Lo scambio tra Michele e Silvio


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Uno spettacolo televisivo vecchio e triste che peserà sul risultato del 24 febbraio perché gli elettori, specialmente gli indecisi, si formano un’opinione politica attraverso la televisione. La controprova è la flessione dei consensi a Grillo (da qualche settimana fuori dalla tv). E tre ore in prima serata sono un inestimabile tesoro, un capitale che frutterà con gli interessi. Silvio Berlusconi ha di che essere soddisfatto, perché è lui, il leader bollito, che, alla fine del confronto con Michele Santoro, ha vinto la partita, politica e mediatica, incassando e restituendo colpi e sorrisi.
Una platea di nove milioni di telespettatori il Cavaliere la sognava. Tanti, tutti insieme non li aveva mai conquistati. Solo nel faccia a faccia con Prodi gli era capitato di trovarsi di fronte a qualcosa di simile (dodici milioni di italiani), ma da allora è passata un’era politica. La marcia forzata e solitaria davanti alle telecamere gli stava dando qualche soddisfazione, i sondaggi registravano un certo successo, il cono d’ombra cominciava a illuminarsi. Ma il colpo grosso, quello che davvero avrebbe restituito un certo rango alla sua campagna elettorale continuava solo a sognarlo. Poi il miracolo, l’invito tanto atteso nello studio di Cinecittà, di fronte allo storico nemico mediatico.
Ma davvero Santoro gli offriva questa meravigliosa, straordinaria occasione? Possibile che, pur sapendo che il vecchio leader non aveva nulla da perdere, lo avrebbe accolto come l’ospite d’onore di Servizio Pubblico, dentro un format pietrificato, fatto di servizi e ritorni in studio, di protagonismi scontati, di narcisismi allo specchio? Ma certo che sì, chi meglio dei duellanti poteva capire il valore di questo do ut des virtuale? La7 incassava uno stratosferico risultato di audience, Santoro un record personale. A Berlusconi un auditorium che nemmeno i suoi miliardi avrebbero potuto comprare. E così è stato.
Un parte del pubblico, più maschile che femminile, nella maggior parte del centronord, con un alta permanenza temporale davanti al piccolo schermo, ha rivissuto un incubo, proprio come se il tempo si fosse fermato. Alla fine, dopo un fuoco d’artificio finale sparato da Marco Travaglio, e il siparietto di una simil-rissa con Santoro, le luci si sono spente con una stretta di mano. E un retrogusto amaro. Per aver consentito al vecchio nemico di giocare bene la sua partita.
Solo un faccia a faccia avrebbe potuto sciogliere la maschera. Se non con Bersani almeno con l’ex moglie, Veronica Lario. L’unica, non a caso, che è riuscita a mandarlo ko in tribunale. Pretendere di farlo in un talk-show è stato un errore, con l’informazione vittima illustre.
Da domani, rinfrancato dall’elisir delle telecamere, Berlusconi potrà sviluppare lo schema di gioco della partita delle urne. Che, prima di tutto, consiste nella riconquista di una larga parte dello zoccolo berlusconiano, impresa possibile solo tornando al centro della scena, dalla quale Monti prima e le primarie dopo, lo avevano escluso.

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