L’accordo d’oro tra Russia e Kirghizistan: la geopolitica conta


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Quanto vale un’installazione militare in Asia centrale? Quasi cinquecento milioni di dollari, secondo quanto emerge dall’accordo siglato tra il Cremlino ed il governo kirghiso. Mosca dimostra di essere disposta a mosse audaci pur di competere con gli Stati Uniti nella complessa partita a scacchi della regione centroasiatica.

L’accordo tra i due paesi sarebbe stato siglato dallo stesso  lo scorso 20 settembre e comprenderebbe una serie di memorandum che saranno poi ratificati sotto forma di trattato nel prossimo futuro. L’oggetto dell’accordo è la base russa di Kant, situata nel distretto di Tsyk-Ata, nel Chuy Oblast. La base è stata costruita nel 1941 per trasferirvi la scuola di aviazione situata ad Odessa e minacciata dall’avanzata tedesca. Dalla base sono usciti più di 1500 piloti sovietici fino al 1956, quando l’intera struttura è stata dedicata all’addestramento di piloti stranieri provenienti da paesi amici dell’URSS. A Kant si sono diplomati anche due capi di Stato mediorientali del calibro di Hosni Mubarak, ex presidente egiziano, e Hafez al-Assad, padre dell’attuale presidente siriano.

A seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica il controllo della base di Kant è stato trasferito al Kirghizistan. Nell’ottobre del 2003 il governo di Mosca ha siglato un accordo con Bishkek che stabiliva il trasferimento nella struttura della 5° armata aerea russa. Erano tornati i soldati russi in Asia Centrale per la prima volta dal 1991.

A Kant sono schierati un numero imprecisato di aerei da attacco Su-25 Frogfoot e il personale tecnico ed amministrativo di supporto. Il contratto siglato nel 2003 scadrà nel 2017, termine entro cui, senza un nuovo accordo, i soldati di Mosca dovrebbero di nuovo abbandonare la struttura.

Finora poche informazioni sono trapelate sui termini dell’accordo. Il Kirghizistan beneficerebbe dell’annullamento del suo debito in mani russe. Il ministro delle Finanze kirghiso, , ha confermato all’AFP che Mosca avrebbe deciso di cancellare il debito da 489 milioni di dollari. La prima tranche da 189 milioni sarà scontata immediatamente – al momento della ratifica del trattato o forse nel momento in cui sarà attivo, questo non è ancora chiaro. I restanti 300 milioni saranno cancellati in tranche annuali a partire dal 2016.

L’annullamento del debito con Mosca rappresenta una boccata di aria fresca per Bishkek. L’indebitamento estero kirghiso ha raggiunto i 2,5 miliardi di dollari nel 2011, un quinto del quale è nelle mani di Mosca. Il restante è controllato da investitori istituzionali come la Banca Mondiale (630 milioni di dollari), l’Asian Development Bank (560) e la Japanese Bank of International Cooperation (321). Il problema principale non è la dimensione del debito, ma il fatto che l’economia nazionale non è sufficientemente forte per ripagarlo. Il Kirghizistan è il secondo paese più povero della regione dopo l’Afghanistan e l’economia si regge principalmente sull’esportazione di minerali, oro in testa, e prodotti agricoli. I principali mercati di riferimento sono la Comunità degli Stati Indipendenti e la Cina, verso cui il Kirghizistan esporta materie prime per poi reimportare prodotti finiti.

È evidente come la decisione di Mosca di cancellare la sua quota di credito comporti vantaggi notevoli dal punto di vista economico. Dal punto di vista politico, Bishkek rischia l’eccessiva pressione che deriverebbe da una presenza troppo ingombrante di Mosca nei suoi affari interni.

Oggi il Kirghizistan si destreggia in perfetto equilibrismo tra ingerenze occidentali e russe, mentre Mosca e Washington giocano una pericolosa partita a scacchi sul territorio centroasiatico. La posta è il controllo di uno spazio, quello dell’Asia centrale, che sta tornando ad essere geopoliticamente fondamentale.

Washington è “entrata” in territorio kirghiso nel 2001, quando ha affittato un aeroporto nel nord del paese è l’ha trasformato nella Manas Air Base, approfittando della debole se non inconsistente opposizione di Mosca. La base è presto diventata uno snodo strategico per le operazioni in Afghanistan ed è ancora oggi fondamentale per il trasporto di truppe e materiale da e per l’Asia centrale.

Il Kirghizistan ha cercato di liberarsi dell’ingombrante presenza americana già nel 2009. Secondo molti commentatori, la decisione sarebbe maturata a seguito di un prestito da parte russa da 2 miliardi di dollari più la promessa di 150 milioni di dollari annuali di “aiuti”, seguiti dalle pressioni di Mosca sull’allontanamento degli americani. Guarda caso proprio la cifra che gli Stati Uniti versano annualmente a Bishkek per poter continuare a operare dal suo territorio. Washington ha risolto il problema aumentando i trasferimenti a 220 milioni di dollari: da quel momento il governo kirghiso ha continuato a tuonare contro la presenza americana – per rabbonire le critiche interne – chiudendo però entrambi gli occhi sulla base, che ha continuato a operare indisturbata.

Il contratto per Manas scadrà nel 2014. Washington non ha ancora rivelato se è intenzionata a mantenerla operativa oppure se utilizzare solo gli aeroporti in Afghanistan. In teoria l’agenda americana prevede una progressiva riduzione della presenza in territorio afgano, che unita ad un miglioramento delle condizioni di sicurezza dovrebbe permettere lo spostamento del principale centro logistico in Afghanistan.

Pare però che l’agenda dei talebani sia diversa e che difficilmente smetteranno di attaccare le truppe e i convogli statunitensi solo perché Washington ha così programmato. Gli aeroporti afgani resteranno dunque aree altamente a rischio, ragione per cui la base di Manas potrebbe far comodo all’USAF ben oltre il 2014.

A Bishkek il presidente Atambayev ha già fatto sapere che l’intenzione del governo è riportare Manas sotto il pieno controllo kirghiso alla scadenza del contratto con gli Stati Uniti. Mosca si è prontamente offerta per fare di Manas un efficiente scalo aeroportuale dotato di tutte le strutture necessarie, ovviamente a titolo gratuito. Dal punto di vista economico il Kirghizistan perderebbe i 220 milioni di dollari che annualmente Washington invia alle casse statali. D’altra parte non è detto che Bishkek sia in grado di mantenere questo equilibrio precario che vede il Kirghizistan come l’unico paese al mondo ospitante basi militari russe e americane. Forse nei palazzi di Bishkek sono sicuri di essere troppo importanti per Russia – che vuole mantenere un piede saldo in Asia Centrale – e per Stati Uniti da rischiare di rimanere soli con il cerino in mano.

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