Ken Loach incontra i lavoratori “Il vero premio è lottare con voi” La lunga giornata “Pane e rose”


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Il regista ascolta le loro storie:
«Ho denunciato la situazione già a luglio ma nessuno mi ha ascoltato, ecco perché ho voluto fare un gesto così forte»
E il sindacato: «Guida tu il Tff»

EMANUELA MINUCCI
TORINO

Tra cortei e occupazioni, a Torino è stato anche il giorno di Ken Loach. Ad attenderlo in prima fila, in un cinema Ambrosio gremito all’inverosimile, lavoratori, licenziati, cassaintegrati. I dipendenti della Rear hanno subito preso la parola e ripercorso punto per punto la loro storia: dallo sfruttamento, pagati 5 euro l’ora, alla paura di rimanere a casa ai timori per un futuro sempre più incerto e nero. «L’unica mia colpa – ha raccontato Federico Altieri – è stata indossare quella maglia: adesso licenziateci tutti».

 

Il regista britannico, accompagnato dal suo sceneggiatore Paul Laverty, ha ascoltato con attenzione, poi ha ringraziato la platea per l’accoglienza affettuosa e calda e si è scusato per l’inglese dicendo che non ha imparato altre lingue «perché eravamo un impero». «Che un regista decida di andare o meno a un festival non è’ di per se importante – ha aggiunto -. Ma vorrei chiarire che già a luglio io scrissi al Tff per dire loro di reintegrare questi lavoratori. Loro mi hanno risposto dicendo che condividevano la mia preoccupazione e hanno promesso di occuparsene. Siamo arrivati a novembre senza che sia successo nulla, senza che nessuno abbia parlato con nessuno o tentato il loro reintegro. Ecco perché ho voluto gettare la cacca nel ventilatore», ha sottolineato spiegando le ragioni di un gesto “forte” come quello di rifiutare il prestigioso riconoscimento Gran Torino.

 

Loach ha poi citato Laverty e la famosa “sindrome di Ponzio Pilato”: «La colpa non è mai di nessuno e tutti se ne lavano le mani, le multinazionali che producono imputerà in Messico non a assumersi alcuna responsabilità per i pericoli cui vanno incontro questi lavoratori. I vertici del Tff hanno detto che c’è stata un’ incomprensione fra noi. Io rispondo: nessuna incomprensione, la vostra posizione è chiarissima. Chiedere che le cooperative si autoriducano lo stipendio è come chiedere a un tacchino di votare per il Natale». La platea – gente seduta ovunque, sui gradini, esaurite tutte le poltrone – è esplosa in un applauso e ha sventolato striscioni.

 

«Bisogna costruire un’alternativa politica – ha continuato Loach -, sono molto importanti tutte le organizzazioni locali, dagli squatter ai sindacati». Poi ha spiegato che per lui «non esiste il centrosinistra», ma due alternative: o si è contro o si è a favore delle privatizzazioni e delle multinazionali. E ha spaziato dal problema dell’ecologia violentata a quello dello sfruttamento dell’uomo: «Dobbiamo combattere sia per il lavori di Federico, ma anche preoccuparci del futuro sul lungo periodo. Sono molto eccitato di essere con voi oggi – ha detto rivolto alle oltre seicento persone assiepate nel cinema -, perché state modificando una via. Prendere un premio è importante, ma ce n’è uno ancora più grande: essere parte di questa lotta».

 

Al termine del discorso del Maestro, i lavoratori sono tornati protagonisti sul palco dell’Ambrosio. Valeria, impegnata alla Reggia di Venaria, ha parlato del «trattamento riservatoci dalla Rear». Poi Giuseppe Larobina, metalmeccanico e rappresentante sindacale delle Usb, che «avvita bulloni da quando ha 14 anni», ha ricordato la tragedia della Thyssen, che accadde proprio cinque anni fa e costò la vita a sette operai: «sette vittime di questa guerra, perché non si è trattato di una disgrazia, ma si lavorava solo per il profitto 16 ore al giorno e questi lavoratori sono stati assassinati, sacrificati sull’altare del profitto del padrone». Impossibile non pensare anche a quanto successo recentemente all’Ilva di Taranto («la fabbrica della morte») e a tutte le morti bianche di cui si legge troppo spesso.

 

«Viaggio con la Costituzione in tasca – ha arringato ancora Giuseppe -. Il lavoro, la casa non sono un privilegio ma un diritto. Ci sono lavoratori che prendono 800 euro al mese, persone alle quali hanno rubato il futuro. E spero che i nostri figli abbiano il coraggio di dare il giro a tutto». Prima di uscire, infine, il sindacato Usb ha avanzato l’ultima richiesta: che il prossimo direttore del Tff sia proprio Loach, «l’unico che finora si è preoccupato delle condizioni reali di chi lavora» nell’ambito della produzione culturale.

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