Lettonia – Il paradiso degli hipster


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Il KKC, uno dei luoghi d'appuntamento più frequentati dagli hipster di Riga

La capitale lettone ha scavalcato Berlino, Barcellona e Londra in cima alla lista delle destinazioni preferite dai giovani europei.

E’ incredibile quanti mobili vintage sono riusciti a far entrare in questo piccolo caffè. Il “Bufete” non supera i 15 metri quadrati ma ha 20 posti a sedere, su divani e poltrone anni settanta. Gli altoparlanti diffondono brani dei Depeche Mode, mentre nella sala si vede la tromba di un vecchio grammofono. Intorno ci sono busti, fotografie anni quaranta, libri, riviste, vasi e vecchi orologi.

Due clienti hanno parcheggiato le biciclette nel bel mezzo della stanza. Il caffè è servito in tazze a fiori, dei fuoristrada bianchi passano davanti alla finestra. Dall’altro lato della strada si vede un edificio grigio di epoca sovietica. È raro che i turisti arrivino fin qui – la maggior parte si limita alla vecchia Riga e ai suoi edifici Art Nouveau, alle sue chiese e alle sue case con le travi di legno.

Maris e Peteris sono appena usciti dall’ufficio e sorseggiano una birra sulla soglia assolata del “Bufete”. I due ragazzi sono [giornalisti] in un reality nella capitale lettone. Tutti e due corrispondono bene all’immagine degli hipster, ma subito ci correggono: “Non siamo dei veri hipster”, precisa Maris ridendo. “In realtà da quest’anno tutti prendono in giro gli hipster. Prima la parola neanche esisteva”.

A Riga gli hipster hanno computer Apple, pantaloni slim, biciclette a scatto fisso e grossi occhiali da sole. E a quanto pare stanno cambiando il volto della città. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i bar, i caffè e le discoteche fra i vecchi edifici abbandonati e al loro interno. Sembra di essere nel quartiere berlinese di Prenzlauer Berg subito dopo la caduta del muro. Insomma il posto non manca di idee.

I locali si possono addirittura trovare sul tetto di un centro commerciale: il “Terrace Riga” ha aperto nel maggio 2011. Una moltitudine di bar e caffè hanno seguito l’esempio, offrendo ai loro clienti una vista mozzafiato o quasi. Ma bisogna sapere che cosa vi aspetta per salire all’ottavo piano della “Galleria Riga”: in inverno infatti il tetto diventa una pista di pattinaggio.

Come a Barcellona, Londra e Berlino, anche qui tutti sono occupati a digitare sul loro smartphone. E mentre i dj accendono le loro consolle, qualcuno prepara un kebab. La notte può cominciare.

Di preferenza al “Kkc”, suggeriscono Katja e Monta. Le due ragazze sono studentesse in scienze umane a Riga, parlano inglese perfettamente e conoscono i diversi luoghi e tipi di serate della città. Il “Kkc” – sigla che sta per “Kanepes Kulturas Centrs” – ha aperto le sue porte solo qualche mese fa in un vecchio edificio di legno a due piani, e ormai è diventato l’appuntamento preferito dei più creativi. Questo locale è al tempo stesso discoteca, bar, sala da tè e sala da concerto.

Katja e Monta prendono in giro gli hipster, anche se a ben vedere lo sono anche loro. “Quello che è positivo in questa nuova moda è che a Riga c’è sempre più gente che va in giro in bicicletta. Oggi ci sono delle buone piste ciclabili”, si rallegra Katja.

“Inoltre”, aggiunge Monta, “adesso si trovano delle discoteche anche fuori dalla città vecchia. Prima ci ritrovavamo sempre tra i turisti ubriachi perché non c’era molto altro. Oggi abbiamo i nostri bar nella città nuova. Ma ci sono anche sempre più posti dedicati alla cultura, alle mostre, alle letture e al teatro”.

Un bicchiere da Chomsky

Un enorme leone nero è attaccato a testa in giù sul muro del “Kkc”. In lettone Kanepes vuol dire “cannabis”, ma si tratta di una semplice coincidenza perché il bar non deve il suo nome alla droga ma al nome del suo fondatore Darvis Kanepes.

In realtà Darvis è regista. Ha fatto i suoi studi a Riga e ha lavorato a Roma prima di tornare in Lettonia. “Questa casa aspettava solo qualcuno che la ricomprasse. Prima era una scuola di musica. Questo significa che in ognuna di queste stanze per 15 anni si è suonata della musica. Ma stava cadendo a pezzi e l’abbiamo rimessa a posto noi stessi”.

Oggi la casa è sempre piena, al bar la coda è talmente lunga che non si riesce a salire al primo piano. Centinaia di persone si divertono, bevono e passano il tempo.

“Sono rientrato da Londra perché avevo l’impressione che lì non succedesse niente di nuovo sul piano culturale. Qui a Riga sta cambiando tutto”, spiega Darvis. “Quando andavo in bicicletta all’università a Riga, sei anni fa, fra noi ciclisti ci salutavamo perché eravamo pochissimi. Oggi la bicicletta è diventata un oggetto di culto. È bellissimo!”

Sono le due del mattino e il Kkc è ancora pieno. Monta e Katja vanno a bere l’ultimo bicchiere al “Chomsky”, dal nome di Noam Chomsky, l’intellettuale della sinistra americana.

“Qui l’atmosfera è ancora più destroy”, ci avevano avvertito nel pomeriggio Maris e Peteris a proposito di questo bar. La luce è bassa, sul muro il ritratto di Chomsky, all’inchiostro di china, ci guarda. Qui si beve birra dolce di mela e la musica è soft. Un gruppo di ragazzi sorseggiano i loro bicchieri di vino scherzando fino al mattino.

Traduzione di Andrea De Ritis

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