «Lo convinceremo a ripresentarsi». Potrebbe trattarsi di una pia illusione: «Giuliano — confessa un suo strettissimo collaboratore — non si è mai tirato indietro di fronte alle grandi sfide, deve solo decidere il modo in cui giocherà quella partita».

Nell’attesa, all’ombra della Madonnina il Pd sembra un pentolone che ribolle. Nelle sue componenti più tradizionali, il partito milanese vive il paradosso di un sindaco di sinistrasinistra che prima si era speso per Bersani e ora gioca di sponda con il “rottamatore” amato anche a destra. E sono tormenti, nelle truppe non così più granitiche dei bersaniani. Han tenuto banco, alle Stelline i fan di Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria un po’ in polemica con i bersaniani puri del “correntone”, e con l’appoggio non ufficiale, ma ingombrante, di D’Alema: «Un correntone antiRenzi sarebbe un gravissimo errore». Ma è un errore pure la pretesa del sindaco di Firenze di fare il segretario del Pd e quindi il premier. E lui, Cuperlo, dice che lo sosterrà «lealmente» solo nella corsa per Palazzo Chigi. Con Cuperlo a Milano e dintorni sono schierati tra gli altri Barbara Pollastrini, l’europarlamentare Antonio Panzeri, il segretario provinciale Roberto Cornelli.

Non Maurizio Martina, che ha abbandonato la guida del Pd lombardo dopo la nomina a sottosegretario e ora è un esponente di punta del bersanianissimo Fare Pd, il “correntone” che si è riunito l’altro giorno a Roma. Per dire il clima, ecco che cosa pensa di quel consesso Majorino, reduce dalla sua trasferta di ieri nella capitale per l’assemblea dell’Anci: «Mi ha impressionato la distanza abissale tra il Pd che discute di correnti e i problemi reali dei territori affrontati dagli amministratori locali». Majorino è amico di Pippo Civati — altro candidato alla segreteria, miete consensi tra i giovani parlamentari lombardi in nome del no alle larghe intese — però si sta avvicinando a Renzi.

E poi è presto per decidere, il congresso nazionale è a ottobre, e ancora non si conoscono bene le regole, potrebbe pure capitare, come vuole il sindaco di Firenze, che quelli locali si tengano nella stessa data. Si aspetta, come fanno soprattutto quelli di Area Dem, che si ritrovano oggi in un circolo milanese delle Acli. Loro non vogliono sentir parlare di candidature a premier, temono contraccolpi sul governo. E neppure di ticket Renzi-Pisapia: «Fantapolitica, adesso dobbiamo eleggere un segretario», liquida Franco Mirabelli. Ma si dice, lo dicono gli avversari interni, che se l’ascesa del sindaco di Firenze si farà irresistibile, loro si accoderanno.

(06 luglio 2013)

 

 

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