Egitto, è golpe. Arrestato Morsi. I militari marciano sul Cairo


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Egitto, è golpe. Arrestato Morsi. I militari marciano sul CairoLe forze di sicurezza hanno imposto il divieto di espatrio al presidente che dopo aver rifiutato di dimettersi ha lanciato la proposta di un governo di coalizione. L’esercito in marcia, schierato davanti a presidenza. Il ministro della Difesa: “Militari pronti a morire per il popolo”

IL CAIRO – E’ iniziato. Alle 18, circa un’ora dopo lo scadere dell’ultimatum imposto dai militari, il consigliere della sicurezza nazionale del presidente egiziano Mohammed Morsi ha confermato: “Il golpe militare è cominciato”. Centinaia di soldati egiziani e blindati in marcia dalla strada principale si sono fermati davanti al palazzo presidenziale per separare i manifestanti che sostengono il presidente dagli oppositori. E per evitare che ci siano altri morti. l palazzo dove lavora il presidente egiziano Morsi, al Cairo, è stato isolato e circondato con barriere e filo spinato.

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Il presidente si trova nella sede della Guardia Repubblicana. Lo ha rivelato Amr Zaki, vicesegretario generale del partito dei Fratelli Musulmani ‘Giustizia e Liberta’, citato dalla ‘Bbc’ in arabo. Secondo il sito del quotidiano ‘Egypt Independent’, anche quell’edificio è stato isolato dall’esercito. “Sono stati tagliati tutti i contatti con lui”, ha detto el Haddad consigliere del presidente egiziano, alla reporter della Cnn che gli chiedeva che fine avesse fatto Morsi.

Un flash in sovraimpressione della tv indipendente el HayatIl ha detto che il presidente è stato posto agli arresti domiciliari dai militari nella sede della guardia repubblicana al Cairo ma la notizia non è ancora confermata ufficialmente. Le forze di sicurezza egiziane gli hanno comunque imposto il divieto di espatrio. Oltre Morsi non potranno lasciare il Paese il leader della Fratellanza Mohammed Badie e il suo vice Khairat al-Shater. L’azione sarebbe stata attuata in ottemperanza di un ordine di arresto nell’organizzazione di una fuga dalla prigione del 2011.

È il giorno più importante per l’Egitto del post-Mubarak. L’ultimatum dei militari, che inizialmente doveva scadere alle 16.30, si è protratto fino alle sei. Poco prima dello scadere delle 48 ore impartite l’altroieri ai partiti politici dalle Forze Armate egiziane, il presidente egiziano ha lanciato la proposta di un governo di coalizione. La sua soluzione non è bastata.

Piazza Tahrir è stracolma. In migliaia hanno atteso l’ora X dell’ultimatum davanti ai due palazzi presidenziali di Ittahadeya ed el Kobba (FOTO). Migliaia di persone anche davanti alla moschea di Rabaa el Adaweya a sostegno del presidente. Manifestazioni anti Morsi sono in corso in varie località egiziane. Le truppe si sono schierate per separare i manifestanti che sostengono il presidente e gli oppositori. Secondo al Ahram i militari sono schierati alla moschea di Rabaa Al-Adawiya, e davanti al palazzo presidenziale di Ittihadiya.

Esercito in marcia. 
Carri armati sono stati schierati fuori dalla sede della tv statale egiziana dal primo pomeriggio. Il personale, evacuato. L’esercito ha preso il controllo della sede della televisione al Cairo. Elicotteri militari hanno cominciato a sorvolare piazza Tahrir. Carri armati hanno iniziato a muoversi nelle strade.

Morsi non si arrende.
 “E’ meglio morire” piuttosto che “essere condannato dalla storia e dalle generazioni future”. Il suo messaggio agli egiziani è di resistere al golpe in modo pacifico, riporta al Arabiya. Il consigliere ha spiegato che Morsi ha continuato a lavorare nella sede della Guardia repubblicana al Cairo. Non è chiaro se abbia la possibilità di muoversi o meno.

Il rifiuto in diretta. Dopo il messaggio di ieri sera in cui il presidente si è rivolto alla nazione dalla tv di Stato, per ribadire il suo “no” alla richiesta di dimissioni in quanto “primo leader egiziano eletto democraticamente” sulla base di “elezioni libere e rappresentative della volontà popolare”, oggi a pochi minuti dalla scadenza dell’ultimatum dei militari, la presidenza egiziana ha postato sulla sua pagina Facebook un comunicato nel quale ribadisce che “violare la legittimità costituzionale minaccia la pratica della democrazia” e ha aperto a un governo di coalizione per arrivare alle prossime legislative e alla formazione di un commissione indipendente per la modifica della costituzione da sottoporre al nuovo parlamento.

La preoccupazione degli Usa. Gli Stati Uniti sono molto preoccupati per la situazione in Egitto, ha affermato il Dipartimento di Stato, aggiungendo che una soluzione politica pacifica e l’opzione migliore. 

I Fratelli Musulmani. Essam el-Erian, esponente di rango del Partito Libertà e Giustizia, braccio politico dei Fratelli Musulmani, movimento islamico di cui il presidente Morsi è espressione, ha fatto sapere che “la gente non se ne starà tranquilla di fronte a una ribellione dei militari. La libertà è più preziosa della vita”.

La risposta dei militari.
 “Il capo delle forze armate ha affermato oggi che per i militari è più onorevole morire piuttosto che vedere il popolo egiziano terrorizzato e minacciato. Giuriamo davanti a Dio che sacrificheremo il nostro sangue per l’Egitto e la sua gente, contro tutti i gruppi terroristi e estremisti”.

Il partito ultraconservatore Gamaa Islamiya. 
Diversa la posizione del partito ultraconservatore Gamaa Islamiya, un tempo gruppo armato, uno dei pochi alleati rimasti al presidente. Gamaa Islamiya ha esortato Morsi a promuovere un referendum sulle elezioni presidenziali anticipate, evitando così un bagno di sangue con un “pacifico, costituzionale trasferimento (di potere)”, ha spiegato uno degli esponenti più anziani del gruppo, Tarek al-Zumar.

Vertice di emergenza con comandanti militari. 
A poche ore dallo scadere dell’ultimatum, il ministro el Sissi si è riunito in un vertice d’emergenza con i comandanti militari. Durante la riunione sono stati discussi i dettagli della road map messa a punto dai militari per delineare il percorso del dopo-Morsi, di cui il quotidiano Al Ahram ha oggi rivelato alcuni passaggi: governo di transizione guidato da un militare, consiglio presidenziale di tre membri guidato dal capo della Corte suprema, nuova Costituzione da stilare nei 9-12 mesi di interim prima di nuove elezioni.

La road map. “La road map per far uscire l’Egitto dalla crisi deve basarsi sulla legittimità” ha fatto sapere con un comunicato la presidenza egiziana, citato dalla tv ‘al Arabiya. “Lo scenario che qualcuno sta imponendo è rifiutato dal popolo”, e ancora, in merito all’intervento dell’esercito la presidenza precisa che “è sbagliato schierarsi una delle due parti in causa”.

L’ultimatum. 
Fonti dell’esercito hanno però negato simili anticipazioni di stampa, spiegando che il prossimo passo sarà chiedere a “esponenti politici, sociali ed economici” la loro visione di una road map. Secondo fonti dell’opposizione, la figura che sintetizza la coalizione anti-Morsi, Mohamed El Baradei, è stato a colloquio con il generale Abdel Fattah el Sissi. “El Baradei – riferisce una fonte – ha chiesto all’esercito di proteggere il popolo”.

L’opposizione scende in piazza. “L’ora della vittoria è venuta”, ha detto in conferenza stampa Mahmud Badr, portavoce del movimento Tamarod, “diciamo al popolo egiziano di scendere oggi in tutte le strade e piazze e marceremo sulla sede della guardia repubblicana per chiedere l’arresto di Morsi”. “L’esercito non farà un colpo di Stato militare”, ha aggiunto Badr, “è un golpe popolare contro un tiranno”.

Escalation inevitabile. Domenica scorsa erano scese in piazza in tutto il Paese tredici milioni di persone. E solo ieri notte un altro milione era in piazza Tahrir, con scontri e 23 le vittime, la maggior parte in un singolo episodio all’esterno dell’università del Cairo di Giza. Ma il bilancio totale delle vittime degli scontri da domenica scorsa arriva a quota 39.

Ashton: “Basta scontri”. Un appello alla moderazione e al dialogo è stato lanciato da Catherine Ashton, alto rappresentante Ue per la politica estera. “Lo scontro non può essere una soluzione – ha dichiarato la diplomatica -. La soluzione all’impasse attuale non può che essere politica e non può che fondarsi su un dialogo sostanziale ed esaustivo”.

Catherine Ashton ha inoltre denunciato gli abusi sessuali compiuti contro alcune manifestanti. Secondo Human Rights Watch, negli ultimi giorni sono state un centinaio le aggressioni a sfondo sessuale nella sola piazza Tahrir e nei suoi dintorni a margine delle manifestazioni anti-Morsi. “Chiedo a tutte le parti di dare prova di moderazione e ribadisco il mio appello affinché questo movimento di contestazione si svolga pacificamente e in maniera non violenta”, ha chiesto la Ashton.

La più grande manifestazione della storia.
 Le manifestazioni anti-Morsi iniziate domenica in Egitto, con 14 milioni di partecipanti nei vari luoghi del Paese, hanno raggiunto il più alto numero di persone mai coinvolte in un evento politico “nella storia dell’umanità “. La frase, attribuita alla Bbc, è stata rilanciata in un tweet dall’imprenditore ed uomo politico egiziano Naguib Sawiris, fondatore del partito Al Masreyeen Al Ahrrar. E da allora sta attraversando la Rete. Tuttavia, secondo il corrispondente dell’Irish Times, si tratta di una stima attendibile secondo varie fonti. Le forze armate hanno indicato la cifra di 14 milioni per le strade, un numero giudicato probabile dall’analista di Al Ahram Online Dina Samak, per la quale molta gente è scesa in piazza per la prima volta, anche in piccole manifestazioni lontane da piazza Tahrir.

Centinaia di stupri in piazza. Quasi un centinaio di aggressioni sessuali si sono contate al Cairo, in piazza Tahrir e dintorni, durante questi ultimi giorni. Lo denuncia l’Ong americana per i Diritti Human Rights Watch (HRW). Almeno 91 i casi accertati dal 28 giugno. Gruppi di giovani uomini “identificano una donna, la circondano e la separano dai suoi amici” prima di aggredirla, per poi strapparle i vestiti o violentarla. In alcuni casi, la vittima viene trascinata via per essere aggredita in un altro luogo. HRW riferisce di donne “picchiate con catene di metallo, bastoni, sedie, e anche attaccate con coltelli.”
L’organizzazione, nel rapporto deplora “la negligenza del governo” nell’affrontare il problema che si tradurrà in una cultura dell'”impunità”. In molti casi questi attacchi erano mirati a colpire giornaliste straniere.

 

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