I tedeschi tornano in Polonia


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Per anni la Germania è stata una delle destinazioni preferite degli emigrati polacchi. Ma oggi ad attraversare l’Oder in cerca di lavoro sono soprattutto i cittadini dell’ex Rdt.

“Muoviti prima che perda la pazienza. Andiamo a Łódź!”, dice il testo di una canzone molto nota in Germania (“Theo, wir fahr’n nach Lodz”) scritta nel Diciannovesimo secolo, all’epoca dell’industrializzazione e dello sviluppo del distretto di Łódź. Per i tedeschi questa città era un vero e proprio eldorado. È qui che pensavano di avere la possibilità di una vita migliore, ed è qui che hanno fatto fortuna gli Scheibler della Renania o le famiglie sassoni Geyer e Herbst. E a quanto pare, la storia ama ripetersi.

Dopo i cataclismi delle due guerre mondiali e il crollo del comunismo assistiamo all’arrivo di una nuova ondata di immigrati tedeschi in Polonia? Non si può ancora parlare di esodo, ma il paese è comunque diventato uno dei luoghi preferiti dai tedeschi.

Nel 2006 la Polonia era al quinto posto fra le destinazioni per gli emigrati tedeschi, che sono ormai più numerosi in Polonia che in Spagna o in Francia. Secondo l’Ufficio federale tedesco di statistica, in Polonia si sono trasferiti 9.434 tedeschi. Il paese ha preso il posto dell’Austria, ed è lo stato preferito dai tedeschi dietro la Svizzera e gli Stati Uniti.

Fino a qualche anno fa gli spostamenti avvenivano in senso inverso. Fino alla caduta del comunismo e alla trasformazione della Polonia, la Germania occidentale rappresentava un luogo mitico per i rifugiati polacchi, che con le foto di loro lontani parenti in uniformi della Wermacht chiedevano i documenti tedeschi o un semplice permesso di soggiorno.

Oggi, malgrado gli incoraggiamenti per andare a lavorare in Germania attraverso corsi di lingua gratuiti, formazioni professionali o versamento di incentivi da parte di alcune imprese, l’interesse dei nostri connazionali per il trasferimento al di là dell’Oder è relativamente scarso.

I ruoli si sono rovesciati: per migliaia di vicini occidentali la Polonia è diventata uno dei paesi più attraenti dove vivere e fare carriera. Quasi seimila società tedesche, per lo più piccole e medie imprese, si sono trasferite in Polonia. Il valore degli investimenti tedeschi è stimato in 22 miliardi di euro, una somma che l’anno scorso rappresentava il 21 per cento di tutti gli investimenti esteri in Polonia.

Ancora qualche anno fa, quando un tedesco dichiarava di voler andare a lavorare in Polonia, la risposta più comune era: “Ma sei pazzo?” Oggi invece nessuno si stupisce. I disoccupati tedeschi, in particolare quelli della zona di frontiera dell’ex Ddr, vedono nella Polonia la possibilità di trovare un posto di lavoro fisso e i giovani laureati un’opportunità per fare carriera e avere degli incarichi di maggiore responsabilità.

Barłomiej Sochański, ex presidente della città di Szczecin e console onorario della Repubblica federale tedesca in questa città, parla di circa 2.500 lavoratori tedeschi nella sua regione: idraulici, falegnami, muratori, operai specializzati e così via, per lo più provenienti dalle regioni del Brandeburgo e del Meclemburgo-Pomerania occidentale, tutte regioni molto colpite dalla disoccupazione. E numerosi sono quelli che, una volta trasferitisi dall’altra parte della frontiera, non vogliono più tornare in Germania.

Radici profonde

Quello che attrae i tedeschi in Polonia è anche il desiderio di tornare sulle proprie tracce familiari e una certa forma di nostalgia. Gotthard Sinapi ha scelto il villaggio di Lekowo, accanto a Swidwin. Questo restauratore di 58 anni è uno dei proprietari del castello, o piuttosto di quello che resta dell’edificio del diciassettesimo secolo. La restaurazione, finanziata dai membri di una famiglia sparsa per il mondo, è durata diversi anni. Ma anche se rimane ancora molto da fare, diverse stanze sono già disponibili ad accogliere i turisti, è stata rinnovata anche una sala da caccia e una stanza che tre volte all’anno ospita concerti.

Ma il più famoso fra i tedeschi “polacchi” è probabilmente l’attore Steffen Möller, diventato famoso grazie alla serie televisiva M jak miłość (“A come amore”). Nel suo one man show questo vero e proprio “ambasciatore” del nostro paese in Germania (Autore del best seller Viva Polonia. Als deutscher Gastarbeiten in Polen – “Viva la Polonia. Un lavoratore immigrato in Polonia”) fornisce consigli ai suoi connazionali su come integrarsi con i polacchi. “Vi avverto: questa sera qualcuno di voi dovrà disfarsi dei propri stereotipi preferiti – non dimentichiamoci che il nostro vicino orientale è il nostro terzo paese di emigrazione!” Il suo ultimo libro Expedition zu den Polen [“Spedizione in Polonia”] è stato per diverse settimane ai primi posti delle vendite in Germania. Nelle librerie e su internet si vede un numero crescente di libri destinati agli emigrati e dedicati alla normativa polacca in materia di creazione d’impresa, di occupazione o fiscale.

“Questo postaccio orribile, sono troppo giovane per questa schifezza, ho bisogno di musica e di ballo e di un po’ di eleganza, dai rimettiamoci in viaggio, là sarò libero, là potrò finalmente vivere e provare l’amore, Theo andiamo a Łódź”. Questa canzone, ripresa dalla cantante greca Yicky Leandros, è stata (un po’ di tempo fa) un successo in Germania. E molto prima, ai tempi delle spartizioni della Polonia, era cantata dai soldati austriaci che l’accompagnavano con un testo ironico scritto da Fritz Löhner-Beda, autore ebreo morto nel 1942 ad Auschwitz. Gli emigrati tedeschi troveranno da noi la loro “terra promessa”? Difficile dirlo, in ogni modo – come dice la canzone – “i cavalli aspettano”.

Traduzione di Andrea De Ritis

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