Stop al consumismo e all’eccesso di tecnologia: un libro spiega come salvare il sistema sanitario


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Ottavio Davini, radiologo, per cinque anni direttore sanitario delle Molinette di Torino, analizza in “Il prezzo della salute” i comportamenti che mettono a rischio l’assistenza. E illustra i motivi per cui i tagli lineari non possono funzionare

di SILVANA MAZZOCCHI

Stop al consumismo e all'eccesso di tecnologia: un libro spiega come salvare il sistema sanitario

Ottavio Davini

Accertamenti superflui, analisi ripetute senza necessità, consumismo sanitario compulsivo. Questa una delle cause della crisi del nostro sistema sanitario che, proprio a causa degli sprechi e del disordine sovrano che cerca di risparmiare sulle spese utili, invece che su quelle inutili, non riesce più a essere sostenibile. Mentre sempre più persone hanno la percezione di non ricevere servizi efficienti e adeguati alle loro necessità. Eppure il nostro è un ottimo sistema sanitario che inghiotte però una enorme ricchezza senza spesso garantire ciò che veramente serve. Un sistema che va riorganizzato in fretta, con una gestione competente che sappia finalmente utilizzare risorse economiche e professionali in modo agile ed equo.

E’ la tesi di Ottavio Davini, radiologo, per cinque anni direttore sanitario delle Molinette di Torino e autore di numerose pubblicazioni di settore, espressa nel suo ultimo libro: Il prezzo della salute. La malattia che mina la nostra sanità, sostiene Davini, è la stessa che affligge tutta la nostra società: un consumo esagerato, spesso dannoso, succube di un eccesso di tecnologia radiologica che mina il rapporto relazionale medico-paziente e che mette a rischio il welfare sanitario. Uno stato di cose correggibile soltanto con una “decrescita” ragionata e mirata che consenta di affrontare la crisi dell’intero welfare nazionale.

Mentre la spending review  ha provocato tagli indiscriminati senza riuscire a risolvere i problemi, le famiglie tagliano le spese per le visite di controllo e in tempi di crisi, curare e curarsi si rivela troppo spesso difficoltoso quando non impossibile. E’ dunque necessario incidere sulle modalità della domanda e riconoscere che esistono dei limiti, imparando a convivere con essi. “L’obiettivo è fare sì che il servizio sanitario pubblico resti tale e resti sostenibile nel tempo”, ragiona Ignazio Marino nella prefazione a Il prezzo della salute. Una sfida ardita che parte da una realtà difficile e contraddittoria. “Mai la nostra vita è durata così a lungo, mai siamo stati accuditi dalla medicina come capita ai nostri tempi e mai la scienza è riuscita a trasferire così tanto del suo sapere….” avverte Davini nel gettare le basi per proporre la sua soluzione “eppure mai sulla medicina e sui sistemi sanitari si sono addensati così tanti dubbi e critiche”.

Lei scrive che medici e pazienti consumano troppo. E’ possibile risparmiare e garantire lo stesso welfare sanitario?
“È proprio risparmiando che si potrà garantire la sopravvivenza del Sistema Sanitario così come lo conosciamo. Ma i risparmi si devono fare sulle spese inutili (che in medicina sono sempre anche dannose per la salute) e non su quelle utili, ed è per questo che i tagli lineari non possono funzionare. Le principali spinte all’aumento della spesa sanitaria sono l’invecchiamento della popolazione e l’evoluzione delle tecnologie; dato che non possiamo, ovviamente, interrompere il primo (che è anche un prodotto della moderna medicina) dobbiamo governare la seconda. E su questo si potrebbe fare molto, moltissimo, ma si fa ancora troppo poco. Nel libro, per esempio, spiego quali sono i meccanismi che lavorano per farci credere che una nuova tecnologia, solo perché nuova e più costosa (il cosiddetto “imperativo tecnologico”) è necessariamente migliore della vecchia (che costa meno). Questo nella speranza che conoscendo il nemico crescano gli anticorpi e si evitino comportamenti pericolosi per la nostra salute e per i conti della sanità: noi oggi consumiamo tonnellate di farmaci anche quando non servono a nulla (e quindi ci becchiamo solo gli effetti collaterali) o facciamo milioni di esami e visite solo per curare la nostra ansia, con il rischio di ritrovarci malati anche quando in realtà non lo siamo. E allora la nostra ansia cresce e la salute, a quel punto, ce la roviniamo davvero”.

Dove sono gli sprechi?
“Gestione approssimativa, burocratizzazione, cattivo utilizzo delle risorse e dei professionisti, conflitti di interesse, purtroppo talvolta anche malaffare sono evidenti a chi lavora in sanità, e su questi si deve (e si può) intervenire. Gli strumenti ci sono e nel mio libro cerco di illustrarli, cosa che fa anche Ignazio Marino nella prefazione. Un esempio su tutti: le scelte in ambito sanitario devono essere fatte sulla base delle evidenze scientifiche e non degli interessi delle lobby o dei partiti; non è impossibile, basta volerlo, altri Paesi lo fanno. Ma quello che rischia di fare esplodere il sistema è la crescente tendenza all’iperconsumo: il consumismo si è trasferito anche alla sfera della salute, portandoci a ‘comprare’ prestazioni sanitarie con la stessa compulsione che ci spinge a comprare vestiti o cellulari. Ma come dalla frenesia consumistica deriva in larga misura frustrazione, così accade per la nostra salute, perché alcuni limiti sono invalicabili e perché l’innalzamento degli standard (durata e qualità della vita) non può continuare all’infinito. Inoltre stiamo assistendo, anche per interessi industriali, alla medicalizzazione di ogni giorno della nostra vita: sensazioni fisiche o emotive non gradite hanno sempre fatto parte della vita dell’uomo. Oggi queste sensazioni sono considerate vere patologie: esperienze comuni come insonnia, tristezza, irrequietezza delle gambe o riduzione dello stimolo sessuale vengono etichettate come malattie e curate con farmaci (ed è inutile che spieghi chi ci guadagna…). Il risultato? Dato che le prestazioni non necessarie in sanità non sono solo inutili ma diventano subito dannose, è la nostra salute ad andarci di mezzo. E intanto il banco salta”.

Il nostro sistema in difesa della salute potrà rimanere sostenibile? E come?

“Il nostro è un ottimo sistema, anche se questa non è la percezione dei cittadini. Tutte le graduatorie internazionali (OMS, OCSE) dimostrano che il nostro Servizio Sanitario è, per risultati sulla salute dei cittadini, uno dei migliori al mondo. Molto migliore di quello americano, e migliore persino di quelli inglese e tedesco. Ma noi spendiamo molto meno di tutti i Paesi più evoluti. Prima di tutto, allora, non crediamo a chi ci propone “modalità alternative di finanziamento”; nel libro argomento perché, ma una cosa è chiara: si sgretolerebbe il principio universalistico che è alla base del Ssn, che si indebolirebbe, produrrebbe sempre meno qualità e quantità di prestazioni, espellendo un numero crescente di cittadini, che si sposterebbero nel campo delle assicurazioni private. Avremmo così fatto il capolavoro di copiare gli Usa (che potremmo copiare per molte cose, ma non certamente per il sistema sanitario), con la differenza che noi siamo un Paese più povero e quindi ne faremmo una copia al ribasso (ed è tutto dire). Non cerchiamo allora soluzioni avventurose e lavoriamo per migliorare quello che abbiamo. Come? È necessario che si diffonda in tutti (cittadini, operatori e politici) la consapevolezza che il migliore Sistema Sanitario è quello che garantisce equità di accesso, lavora per prevenire laddove possibile, utilizza al meglio le tecnologie disponibili quando è ragionevole il rapporto tra costi e benefici, impedisce l’espansione artificiale dei confini delle malattie per interessi industriali, in una parola va nella direzione di una medicina sostenibile che possa garantire una vita sana, ragionevolmente lunga e non si accanisca laddove è inutile o dannoso”.
 
Ottavio Davini
Il prezzo della salute
Nutrimenti
Pag.350, euro 16,50.

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