M5S, il voto finisce in rissa


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di Fabio Chiusi

Le ‘parlamentarie’ dei Cinque Stelle esplodono in accuse reciproche, boicottaggi, crisi di nervi on line e perfino minacce di querela. Mentre il sito che raccoglie le preferenze fa le bizze e un consigliere comunale ammette: «La cosa è degenerata»

Problemi tecnici, segnalati fino alle ultime ore del voto. Candidati esclusi, o scomparsi, senza troppe spiegazioni. Scarsa trasparenza. E una discussione online continua tra gli attivisti, segnata da una sempre maggiore insofferenza, al punto di degenerare – in qualche caso – in rissa. Le ‘parlamentarie’ del MoVimento 5 Stelle, nate sotto l’auspicio di rappresentare una rivoluzione partecipativa, alla prova dei fatti mettono invece a nudo tutta la difficoltà di esercitare la democrazia in Rete.

A rappresentarla in modo emblematico lo scambio di accuse reciproche a mezzo Facebook tra due eletti e volti storici dei cinque stelle, il consigliere regionale del Piemonte Davide Bono e il capogruppo in consiglio a Torino per il MoVimento, Vittorio Bertola. Oggetto del contendere, la possibilità o meno di pubblicizzare le proprie preferenze, ed eventualmente di farne propaganda online, specie sui social network.

In proposito, Beppe Grilo era stato sibillino: «Chi cercherà di pilotare il voto sarà diffidato e esluso dalle votazioni, sia che si tratti di candidato che di votante». Significa che chi si fa auto-promozione con qualche post a pagamento su Facebook è fuori? Difficile dirlo. In assenza di una interpretazione autentica, Bertola ha affidato proprio alla piattaforma di Mark Zuckerberg il suo pensiero: «In rete impazza il dibattito e ci sono posizioni diverse, c’è chi ogni mezz’ora propaganda i propri tre candidati e chi sostiene che non si dovrebbe dire niente. Diversi mi hanno chiesto di dichiarare in pubblico per chi voterò, ma non mi sembrerebbe giusto». Del resto, anche nei video delle candidature sono in pochissimi a farlo.

Poi l’invito a considerare il voto per alcuni candidati che, a detta di Bertola, «da soli non si farebbero pubblicità. Per cui gliela faccio io»: Alberto Airola e Yari Latini («almeno un hacker in Parlamento ci vorrebbe»). I commentatori si scaldano subito: «Mi pare contrario al codice etico»; «E meno male che sul sito di Grillo è chiaro che in teoria sarà severamente vietato indirizzare voti», tanto che lo stesso Bertola precisa: «Abbiamo chiesto allo staff se sia permesso farsi pubblicità su Facebook, aspettiamo la risposta».

Tra le segnalazioni di candidati finiti nella circoscrizione sbagliata e di elettori che non riescono a esercitare il loro diritto di voto («bisogna chiedere allo staff», ripete il consigliere torinese), arriva ?€“ gelida ?€“ la relica di Bono, chiamato in causa in cima al post: «L’unico delegato di lista credo in Italia che ha dato consigli sul voto e ha messo i suoi amici, sei tu. Quindi credo che potresti stare zitto e faresti più belle figura». E ancora: «Questa nota è scorretta, tu sei stato scorretto. Vedi di cancellarla». Bertola nicchia: «Io adesso potrei rispondere a tono a Davide e a Giorgio raccontando tutte le belle cose che hanno fatto loro in queste settimane, ma poi verrebbe fuori una rissa galattica».

Ma se il proposito è «mi taccio», la rissa ne esce comunque. Così, tra le lamentele, le accuse e gli inviti alla calma degli attivisti, passa qualche ora e Bono attacca dalla sua bacheca: «Un delegato di lista del Piemonte 1 non ha fatto il suo dovere di super partes e ha segnalato due persone (Airola e Corazzini, quest’ultimo suo amico personale): mi sento di dire di non votarli, soprattutto Corazzini che già si sta facendo campagna a pagamento su Facebook». «Davide, le regole di chi, le tue?», replica stizzito Bertola. E non mancano le voci dei due boicottati: «Trovo ignobile il modo in cui sia stato messo in mezzo anche Alberto Airola, persona molto seria che ha fatto tanto e in silenzio e che merita di andare a rappresentarci a Roma», scrive Corazzini. «Se tu e il Movimento state diventando questo», aggiunge lo stesso Airola: «spero proprio di non andarci a Roma a rappresentarvi, vergognati». Di nuovo Corazzini a Bono: «Il modo in cui stai danneggiando la sua reputazione è da querela». Al che un osservatore fa timidamente notare: «Non vorrei disturbare le vostre liti, ma il sito per votare ha dei problemi? An error occurred while processing your request».

Bertola, sfiancato, verga un’altra nota, in cui tra i commenti giunge perfino a ipotizzare le sue dimissioni: «Purtroppo la degenerazione di questo dibattito dimostra una grave immaturità del Movimento nel suo complesso: non possiamo certo pensare di cambiare il mondo se alla prima volta in cui ci sono in ballo poltrone nazionali finisce in questo modo». Un concetto espresso solo qualche ora prima dall’ormai ex candidato Lorenzo Andraghetti, escluso perché aveva deciso di rimettere il suo mandato dopo aver vinto una borsa di studio all’estero (norma che non figura nel regolamento delle parlamentarie, ma in una apposita FAQ): «Non si può gestire con questa imprecisione la seconda forza politica di questo Paese».

Non la cronaca di un semplice battibecco su Facebook, dunque, ma l’esempio più lampante del risultato della scarsa trasparenza sulla democrazia interna al MoVimento, denunciata da tempo dai dissidenti Giovanni Favia e Valentino Tavolazzi. E richiesta anche in una apposita petizione online dal gruppo di espulsi di Cento (l’ha firmata anche una consigliera parmigiana, Chiara Gianferrari). Oltre che in venti domande formulate da un altro dissidente, Fulvio Biagini. Che cercavano di ottenere chiarezza sulle procedure del voto online, ma che non hanno ricevuto alcuna risposta.

Se queste sono le premesse, il cammino verso l’«iperdemocrazia» in salsa Grillo-Casaleggio ? sospesa tra accuse di autoritarismo e rissosità «liquida» – sarà tutto in salita.

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