La riunificazione è il peccato originale


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Il 3 ottobre 1990 si compiva il grande disegno di Helmut Kohl. Ma il cancelliere non aveva previsto che il peso degli aiuti all’est avrebbe cambiato la cultura politica tedesca, preparando la crisi dell’Ue.

La porta di Brandeburgo, a Berlino, il 3 ottobre 1990, giorno della riunificazione tedesca.Lo abbiamo visto di nuovo nella sala del gruppo Cdu-Csu del Bundestag [il 25 settembre in occasione di una cerimonia in suo onore], uno degli ultimi grandi europei cristiano-democratici tedeschi, circondato da un folto gruppo di euroscettici che lo applaudivano educatamente in occasione della sua visita al Reichstag. Ma oggi Helmut Kohl teme, e a giusto titolo, per il suo grande sogno di unità europea.

Grande appassionato di metafore, Kohl non mancava mai di parlarci delle due facce della stessa medaglia: l’unità della Germania e quella dell’Europa. La formula era intrigante ed è probabile che anche lui avrebbe voluto crederci. Ma purtroppo si è rivelata falsa. L’unità tedesca non è il rovescio dell’unità europea, ma piuttosto la sua antitesi. La riunificazione tedesca non è solo una delle cause profonde della crisi europea, ma è anche all’origine della nostra incapacità di uscirne. Questa infatti è la tragedia dell’ex cancelliere: la realizzazione della sua grande opera (la riunificazione tedesca) portava in sé la distruzione del suo più grande sogno (l’unità europea).

La precipitosa riunificazione della Germania è costata quasi duemila miliardi di euro in termini di trasferimenti sociali. Si tratta di un perfetto esempio di cattiva gestione economica. Un record sul punto di essere battuto dal disastro europeo. Come stupirsi quindi che i cittadini tedeschi che hanno già dovuto (e devono ancora) pagare per la riunificazione si rifiutino di continuare a mettere la mano al portafoglio per l’Europa?

Sono fermamente convinto che l’ex repubblica federale, non riunificata, avrebbe saputo gestire meglio la crisi dell’euro. Oggi avremmo avuto un’unione bancaria e di bilancio, e il debito della Grecia sarebbe stato cancellato. L’integrazione europea era l’ultima ragion d’essere dell’ex repubblica federale. La crisi sarebbe stata l’occasione per un rinnovamento istituzionale dell’Unione europea.

Ma al posto dell’unità europea abbiamo proceduto all’unità nazionale. Abbiamo cambiato al tempo stesso cultura politica e capitale, ormai più vicina a Mosca che a Bruxelles, Parigi o Londra. Mi ricordo della risposta che mi aveva dato un deputato della Cdu qualche anno fa, quando lo intervistavo sul coordinamento delle politiche economiche nello spazio europeo: la Germania non coopera a livello europeo ma a livello del G20, i venti paesi più industrializzati del mondo. La Germania non si considera un membro dell’Unione europea, ma una potenza autonoma che tratta da pari a pari con gli americani, i russi e i cinesi, senza preoccuparsi dei piccoli stati europei.

Come si è arrivati a questa situazione? La riunificazione tedesca ha nascosto un parametro fondamentale della dinamica europea, che si basava sull’equilibro fra i cinque principali paesi europei (Germania ovest, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna). E non è un caso se gli inglesi hanno perso ogni interesse per il progetto europeo dopo la riunificazione della Germania. Il progressivo disimpegno del Regno Unito non ha fatto che aggravare questo squilibrio.

La Germania rappresenta oggi più di un quarto della potenza economica europea, ma non vuole assumere quel ruolo di leader che non ha mai voluto avere in Europa. Partner come gli altri, l’ex repubblica federale si sarebbe comportata come i Paesi Bassi oggi, cioè in modo critico ma costruttivo.

Devo ammettere di aver a lungo fatto parte di chi credeva nella metafora di Kohl sulle due facce della medaglia. All’inizio degli anni novanta era inconcepibile che la Germania potesse un giorno allontanarsi dalla sua linea europeista. Questo cambiamento si è in parte operato con l’arrivo di politici della Germania est, come Angela Merkel, che non avevano legami personali con il progetto europeo e che si sono allontanati dall’integrazione europea.

Ma l’unificazione con la Germania orientale non basta a spiegare questa evoluzione: anche nei paesi occidentali le priorità sono cambiate. Una delle ragioni è economica. A causa del peso della riunificazione, la Germania ha adottato la moneta unica con un valore sopravvalutato. Il risultato è stato che per dieci anni la politica economica della Germania è stata quella di aumentare la sua competitività invece di cercare di rafforzare la produttività dello spazio europeo nel suo insieme. Questa è una delle principali cause della crisi attuale.

La riunificazione della Germania e quella dell’Europa non vanno di pari passo, ed entrambe hanno avuto i loro problemi economici. Sono convinto che in futuro gli storici avranno un giudizio molto più critico sulla riunificazione e sui meriti del cancelliere Kohl.

Traduzione di Andrea De Ritis

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