La questione trasparenza nel Movimento 5 stelle


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A chi vanno i proventi del blog di Grillo? Quanto guadagna la Casaleggio Associati dalla pubblicità del sito? Sono alcune delle domande sollevate dalla puntata di Report di ieri sera

20 maggio 2013 di Martina Pennisi

Candidarla come papabile Presidente della Repubblica non è bastato a saziare la sua curiosità: ieriMilena Gabanelli ha dedicato la puntata di Report ai costi della politica e ha messo la lente di ingrandimento (anche) sulle casse del Movimento 5 Stelle. I due termini chiave sono stati quelli che alimentano il dibattito da mesi: trasparenza fonti di guadagno. E anche la trasmissione d’inchiesta di Rai 3 è rimbalzata sul muro di gomma edificato dal tandem Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Come ha ricostruito Sabrina Giannini per Report, il movimento del leader genovese ha rifiutato ilfinanziamento pubblico e si è affidato a micro donazioni di privati per realizzare la campagna elettorale. Il tutto all’insegna della trasparenza: lo scorso 3 marzo Grillo invitava l’allora quasi premierPierluigi Bersani a rinunciare ai contributi pubblici e prometteva la pubblicazione dellarendicontazione delle spese sostenute per la campagna. Per avere i dati è stato necessario attendere un mese. Si è trattato inoltre di una documentazione parzialenon essendo disponibili i nomi dei donatori e non essendo stata pubblicata alcuna ricevuta delle spese sostenute. Lo stesso ha fatto Bersani al termine delle primarie del centrosinistra, mentre Matteo Renzi ha pubblicato solo i nomi di quanti ” hanno dato il consenso a rendere pubblica la loro donazione“. Proprio ieri sera, Renzi ha dichiarato che ” si potrebbe anche arrivate al punto di dire che io non prendo soldi da chi non accetta di comunicarlo“.



Tornando ai 5 Stelle, l’altro aspetto su cui ragionare è quello delle entrate. I motivi sono due. Il primo è collegato al precedente: il movimento anticipa le spese poi sovvenzionate dai cittadini ed è necessario capire come. Il secondo è il rapporto diretto che c’è fra la popolarità del blog e degli introiti pubblicitari generati dallo stesso, un simbolo politico che si autoalimenta commercialmente in sostanza. Due anche le domande: di quanti soldi si sta parlando e, nel caso in cui si tratti di cifre superiori alle uscite – la campagna è costata 780mila euro – dove vanno a finire? Il Sole 24 Ore ha stimato un giro d’affari compreso fra i 5 e i 10 milioni di euro all’anno. Sì, siamo ben oltre i 780mila euro e non sappiamo quali spese vadano a coprire. Per esempio, quanto costa mantenere il blog e mettere in piedi le dirette streaming dei comizi? Precedute, queste ultime, fra l’altro da messaggi pubblicitari. Lumi, come ha suggerito ieri Giannini, dovrebbero arrivare dal bilancio della Casaleggio Associati, società che incassa le entrate del blog di Grillo. I conti del 2011, primi dello tsunami elettorale, fanno riferimento a un fatturato di un milione e 380mila euro, in calo rispetto al milione e 670 mila dell’anno precedente. Quanti provengano da o vadano a Grillo e/o al Movimento non è dato saperlo. Forse il documento relativo al 2012 sarà più chiaro. Intanto è arrivata una risposta dallo staff di Grillo sul blog: ” I proventi deglli introiti pubblicitari del blog di Beppe Grillo non sono utilizzati per finanziare il Movimento 5 Stelle. Il M5S si finanzia con il lavoro e le piccole donazioni volontarie degli attivisti di tutta Italia“. Dove finiscono i proventi della pubblicità?

Ma non c’è solo la trasparenza dei conti. Senza risposta sono rimasti anche i quesiti sulla piattaforma, che si appoggia sempre a beppegrillo.it, utilizzata per le votazioni interne ai 5 Stelle. In occasione delle Quirinarie, vinte poi dalla Gabanelli, la certificazione è stata affidata a un ente esterno, la Dnv Business Assurance, finito poi sotto i riflettori per aver bloccato le operazioni per anomalie rilevate nel processo di voto. Di più, anche a votazioni terminate, non è stato detto. Grillo ha pubblicato i numeri dei partecipanti e delle preferenze espresse e, ancora una volta, non è entrato nel merito del funzionamento e delle garanzie offerte dal sistema.

Candidarla come papabile Presidente della Repubblica non è bastato a saziare la sua curiosità: ieri Milena Gabanelli ha dedicato la puntata di Report ai costi della politica e ha messo la lente di ingrandimento (anche) sulle casse del Movimento 5 Stelle. I due termini chiave sono stati quelli che alimentano il dibattito da mesi: trasparenza fonti di guadagno. E anche la trasmissione d’inchiesta di Rai 3 è rimbalzata sul muro di gomma edificato dal tandem Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Come ha ricostruito Sabrina Giannini per Report, il movimento del leader genovese ha rifiutato ilfinanziamento pubblico e si è affidato a micro donazioni di privati per realizzare la campagna elettorale. Il tutto all’insegna della trasparenza: lo scorso 3 marzo Grillo invitava l’allora quasi premierPierluigi Bersani a rinunciare ai contributi pubblici e prometteva la pubblicazione dellarendicontazione delle spese sostenute per la campagna. Per avere i dati è stato necessario attendere un mese. Si è trattato inoltre di una documentazione parzialenon essendo disponibili i nomi dei donatori e non essendo stata pubblicata alcuna ricevuta delle spese sostenute. Lo stesso ha fatto Bersani al termine delle primarie del centrosinistra, mentre Matteo Renzi ha pubblicato solo i nomi di quanti ” hanno dato il consenso a rendere pubblica la loro donazione“. Proprio ieri sera, Renzi ha dichiarato che ” si potrebbe anche arrivate al punto di dire che io non prendo soldi da chi non accetta di comunicarlo“.
Tornando ai 5 Stelle, l’altro aspetto su cui ragionare è quello delle entrate. I motivi sono due. Il primo è collegato al precedente: il movimento anticipa le spese poi sovvenzionate dai cittadini ed è necessario capire come. Il secondo è il rapporto diretto che c’è fra la popolarità del blog e degli introiti pubblicitari generati dallo stesso, un simbolo politico che si autoalimenta commercialmente in sostanza. Due anche le domande: di quanti soldi si sta parlando e, nel caso in cui si tratti di cifre superiori alle uscite – la campagna è costata 780mila euro – dove vanno a finire? Il Sole 24 Ore ha stimato un giro d’affari compreso fra i 5 e i 10 milioni di euro all’anno. Sì, siamo ben oltre i 780mila euro e non sappiamo quali spese vadano a coprire. Per esempio, quanto costa mantenere il blog e mettere in piedi le dirette streaming dei comizi? Precedute, queste ultime, fra l’altro da messaggi pubblicitari. Lumi, come ha suggerito ieri Giannini, dovrebbero arrivare dal bilancio della Casaleggio Associati, società che incassa le entrate del blog di Grillo. I conti del 2011, primi dello tsunami elettorale, fanno riferimento a un fatturato di un milione e 380mila euro, in calo rispetto al milione e 670 mila dell’anno precedente. Quanti provengano da o vadano a Grillo e/o al Movimento non è dato saperlo. Forse il documento relativo al 2012 sarà più chiaro. Intanto è arrivata una risposta dallo staff di Grillo sul blog: ” I proventi deglli introiti pubblicitari del blog di Beppe Grillo non sono utilizzati per finanziare il Movimento 5 Stelle. Il M5S si finanzia con il lavoro e le piccole donazioni volontarie degli attivisti di tutta Italia“. Dove finiscono i proventi della pubblicità?

Ma non c’è solo la trasparenza dei conti. Senza risposta sono rimasti anche i quesiti sulla piattaforma, che si appoggia sempre a beppegrillo.it, utilizzata per le votazioni interne ai 5 Stelle. In occasione delle Quirinarie, vinte poi dalla Gabanelli, la certificazione è stata affidata a un ente esterno, la Dnv Business Assurance, finito poi sotto i riflettori per aver bloccato le operazioni per anomalie rilevate nel processo di voto. Di più, anche a votazioni terminate, non è stato detto. Grillo ha pubblicato i numeri dei partecipanti e delle preferenze espresse e, ancora una volta, non è entrato nel merito del funzionamento e delle garanzie offerte dal sistema.

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